Report Italia

Osservatorio congiunturale sull’industria delle costruzioni – Febbraio 2018

copertina Osservatorio congiunturale Ance febbraio 2018Il 2017 è stato per le costruzioni un anno di grande delusione, nel quale erano state riposte molte aspettative sul tanto atteso cambio di segno per il settore, dopo una lunga e profonda crisi. Il risultato è stato di un ulteriore lieve calo dei livelli produttivi (-0,1%), con una perdita complessiva dall’inizio della crisi del 36,5%.
Su tale dinamica incide, in modo preponderante, il dato ancora fortemente negativo delle opere pubbliche, comparto che invece avrebbe dovuto trainare la ripresa degli investimenti in costruzioni, date le importati misure di rilancio per le infrastrutture previste dal Governo già nella Legge di Bilancio del 2017.
Queste misure, tuttavia, non hanno decisamente prodotto gli effetti sperati, a causa dell’incapacità di tradurre in cantieri le risorse disponibili e per l’inefficienza nelle procedure di spesa da parte della Pubblica Amministrazione.
Il 2018 potrebbe davvero rappresentare l’anno di svolta per il settore delle costruzioni. La previsione Ance è di un aumento degli investimenti in costruzioni del 2,4% su base annua.
Questo nuovo trend sarà guidato dal prolungamento della crescita del comparto della riqualificazione del patrimonio abitativo, dall’importante e atteso cambio di segno nelle opere pubbliche – dopo oltre un decennio di forti cali – e dall’auspicato recupero dei livelli produttivi nella nuova edilizia abitativa.
A ciò si aggiunga il consolidarsi della ripresa del comparto non residenziale privato.
In allegato sono disponibili, la versione integrale dell’Osservatorio Congiunturale sull’Industria delle Costruzioni, la Nota di sintesi, le slides di presentazione e la scheda stampa

Pianificazione urbanistica: modelli regionali a confronto

Pagine da DOSSIER_Modelli pianificazione urbanistica regioni gennaio 2018La normativa urbanistica nazionale, contenuta tuttora nella Legge 1150/1942, pone alla base della funzione di pianificazione territoriale dei Comuni, il Piano Regolatore Generale, uno strumento, caratterizzato da forte rigidità e durata indeterminata.
Dalla fine del secolo scorso, nell’intento di garantire maggiore flessibilità alla regolazione del territorio, le Regioni si sono dotate di piani urbanistici composti da due atti: uno a carattere strutturale/programmatico, finalizzato ad individuare gli obiettivi di medio-lungo periodo del territorio comunale ed uno a carattere operativo ossia conformativo della proprietà immobiliare e a validità quinquennale.
Si assiste ora all’inizio di una terza fase normativa a livello regionale (vedi LR Emilia Romagna 24/2017), in cui vi è un ritorno ad un piano unico e dai contenuti semplici: obiettivi, regole per il patrimonio edilizio esistente e per il territorio rurale e dotazioni territoriali differenziate per la città costruita e per quella eventualmente da costruire.
In una realtà dominata dalla globalizzazione e dai continui mutamenti economici e sociali, vi è l’esigenza di dare vita a piani flessibili, in grado di accogliere con celerità le nuove richieste o, addirittura, a piani in grado di anticipare le opportunità. Servono strumenti dotati di una maggiore apertura ai privati e al mercato, che, una volta individuati gli ambiti urbani ritenuti strategici sia di nuova trasformazione sia di riqualificazione, stabiliscano le dotazioni di servizi necessarie, lasciando libertà nella definizione delle tipologie edilizie e delle funzioni da insediare.
L’Ance ha predisposto un dossier che fa il punto sulle diverse tipologie di strumenti urbanistici previsti dalle leggi regionali in materia di governo del territorio, analizzando in particolare la durata del piano, la ripartizione del territorio comunale, la previsione e la durata dei diritti edificatori e il rapporto con i piani di livello attuativo.
Ne emerge un quadro piuttosto variegato in cui, a fronte della maggioranza delle regioni che si sono dotate di piani “sdoppiati” in parte programmatica e parte operativa ed una appena ritornata al piano unico “semplificato”, ve ne sono diverse ancora dotate di PRG. Si segnala infine che in Abruzzo, Sardegna e nella Provincia di Bolzano sono in corso di esame i disegni di legge sul governo del territorio che prevedono nuovi strumenti di pianificazione urbanistica.
In allegato il dossier “Pianificazione urbanistica comunale: modelli a confronto”

Produzione nelle costruzioni positiva a settembre, ma non si inverte il segno negativo

immagine redazionale tempostrettoL’indice Istat della produzione nelle costruzioni, corretto per gli effetti di calendario, evidenzia a settembre 2017, un aumento del 2,1% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.
Il risultato positivo di settembre, tuttavia, è insufficiente ad invertire il segno dei primi nove mesi dell’anno. Infatti, complessivamente l’indice manifesta ancora un lieve calo dello 0,1% rispetto al periodo gennaio – settembre 2016.
In allegato è disponibile il report del Centro Studi Ance

La salute e sicurezza nell’utilizzo delle macchine da cantiere – Progetto europeo -

copertina protocollo intesaFIEC (Federazione dell’Industria europea delle Costruzioni), EFBWW (i sindacati europei delle costruzioni) e CECE (l’Associazione europea dei produttori di macchine per costruzioni) hanno portato a termine un progetto sull’utilizzo in sicurezza delle macchine da cantiere, realizzato con il sostegno della Commissione europea.

Nella scheda riassuntiva del progetto sono illustrati gli elementi importanti per la gestione del cantiere e la qualificazione del personale.

Ogni professione, ogni attività e ogni situazione di lavoro è specifica e prevede interazioni concrete tra persone, materiali, ambiente e macchine. Oltre a garantire elevati standard ergonomici e di sicurezza per i materiali e le macchine da costruzione, sono indispensabili anche una buona organizzazione del cantiere e una buona qualificazione del personale interessato.

Il lavoro comune ha portato alla firma di un protocollo d’intesa da parte delle tre organizzazioni. Il protocollo riflette il punto di vista comune di CECE, FETBB e FIEC sugli aspetti relativi alla salute e alla sicurezza nella progettazione delle macchine per costruzioni.

organizzazione cantiere e formazione progetto fiec

protocollo intesa

Crediti deteriorati delle banche : il contributo ANCE al Senato

parlamento italia 1L’Associazione è intervenuta nell’ambito dell’Affare assegnato alla Commissione Finanze del Senato sui crediti deteriorati delle banche (Affare n.1052) con un proprio documento di osservazioni e proposte.
Nel Documento vengono ripercorsi, in particolare: gli effetti della crisi economico-finanziaria sul settore delle costruzioni e l’impatto sul credito alle imprese edili; gli effetti sul settore della promozione immobiliare; il ruolo della politica monetaria europea e gli effetti della politica monetaria in Italia; il problema dei Non Performing Loans (crediti deteriorati) e le posizioni al riguardo di Banca d’Italia e dell’Europa; i tassi di recupero delle sofferenze.
Viene quindi evidenziato che, ad avviso dell’ANCE, è fondamentale che gli istituti di credito incentivino la ristrutturazione dei finanziamenti con il debitore originario, prevedendo la remissione di parte del debito residuo, in linea con le svalutazioni effettuate dalle banche. Al riguardo, il Disegno di Legge presentato al Senato (DDL 2799-S) e le Proposte di legge presentate alla Camera (DDL 4352-C; PDL 4424-C) possono rappresentare una soluzione efficace al problema dei NPLs, tutelando sia la continuità aziendale che gli interessi degli istituti di credito.
In allegato il Documento ANCE consegnato agli atti della Commissione.

Regolamento edilizio unico: a che punto sono le Regioni

struttura extralberghieraE’ scaduto Il 18 aprile 2017 il termine entro il quale le Regioni dovevano dare seguito all’Intesa del 20 ottobre 2016 in merito al regolamento edilizio unico.
Ad oggi sono cinque le Regioni che hanno formalmente dato attuazione:
-        Campania (DGR del 23 maggio 2107 n. 287);
-        Emilia Romagna (DGR 922/2017);
-        Liguria (DGR del 14 aprile 2017 n. 316);
-        Lazio (DGR del 19 maggio 2017 n.243);
-        Puglia (DGR dell’aprile 2017, n. 554 – DGR  4 maggio 2017 n. 648 e successivamente la legge 11/2017).
Tutte le Regioni hanno previsto il termine massimo di 180 giorni per il recepimento a livello comunale. Alcune, come previsto dall’Intesa, hanno individuato le definizioni aventi incidenza sulle previsioni dimensionali e fornito alcune indicazioni tecniche ai fini di una corretta interpretazione (es. Liguria) oppure chiarito alcuni aspetti con i contenuti di determinati atti regionali (es. Lazio). Ognuna, inoltre, ha previsto uno specifico regime transitorio.
Tutti i contenuti relativi alle delibere regionali di recepimento del regolamento edilizio unico sono state riportate nell’aggiornamento del Dossier Ance “Regolamento edilizio unico” che contiene anche una tabella di raffronto tra le diverse Regioni.
In allegato il Dossier Ance aggiornato sul “regolamento edilizio unico”

Osservatorio congiunturale sull’industria delle costruzioni – Luglio 2017

foto operai 2Lo studio è stato introdotto dal Vicepresidente Rudy Girardi ed illustrato dal Direttore del Centro Studi Ance, Flavio Monosilio.
L’Osservatorio evidenzia come per l’economia italiana si va consolidando la ripresa, con previsioni superiori alle attese. Per il settore delle costruzioni, invece, stremato da una crisi decennale, ancora non si riescono a scorgere segnali di cambiamento.
I dati lo dimostrano: a gennaio la previsione era di una crescita degli investimenti in costruzioni dello 0,8% per il 2017, oggi la stima è solo di +0,2%. Si tratta di un aumento trascurabile, del tutto insufficiente a creare le condizioni di effettiva ripresa per un settore che ha visto dal 2008 ridurre del 36,4% i propri livelli produttivi.
Il 2018 potrebbe essere l’anno di svolta per il settore delle costruzioni anche grazie agli effetti derivanti dalle misure previste dalla Legge di bilancio 2017. La previsione per il prossimo è di un aumento degli investimenti in costruzioni dell’1,5% in termini reali.
Alla conferenza stampa sono intervenuti i Vicepresidenti Edoardo Bianchi, per le opere pubbliche, Filippo Delle Piane, per il mercato privato, e Vincenzo Di Nardo, per il PPP, per offrire il punto di vista dell’Ance su alcuni dei nodi centrali per il settore e avanzare proposte che possano concretamente avviare la ripresa delle costruzioni. I lavori sono stati conclusi dal Presidente Giuliano Campana che si è soffermato in particolare, su quanto la leva fiscale possa rappresentare un elemento importante anche per promuovere operazioni complesse di rigenerazione urbana.
 
In allegato sono disponibili  la versione integrale dell’Osservatorio Congiunturale sull’Industria delle Costruzioni, la Sintesi, le slides di presentazione, la relazione del Presidente, la scheda stampa e il dossier stampa.

Vincoli idrogeologici: il quadro della normativa statale

dissesto idrogeologicoIl punto sulla normativa statale in tema di vincoli idrogeologici con particolare riferimento al raccordo con la disciplina edilizia.
Cos’è il vincolo idrogeologico
Il Regio Decreto Legge n. 3267/1923 “Riordinamento e riforma in materia di boschi e terreni montani”, tuttora in vigore, sottopone a “vincolo per scopi idrogeologici i terreni di qualsiasi natura e destinazione che, per effetto di forme di utilizzazione contrastanti con le norme di cui agli artt. 7, 8 e 9 (dissodamenti, cambiamenti di coltura ed esercizio del pascolo), possono, con danno pubblico, subire denudazioni, perdere la stabilità o turbare il regime delle acque” (art. 1).
Lo scopo principale del vincolo idrogeologico è quello di preservare l’ambiente fisico e quindi di garantire che tutti gli interventi che vanno ad interagire con il territorio non compro­mettano la stabilità dello stesso, né inneschino fenomeni erosi­vi, ecc., con possibilità di danno pubblico, specialmente nelle aree collinari e montane.
Il vincolo idrogeologico dunque concerne terreni di qualunque natura e destinazione, ma è localizzato principalmente nelle zone montane e collinari e può riguardare aree boscate o non boscate. Occorre evidenziare al riguardo che il vincolo idrogeologico non coincide con quello boschivo o forestale, sempre disciplinato in origine dal R.D.L. n.3267/1923.
Il vincolo idrogeologico in generale non preclude la possi­bilità di intervenire sul territorio, ma subordina gli interventi in queste aree all’ottenimento di una specifica autorizzazione (articolo 7 del R.D.L. n. 3267/1923).
Le Regioni, in virtù della competenza oggi attribuita dall’art. 61, comma 5 del D.lgs. 152/2006, hanno disciplinato con legge la materia, regolando in particolare la competenza al rilascio della autorizzazione agli interventi da eseguire nelle zone soggette a vincolo, spesso delegandola a Province e/o Comuni in base all’entità delle opere.
Natura e effetti del vincolo idrogeologico
Il vincolo idrogeologico ha natura di vincolo “conformativo” della proprietà privata finalizzato a tutelare un interesse pubblico (in questo caso la conservazione del buon regime delle acque, la stabilità e la difesa idrogeologica del territorio) e, cioè, può essere imposto su tutti di immobili che presentano determinate caratteristiche con la conseguenza che non implica forme di indennizzo per i proprietari, così come avviene per i vincoli paesaggistici, storico-artistici, di parco/area protetta, ecc. (Consiglio di Stato, sez. IV, 29/9/1982, n. 424; Cassazione, Sez. Unite, 5520/1996; Cassazione, civile, sez. I, 22/02/1996, n. 1396).
Il vincolo idrogeologico non comporta l’inedificabilità assoluta dell’area, per cui possono essere realizzati gli interventi consentiti dalla strumentazione urbanistica e che non danneggiano o non mettono in pericolo i valori ambientali tutelati. La presenza del vincolo impone ai proprietari l’obbligo di ottenere prima della realizzazione dell’intervento il rilascio della specifica autorizzazione da parte dell’amministrazione competente, in aggiunta al titolo abilitativo edilizio (TAR Toscana, Firenze, sez. I, 1/7/2014, n. 1150; TAR Lazio, Roma, sez. I ter, 30/9/2010, n. 32618; Consiglio di Stato, sez. V, 24/09/2009, n. 43731; Consiglio di Stato, sez. IV, 3/11/2008, 5467).
Raccordo con la normativa edilizia
La Legge  221/2015 cd. “Green Economy” ha inserito la tutela dell’assetto idrogeologico nell’ambito del Dpr 380/2001 “Testo Unico Edilizia”, raccordandola così il procedimento edilizio, così come già previsto per la tutela di altri interessi pubblici (es. patrimonio culturale, paesaggistico, difesa nazionale, pubblica sicurezza, ecc.).
In particolare sono state apportate una serie di modifiche e integrazioni ad alcuni articoli del Testo Unico Edilizia e cioè:
  • spetta allo Sportello unico per l’edilizia (art. 5) anche l’acquisizione degli atti di assenso delle amministrazioni preposte alla tutela dell’assetto idrogeologico;
  • l’esecuzione degli interventi ricompresi nell’attività edilizia libera (art. 6), così come quelli soggetti a CILA (art. 6-bis) devono comunque rispettare – oltre alle normative in materia antisismica, di sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie, di efficienza energetica, di tutela dei beni culturali e del paesaggio – anche le norme sulla tutela idrogeologica e di conseguenza l’obbligo dell’autorizzazione da parte dell’autorità competente;
  • non si potrà formare il silenzio assenso in caso di inutile decorso del termine per il rilascio del permesso di costruire qualora l’immobile oggetto di intervento sia sottoposto a vincolo idrogeologico (art. 20, comma 8);
  • gli interventi realizzabili tramite Scia e Scia alternativa al Permesso di costruire, qualora riguardino immobili sottoposti a tutela dell’assetto idrogeologico, sono subordinati al preventivo rilascio della autorizzazione dell’autorità competente (artt. 22 e 23).
Riferimenti normativi statali
Si riportano infine i riferimenti normativi a livello statale in tema di vincoli idrogeologici.
  • RDL 3267/1923 (Riordinamento e riforma della legislazione in materia di boschi e di terreni montani)
  • RD 1126/1926 (Regolamento di attuazione RD 3267/1923)
  • Codice civile – Artt. 866-867
  • DPR 616/1977  Art. 69 – Trasferimento alle Regioni delle funzioni in materia di sistemazione e conservazione idrogeologica, manutenzione forestale e boschiva, nonché quelle relative alla determinazione del vincolo idrogeologico
  • D.lgs. 152/2006 (Codice dell’ambiente) – Parte terza – Norme in materia di difesa del suolo e lotta alla desertificazione, di tutela delle acque dall’inquinamento e di gestione delle risorse idriche Art. 61, comma 5 – Assegna alle Regioni le funzioni in materia di vincolo idrogeologico di cui al Regio Decreto 30 dicembre 1923, n. 3267.

Guida pratica per la PA: “Promuovere l’efficienza energetica negli edifici”

ediliziaefficienteL’efficienza energetica rappresenta la prima priorità della Strategia Energetica Nazionale (SEN), il programma volto a superare gli obiettivi europei al 2020 con l’obiettivo di 15,5 Mtep di risparmio di energia finale al 2020, equivalente a un risparmio del 24% rispetto allo scenario di riferimento europeo.

Migliorare l’efficienza energetica degli edifici costituirebbe anche un importante volano per l’economia partendo dall’edilizia, visto che i lavori edili di ristrutturazione e riqualificazione energetica aggiungono un valore quasi doppio rispetto alla costruzione ex novo.

Date le potenzialità di risparmio ottenibile dal settore civile, che nel 2013 copriva circa il 39,1% degli impieghi finali nazionali (RAEE 2015), l’incremento dell’efficienza energetica negli edifici costituisce un obiettivo prioritario per il Paese, da perseguire grazie all’attivazione di un’ampia gamma di misure di regolazione e di incentivazione.

Gli edifici della PA rappresentano un problema per gli elevati costi energetici a carico della comunità ed un importante potenziale di risparmio.

Per supportare le amministrazioni pubbliche locali, lo IEFE Bocconi, in collaborazione con il Coordinamento Agende 21 Locali Italiane, ha sviluppato questa guida pratica all’efficienza energetica negli edifici pubblici. L’analisi infatti riguarda esclusivamente gli interventi di efficientamento del patrimonio immobiliare sotto il diretto controllo dell’Amministrazione locale.

La Guida si rivolge principalmente agli amministratori locali e ai funzionari delle Pubbliche Amministrazioni, delineando un percorso pratico a tappe, in cui vengono analizzati e spiegati in modo semplice ed esauriente, attraverso numerosi box tecnici di approfondimento e riferimenti legislativi aggiornati al 30/09/2016, i principali strumenti per progettare, attuare, finanziare e gestire nel migliore dei modi interventi di miglioramento della efficienza energetica degli edifici.

In allegato, è possibile scaricare il testo della Guida, il documento di lavoro dei servizi della Commissione UE datato 13/06/2016, con le proposte per la progettazione, costruzione e manutenzione stradale, le proposte di Direttive UE  2016/0381 per modificare la direttiva 2010/31/UE sulla prestazione energetica nell’edilizia e 2016/0376 per modificare la direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica.

Guida+pratica+efficienza+energetica+IEFE-Coordinamento+Agende+21+Locali+Italiane

CAM doc lavoro CE

2016-0381

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Paesaggio, urbanizzazione e abusivismo edilizio: nuove indicazioni nel Rapporto BES 2016

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Crescono le contraddizioni nell’ambito dell’analisi del benessere a livello nazionale: da un lato, prosegue la politica di riduzione della spesa per la tutela e lo sviluppo del patrimonio culturale nazionale a fronte dello straordinario valore strategico che esso ha per il futuro, anche economico del Paese e, dall’altro,  si registra una crescita del tasso di abusivismo a fronte di un territorio strutturalmente fragile ed eccezionalmente ricco di valori storici.
È quanto afferma l’ISTAT nell’ambito del Rapporto Benessere Equo e Sostenibile (BES) in Italia 2016, presentato lo scorso 14 dicembre e volto a fornire un quadro integrato dei principali fenomeni economici, sociali e ambientali che caratterizzano il nostro Paese.
Il Rapporto, nell’ambito delle parti relative a “Paesaggio e patrimonio culturale”, fornisce  dati di interesse relativi, tra l’altro, a:
  •  Patrimonio culturale
L’Italia conserva il primato nella Lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco, essendo il Paese con il maggior numero di beni inclusi (51, pari al 4,8% del totale) ed è fuori di dubbio che si colloca  tra i primi paesi al mondo per la ricchezza di beni, storici, artistici e paesaggistici. Alla gestione di un patrimonio così importante, tuttavia, sono destinate risorse relativamente scarse: nel 2015 lo Stato ha speso per queste finalità 1,07 miliardi/€ pari allo 0,2% della spesa complessiva delle amministrazioni centrali e allo 0,07 del PIL. La cifra è inferiore del 6,6% rispetto all’anno precedente e negli ultimi anni è andata progressivamente diminuendo.
Il rapporto fornisce anche dati relativi agli immobili vincolati nel 2016 pari a oltre 200.000 e quindi in media pari a 67,6 ogni 100 km2: una densità elevatissima di elementi di valore storico ed artistico, distribuiti capillarmente sul territorio, al punto da costituire un tratto caratteristico del paesaggio italiano. Il carattere diffuso del patrimonio culturale si manifesta anche nella consistenza e nella vitalità del patrimonio edilizio storico: nel 2011 gli edifici abitati costruiti prima del 1919 erano 1,8 milioni (circa il 15% del totale).
  • Paesaggio e urbanizzazione
Il Rapporto, con particolare riferimento al paesaggio rurale ne evidenzia l’esposizione all’urbanizzazione delle periferie urbane e lungo le arterie di comunicazione (erosione da urban sprawl rilevata su più del 20% del territorio nazionale) e all’abbandono delle pratiche agricole (oltre 1/3 del territorio, concentrato nelle aree montane dell’entroterra).
  • abusivismo edilizio
Un altro fattore di criticità del patrimonio culturale e paesaggistico, ma più in generale del progresso civile della società italiana è il fenomeno dell’abusivismo edilizio, che nonostante la forte contrazione della produzione edilizia degli ultimi anni, registra un deciso rialzo. La crisi economica, infatti, ha avuto un impatto differenziato sulla componente legale e su quella illegale del nuovo edificato: dal 2008 entrambe sono in calo, ma nel 2015 il flusso delle costruzioni ad uso residenziale autorizzate dai comuni si è ridotto del 70,5% rispetto al 2007, mentre quello delle costruzioni realizzate illegalmente soltanto del 35,6%.
Questo significa che una quota rilevante e crescente dell’attività edilizia e del processo di urbanizzazione si svolge senza controllo e al di fuori della legge, denunciando chiaramente difficoltà degli enti locali nella capacità di governo del territorio.
L’abusivismo edilizio, pertanto, nonostante i periodici condoni, continua ad essere una malattia endemica che non si riesce a combattere. A farne le spese sono non solo il territorio e l’ambiente ma anche le imprese che realizzano interventi “regolari”.
Le regole per contrastare l’abusivismo ci sono ma è necessario che vi sia la capacità da parte degli enti locali di controllare il territorio e poi successivamente di far attuare i provvedimenti di demolizione. E’ vero che l’attività edilizia è regolata da una eccessiva quantità di norme, ma è altrettanto vero che troppo spesso il territorio è abbandonato a se stesso e le conseguenze per l’ambiente, ad esempio, in termini di dissesto e di inquinamento, sono immediatamente avvertibili e spesso irreversibili. Nello stesso tempo, proprio in una logica antiabusivismo, occorre rimettere mano, semplificandolo, al sistema delle autorizzazioni del Codice dei beni culturali.
In allegato il Capitolo su  “Paesaggio e patrimonio culturale” del Rapporto BES 2016 ed il rapporto integrale Istat