Unione Europea

PNRR: scelte concrete, partendo da progetti e risorse. Le richieste di ANCE in audizione al Senato

resilienza-italia-europa-pnrr-piano-nazionale-rilancio-e-resilienza-vittorio-baroni-studiobaroni.info_Si è svolta il 1° ottobre scorso l’audizione informale dell’ANCE presso le Commissioni riunite Bilancio e Politiche dell’Unione europea del Senato, nell’ambito dell’esame della Proposta di linee guida per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Atto n. 572). L’audizione fa seguito a quelle svolte alla Camera dei Deputati sulle priorità di utilizzo del Recovery Fund, presso le Commissioni Ambiente e Attività produttive.

Il Presidente Buia ha ricordato, in premessa, che il Next generation EU, strumento che l’Europa, con grande impegno da parte dell’Italia, ha adottato a metà luglio, è come dice chiaramente anche il titolo, rivolto alle generazioni future e per questo motivo non può che essere utilizzato per rivoluzionare il Paesesciogliendo i nodi e cominciando a sradicare i vincoli  che lo tengono ingessato da anni.

Al riguardo, ha ribadito l’urgenza di una vera  politica di rilancio, di svolta per le prossime generazioni.  Oltre ad intervenire in emergenza sulle misure di sostegno e di assistenza, occorre creare lavoro, investire nel futuro e rimettere in moto il Paese. I giovani stanno infatti pagando il prezzo più elevato di questa crisi: perdita di occupazione, formazione a singhiozzo, pochi investimenti, nessun futuro.

Ha, quindi, richiamato il ruolo dell’edilizia che può rivelarsi determinante per consentire una nuova visione di Paese, costruendo il bene sociale, creando occupazione e contribuendo alla trasformazione dell’economia nella direzione della sostenibilità.

Al riguardo, ha illustrato cinque principali linee d’azione per raggiungere questo obiettivo:

Piano di manutenzione del territorio e delle infrastrutture

E’ prioritario intervenire con un grande piano di manutenzione del territorio e delle infrastrutture. Un programma di interventi diffusi, un “Piano Italia” orientato alla sostenibilità, che comprenda interventi per l’attenuazione dei rischi naturali, idrogeologico e sismico, e interventi nelle “infrastrutture sociali” necessarie per gestire la crescente domanda di servizi sociali: sanità, istruzione, edilizia abitativa e mobilità. Senza dimenticare le reti di collegamento, ferroviarie e stradali, necessarie per rilanciare la competitività e ridurre il divario tra le diverse aree del Paese (Mezzogiorno). Per tutto questo è imprescindibile l’introduzione di  meccanismi strutturali di accelerazione della spesa, rafforzare la capacità amministrativa e il taglio dei tempi morti della burocrazia. Al riguardo, l’Ance ha formulato da tempo proposte concrete. In primis è necessario tagliare i troppi centri decisionali e posti di potere. Occorre mettere fine alla giungla dei programmi e delle procedure ministeriali (12 in totale!) e alla babele dei pareri e veti incrociati delle Amministrazioni nell’attivazione delle risorse, creando un unico canale di finanziamento, attraverso: assegnazione delle risorse entro un tempo limitato e certo; avvio dell’opera entro un termine perentorio pena la perdita dei finanziamenti; realizzazione dell’opera secondo un cronoprogramma definito e vincolante; attivazione di meccanismi premiali, in termini di ulteriori finanziamenti a tassi di favore, per quelle stazioni appaltanti che riescono effettivamente a contabilizzare i lavori in tempi rapidi.

Si tratta di un modello di successo già sperimentato che ha permesso di spendere il 95% dei fondi stanziati per opere dei Comuni. Ulteriore elemento fondamentale per accelerare le decisioni è rappresentato dall’utilizzo di poteri sostitutivi, ad esempio della Presidenza del Consiglio per le Conferenze dei servizi. Ha, altresì, illustrato il caso emblematico delle scuole, per le quali, con le procedure ordinarie, dopo 5 anni, si è riusciti a spendere solo il 35% delle risorse (1,2 miliardi su 3,4 stanziati).

Piano nazionale di rigenerazione urbana

Occorre un grande Piano di rigenerazione urbana, da almeno 5 miliardi di euro, che permetta di trasformare le nostre città adattandole ai fabbisogni moderni della società. Occorre una strategia nazionale per uno sviluppo urbano sostenibile con: rigenerazione urbana definita come di Pubblico interesse e da attuarsi attraverso interventi finalizzati a migliorare la qualità della vita e il benessere dei cittadini salvaguardando clima, consumo di suolo, sicurezza del territorio; istituzione una Cabina di regia nazionale per coordinare i finanziamenti e le procedure; spazio urbano di qualità: con il superamento delle rigidità del DM 1444/68 e di tutte le norme che condizionano la rigenerazione; costruzione di procedure efficienti e stabilire tempi certi.

Piano industriale per la digitalizzazione delle costruzioni e della PA

E’ necessario prevedere al più presto un Piano edilizia 4.0 dedicato, stante la specificità dell’unità produttiva del settore edile: non la fabbrica ma il cantiere. Al fine di migliorare la qualità dei processi e dei prodotti dobbiamo avere strumenti per le nostre imprese. Non è più rimandabile l’adozione di una piattaforma digitale nazionale per le costruzioni. A tal fine è stato proposto al MISE, insieme a tutta la filiera delle costruzioni, un Piano industriale a supporto del settore delle costruzioni per accompagnarlo nella transizione digitale, l’economia circolare, la decarbonizzazione e la legalità.

Politica fiscale strutturale: no agli interventi a tempo

La proroga almeno triennale del superbonus 110% rappresenta un elemento centrale della riforma del sistema fiscale orientata alla sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Ma la vera conquista sarebbe assicurare a questo strumento una durata di medio lungo periodo. Occorre, infatti, una politica strutturale che favorisca la riqualificazione urbana, l’economia circolare e l’efficienza energetica usando in modo virtuoso la leva fiscale. Inoltre occorre pensare a una fiscalità per il bene casa: il lockdown che ha costretto famiglie, giovani e anziani a rinchiudersi in casa per mesi ha messo in evidenza tutti i problemi legati a abitazioni sempre più vetuste, inadeguate negli spazi e nei servizi. Occorre promuovere concretamente un processo di sostituzione edilizia e di accesso alle nuove abitazioni più efficienti e adeguate alle nuove esigenze.

Politiche attive per il lavoro

Occorre promuovere una politica attiva del lavoro: un percorso di formazione continua, con sostegno economico per i lavoratori e incentivi per le imprese che li assumono, agevolando, in tal modo, l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Così come vanno destinate risorse alle imprese che investono nella formazione continua delle proprie maestranze, introducendo, ad esempio, specifiche misure di detassazione e decontribuzione delle ore destinate alla formazione professionale.

In conclusione il Presidente ha evidenziato come quella del Next Generation EU debba essere dunque una sfida improntata all’oggi e al futuro non a proteggere rendite di posizione e diritti acquisiti sulle spalle delle nuove generazioni, delle fasce deboli e della competitività del Paese.

Recovery Fund: serve visione per il futuro, fondamentale il ruolo dell’edilizia

recovery-fundSi è svolta il 9 settembre l’audizione informale dell’ANCE presso la Commissione Attività produttive della Camera dei Deputati sull’individuazione delle priorità di utilizzo del Recovery Fund. Il Presidente Buia ha evidenziato, in premessa, l’urgenza di una vera  politica di rilancio, di svolta per le prossime generazioni.  Oltre ad intervenire in emergenza sulle misure di sostegno e di assistenza, occorre creare lavoro, investire nel futuro e rimettere in moto il Paese. I giovani stanno infatti pagando il prezzo più elevato di questa crisi: perdita di occupazione, formazione a singhiozzo, pochi investimenti, nessun futuro.

Ha, quindi, richiamato il ruolo dell’edilizia che può rivelarsi determinante per consentire una nuova visione di Paese, costruendo il bene sociale, creando occupazione e contribuendo alla trasformazione dell’economia nella direzione della sostenibilità.

Al riguardo, ha illustrato cinque principali linee d’azione per raggiungere questo obiettivo:

-Piano di manutenzione del territorio e delle infrastrutture

E’ prioritario intervenire con un programma di interventi diffusi, un “Piano Italia” orientato alla sostenibilità, che comprenda interventi per l’attenuazione dei rischi naturali, idrogeologico e sismico, e interventi nelle “infrastrutture sociali” necessarie per gestire la crescente domanda di servizi sociali: sanità, istruzione, edilizia abitativa e mobilità. Senza dimenticare le reti di collegamento, ferroviarie e stradali, necessarie per rilanciare la competitività e ridurre il divario tra le diverse aree del Paese (Mezzogiorno). Per tutto questo è imprescindibile l’introduzione di  meccanismi strutturali di accelerazione della spesa, rafforzare la capacità amministrativa e il taglio dei tempi morti della burocrazia.

-Piano nazionale di rigenerazione urbana

Occorre un grande Piano di rigenerazione urbana, da almeno 5 miliardi di euro, che permetta di trasformare le nostre città adattandole ai fabbisogni moderni della società. Occorre una strategia nazionale per uno sviluppo urbano sostenibile con: rigenerazione urbana definita come di Pubblico interesse e da attuarsi attraverso interventi finalizzati a migliorare la qualità della vita e il benessere dei cittadini salvaguardando clima, consumo di suolo, sicurezza del territorio; istituzione una Cabina di regia nazionale per coordinare i finanziamenti e le procedure; spazio urbano di qualità: con il superamento delle rigidità del DM 1444/68 e di tutte le norme che condizionano la rigenerazione; costruzione di procedure efficienti e stabilire tempi certi.

-Piano industriale per la digitalizzazione delle costruzioni e della PA

E’ necessario prevedere al più presto un Piano edilizia 4.0 dedicato, stante la specificità dell’unità produttiva del settore edile: non la fabbrica ma il cantiere. Al fine di migliorare la qualità dei processi e dei prodotti dobbiamo avere strumenti per le nostre imprese. Non è più rimandabile l’adozione di una piattaforma digitale nazionale per le costruzioni. A tal fine è stato proposto al MISE, insieme a tutta la filiera delle costruzioni, un Piano industriale a supporto del settore delle costruzioni per accompagnarlo nella transizione digitale, l’economia circolare, la decarbonizzazione e la legalità.

-Politica fiscale strutturale: no agli interventi a tempo

La proroga almeno triennale del superbonus 110% rappresenta un elemento centrale della riforma del sistema fiscale orientata alla sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Ma la vera conquista sarebbe assicurare a questo strumento una durata di medio lungo periodo. Occorre, infatti, una politica strutturale che favorisca la riqualificazione urbana, l’economia circolare e l’efficienza energetica usando in modo virtuoso la leva fiscale. Inoltre occorre pensare a una fiscalità per il bene casa: il lockdown che ha costretto famiglie, giovani e anziani a rinchiudersi in casa per mesi ha messo in evidenza tutti i problemi legati a abitazioni sempre più vetuste, inadeguate negli spazi e nei servizi. Occorre promuovere concretamente un processo di sostituzione edilizia e di accesso alle nuove abitazioni più efficienti e adeguate alle nuove esigenze.

-Politiche attive per il lavoro

Occorre promuovere una politica attiva del lavoro: un percorso di formazione continua, con sostegno economico per i lavoratori e incentivi per le imprese che li assumono, agevolando, in tal modo, l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Così come vanno destinate risorse alle imprese che investono nella formazione continua delle proprie maestranze, introducendo, ad esempio, specifiche misure di detassazione e decontribuzione delle ore destinate alla formazione professionale.

SURE: la Commissione UE presenta al Consiglio proposte per un sostegno al lavoro di € 81,4 miliardi

europeancommissionPer far fronte alla crisi economica causata dalla pandemia da Coronavirus, l’Unione europea ha previsto diversi strumenti di ripresa e sostegno alle economie degli Stati membri, tra queste vi è SURE, strumento volto a preservare l’occupazione. La Commissione Europea ha presentato il 24 agosto 2020 al Consiglio europeo una proposta dal valore di 81,4 miliardi di euro: solo dopo l’ok del Consiglio Europeo, gli aiuti saranno erogati agli Stati membri destinatari sotto forma di prestiti con interessi agevolati.

Dopo aver consultato gli Stati membri che ne hanno presentato richiesta e valutato le loro proposte, la Commissione ha deciso di proporre al Consiglio Europeo il seguente stanziamento di fondi a 15 Stati membri:

Belgio 7,8 miliardi di €
Bulgaria 511 milioni di €
Cechia 2 miliardi di €
Grecia 2,7 miliardi di €
Spagna 21,3 miliardi di €
Croazia 1 miliardo di €
Italia 27,4 miliardi di €
Cipro 479 milioni di €
Lettonia 192 milioni di €
Lituania 602 milioni di €
Malta 244 milioni di €
Polonia 11,2 miliardi di €
Romania 4 miliardi di €
Slovacchia 631 milioni di €
Slovenia 1,1 miliardi di €

Tra i 15 Stati membri destinatari del sostegno figura l’Italia, per la quale è prevista la quota più alta di fondi, pari a 27,4 miliardi di euro, seguita poi dalla Spagna con 21,3 miliardi di euro.

I fondi erogati dall’Unione europea permetteranno agli Stati membri di affrontare aumenti repentini della spesa pubblica per sostenere l’occupazione. In particolare, concorreranno a coprire i costi direttamente connessi al finanziamento di regimi nazionali di riduzione dell’orario lavorativo (Cassa Integrazione) e di altre misure simili, rivolte soprattutto ai lavoratori autonomi, introdotte in risposta alla pandemia di Coronavirus.

Recovery Plan UE: il piano di investimenti europeo per la ripresa

logo commissione ue

L’Unione Europea, sin dal principio della crisi, ha adottato diverse misure per supportare gli Stati membri con ingenti risorse derivanti in particolare: dal fondo europeo di sostegno all’occupazione SURE, da cui l’Italia dovrebbe ricevere circa 20 milioni di euro; dalla linea del MES per la gestione della crisi da COVID-19, di cui 36 miliardi saranno destinati all’Italia; dal Fondo di garanzia della BEI per i lavoratori e le imprese.

Oltre alle misure già adottate, per contribuire alla riparazione dei danni economici e sociali causati dalla pandemia e al rilancio dell’economia europea, la Commissione ha proposto un massiccio piano per la ripresa basato su due strumenti principali:

  • Next generation EU da 750 miliardi di euro raccolti sui mercati, di cui 500 a fondo perduto e 250 di prestiti a lunga scadenza.
  • Bilancio pluriennale dell’UE il periodo 2021-2017, che sarà rafforzato e portato ad un totale 1.100 miliardi di euro.

Per via dell’impatto maggiore della pandemia da Covid-19 sull’Italia, secondo le prime stime, al nostro paese dovrebbe toccare la fetta maggiore di risorse con circa 172 miliardi di euro: 81,8 miliardi a fondo perduto e 90,9 miliardi di prestiti.

Lo strumento principale di Next Generation EU sarà la “Recovery and Resilience Facility”. Per accedere a quest’ultima gli Stati membri dovranno presentare dei ‘Piani per la ripresa e la resilienza’, con dettagliati obiettivi di spesa, ai quali andranno gran parte delle risorse.

I ‘Recovery Plan’ nazionali verranno approvati dalla Commissione, dopo una procedura di consultazione degli Stati membri (Consiglio). E’ prevista una forma di ‘condizionalità’ in merito alla corretta gestione dei fondi da parte dei paesi beneficiari. In particolare, sarà verificato il rispetto, negli obiettivi di spesa, delle priorità della Commissione riguardo al ‘Green Deal’ e alla transizione digitale, e l’attuazione delle riforme strutturali chieste nelle ‘Raccomandazioni specifiche per paese’ del ‘semestre europeo’.

I finanziamenti saranno erogati in tranche successive che verranno sbloccate dopo la verifica del corretto uso dei fondi già versati e dovranno essere utilizzati in un arco temporale di 4 annidal 2021 al 2024.

Le misure mobiliteranno un totale di 1.800 miliardi di euro pronti a far ripartire l’Europa e i suoi Stati membri.

Il percorso di approvazione, però, si annuncia complicato e, per partire all’inizio del 2021, sarà fondamentale raggiungere un rapido accordo politico in seno al Consiglio Europeo entro l’estate.

In allegato una presentazione sintetica delle misure proposte dalla Commissione.

200612-ANCE-Piano di rilancio europeo

Next Generation EU: 750 miliardi in più per la ripresa dalla crisi COVID

logo commissione uePer mobilitare gli investimenti necessari a far fronte alla crisi COVID e per attuare la svolta verso un’economia verde e digitale, la Commissione europea ha proposto una duplice risposta:

  • Next Generation EU per aumentare il bilancio dell’UE con nuovi finanziamenti raccolti sui mercati finanziari per il 2021-2024;
  • Un bilancio a lungo termine rafforzato dell’Unione Europea per il 2021-2027.

Lo strumento Next Generation EU da 750 miliardi di euro (di cui 500 miliardi in sussidi a fondo perduto e 250 miliardi in prestiti agli Stati membri) e un bilancio dell’Unione Europea a lungo termine rafforzato per il 2021-2027 pari a 1100 miliardi porteranno la potenza di fuoco finanziaria totale del bilancio dell’Unione a 1850 miliardi di euroA questi vanno aggiunti 540 miliardi delle misure già approvate (SURE, il fondo europeo contro la disoccupazione; la linea del MES -Meccanismo europeo di stabilità- per il supporto contro la crisi da COVID; il Fondo di garanzia della BEI per i lavoratori e le imprese).

L’Italia, in base alle “allocation keys”, dovrebbe ricevere 172,7 miliardi di euro, di cui 81,807 miliardi a fondo perduto (grants) e 90,938 miliardi sotto forma di prestiti (loans). Le risorse saranno erogate secondo piani nazionali da concordare con la Commissione europea. In più l’Italia sarà libera di richiedere le risorse aggiuntive di SURE, MES e BEI.

Le risorse finanziarie reperite tramite Next Generation EU convoglieranno quindi verso i programmi dell’Unione nel rinnovato bilancio a lungo termine dell’UE.

Integrando gli sforzi nazionali, il bilancio dell’Unione sosterrà la ripresa socioeconomica garantendo condizioni di parità e sostenendo gli investimenti urgenti, in particolare nella transizione verde e digitale.

Next Generation EU reperirà risorse finanziarie grazie all’innalzamento temporaneo del massimale delle risorse proprie al 2,00 % del reddito nazionale lordo dell’UE, il che consentirà alla Commissione, forte del suo elevato rating creditizio, di contrarre sui mercati finanziari prestiti per 750 miliardi di euro. Questo finanziamento aggiuntivo sarà rimborsato dai futuri bilanci dell’UE: non prima del 2028 e non dopo il 2058.

Inoltre, al fine di rendere i fondi disponibili quanto prima per rispondere alle esigenze più pressanti, la Commissione propone di modificare l’attuale quadro finanziario pluriennale 2014-2020 per rendere disponibili ulteriori 11,5 miliardi di euro già nel 2020.

I fondi raccolti per Next Generation EU ne saranno incanalati in tre pilastri:

1. Sostegno agli Stati membri per investimenti e riforme:

- Un nuovo strumento di Ripresa e Resilienza di 560 miliardi di euro offrirà sostegno finanziario agli investimenti e alle riforme, anche in relazione alle transizioni verdi e digitali e alla resilienza delle economie nazionali, collegandole alle priorità dell’UE. Questo strumento sarà integrato nel semestre europeo. Sarà dotato di un meccanismo di sovvenzioni fino a 310 miliardi di euro e sarà in grado di coprire fino a 250 miliardi di euro di prestiti disponibili. Il sostegno sarà disponibile per tutti gli Stati membri, ma si concentrerà sui più colpiti e dove le esigenze di resilienza sono maggiori.

un aumento di 55 miliardi di euro degli attuali programmi della politica di coesione entro il 2022 nell’ambito della nuova iniziativa REACT-UE da stanziare sulla base della gravità degli impatti socioeconomici della crisi, compreso il livello di disoccupazione giovanile e la relativa prosperità degli Stati membri.
– una proposta per rafforzare il Fondo per la giusta transizione fino a 40 miliardi di euro, per assistere gli Stati membri nell’accelerare la transizione verso la neutralità climatica.

2. Avviare l’economia dell’Unione Europea incentivando gli investimenti privati:

-Un nuovo strumento di sostegno alla solvibilità mobiliterà risorse private per sostenere con urgenza le imprese europee economicamente sostenibili che operano nei settori, nelle regioni e nei paesi più colpiti. Può essere operativo dal 2020 e avrà un budget di 31 miliardi di euro, con l’obiettivo di sbloccare 300 miliardi di euro di supporto per la solvibilità delle aziende di tutti i settori economici e prepararle per un futuro più pulito, digitale e resiliente.
– Potenziare InvestEU, il programma di investimento europeo, fino a 15,3 miliardi di euro per mobilitare investimenti privati in progetti in tutta l’Unione.

-un nuovo strumento di investimento strategico integrato in InvestEU, per generare investimenti, grazie ad un contributo di 15 miliardi di euro da Next Generation EU, fino a 150 miliardi di euro per stimolare la resilienza dei settori strategici, in particolare quelli legati alla transizione verde e digitale, e le principali catene del valore nel mercato interno.

3. Affrontare le lezioni della crisi:

- Un nuovo programma sanitario, Eu4health, per rafforzare la sicurezza sanitaria e prepararsi alle  future crisi sanitarie con un bilancio di 9,4 miliardi di euro.
– Un importo di 94,4 miliardi di euro per il programma europeo Horizon, che sarà rafforzato per finanziare la ricerca vitale nel campo della salute, della resilienza e delle transizioni verdi e digitali.
– Sostenere i partner globali dell’Europa con un importo aggiuntivo di 16,5 miliardi di euro per l’azione esterna, compreso l’aiuto umanitario.
– Saranno rafforzati altri programmi dell’UE per allineare pienamente il futuro quadro finanziario alle esigenze di ripresa e alle priorità strategiche. Altri strumenti saranno rafforzati per rendere il bilancio dell’Unione più flessibile e reattivo.

Per entrare in vigore le misure proposte richiedono l’approvazione unanime da parte degli Stati membri e il voto favorevole del Parlamento europeo. In particolare è necessario che un accordo politico sia raggiunto entro luglio, in modo da consentire l’entrata in vigore degli strumenti all’inizio del 2021.
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Manifesto sulla digitalizzazione del settore delle costruzioni

Copertina_The_European_Construction_Industry_Manifesto_on_Digitalisation_A4La FIEC, insieme ad altre associazioni europee della filiera del settore delle costruzioni, ha pubblicato il Construction Industry Manifesto on Digitalisation. Il manifesto chiede una forte leadership dell’UE sulla digitalizzazione, un quadro normativo appropriato e di destinare risorse, nel quadro dei programmi finanziari 2021-2027 alle competenze digitali, alla ricerca e sviluppo e all’infrastruttura IT. Evidenzia inoltre che “la digitalizzazione non è un obiettivo in sé ma un mezzo per attuare le priorità dell’Unione europea ed è determinante per fornire abitazioni economiche e infrastrutture di qualità superiore a un ritmo più veloce”.

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IVA, No della Commissione all’Italia ad applicare il “reverse charge” per le forniture ai consorzi da parte dei loro membri

agenda_urbana_europeaIl 21 giugno è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’UE la comunicazione della Commissione al Consiglio con la quale la Commissione si oppone all’applicazione del meccanismo dell’inversione contabile alla cessione di beni e alla prestazione di servizi ai consorzi da parte dei consorziati.

L’Italia, come previsto dalla direttiva IVA 2006/112/CE, aveva chiesto, a luglio 2016, di poter introdurre una misura di deroga all’articolo 193 che la autorizzasse ad applicare il suddetto meccanismo di inversione contabile nel caso in cui ai pagamenti dell’amministrazione appaltante fatti al consorzio fosse applicato lo “split payment”.

L’entrata in vigore della misura, contenuta nella legge di Stabilità del 2016, era subordinata al via libera di Bruxelles e quindi non è mai avvenuta. Tale misura era fortemente voluta dall’ANCE che, proprio con riferimento all’applicabilità dello “split payment” in presenza di strutture consortili, aveva intrapreso le più opportune iniziative presso le competenti sedi, volte ad ottenere l’operatività dell’equivalente meccanismo del “reverse charge” nei rapporti di fatturazione interna tra consorzio ed imprese consorziate.

Secondo la Commissione, invece, “dal momento che il Governo Italiano non ha dimostrato la necessità della misura di deroga al fine di evitare le frodi o semplificare le procedure per i soggetti passivi e/o per le amministrazioni fiscali a norma dell’articolo 395 della direttiva IVA, la richiesta non soddisfa le condizioni di cui al suddetto articolo”.

Nuovo richiamo della Commissione sull’incompatibilità del codice appalti con la direttiva Pagamenti

europeancommissionIl 7 giugno scorso, la Commissione europea ha inviato un parere motivato all’Italia sul tema dei pagamenti della pubblica amministrazione. Si tratta della seconda fase della procedura di infrazione, dopo l’invio della lettera di messa in mora del luglio 2017.

Nella decisione della commissione, viene ribadita l’incompatibilità, a suo tempo segnalata dall’Ance, dell’articolo 113-bis del codice appalti con la direttiva 2011/7/UE (Direttiva Pagamenti). Il codice, infatti, estende sistematicamente i tempi di gestione del pagamento degli stati di avanzamento lavori negli appalti pubblici, oltre i limiti stabiliti dall’Ue.

La disposizione, si legge nel comunicato stampa della Commissione, “si configura come una violazione della direttiva sui ritardi di pagamento.

La direttiva dispone che le autorità pubbliche debbano eseguire i pagamenti non oltre 30 o 60 giorni dalla data di ricevimento della fattura o, se del caso, al termine della procedura di verifica della corretta prestazione dei servizi”. L’Italia dispone ora di due mesi per rispondere alle argomentazioni formulate dalla Commissione; in caso contrario, la Commissione potrà decidere di deferire l’Italia alla Corte di giustizia dell’UE.

Fondi strutturali Europei: presentate le nuove proposte per il periodo 2021-2027

Pagine da budget-may2018-new-framework-glance_enIl 29 maggio scorso, la Commissione europea ha presentato le nuove proposte di regolamenti degli strumenti di finanziamento della politica di coesione che, con una dotazione di 373 miliardi di euro per il periodo 2021-2027, continuerà a rappresentare una delle principali politiche di investimenti dell’UE e a riguardare tutte le regioni d’Europa.

Tre categorie di regioni saranno infatti previste: regioni meno sviluppate, regioni in transizione e regioni più sviluppate.

Il PIL pro capite resterà il criterio predominante per l’assegnazione dei fondi, ma nuovi criteri riguarderanno disoccupazione giovanile, istruzione, livello di istruzione, cambiamenti climatici e anche accoglienza e integrazione dei migranti.

Le regioni in ritardo di sviluppo continueranno a beneficiare di un considerevole sostegno. Secondo primi calcoli, l’Italia potrebbe beneficiare di maggiori risorse rispetto al precedente periodo di programmazione (2014-2020), con oltre 43 miliardi di euro (prezzi correnti).

La proposta della Commissione europea prevede inoltre una forte semplificazione delle regole di utilizzo dei fondi con un unico corpus normativo che riguarderà 7 fondi dell’UE (tra cui il Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale).

Verranno comunque introdotte disposizioni che tengano conto delle specificità dei singoli fondi.

Saranno 5 le priorità di investimento che verranno denominate “Obiettivi strategici” (contro 11 Obiettivi tematici per il periodo 2014-2020):

  • “Un’Europa più intelligente (innovazione, tecnologie digitali, sostegno alle PMI, modernizzazione industriale);
  • “Un’Europa più verde e a zero emissioni di carbonio” (Transizione energetica, economia circolare, energie rinnovabili, efficienza energetica, lotta contro i cambiamenti climatici);
  • “Un’Europa più connessa” (reti infrastrutturali di trasporto e banda larga e ultra larga);
  • Un’Europa più sociale” (solco europeo dei diritti sociali, educazione, occupazione, competenze, inclusione sociale) 
  • “Un’Europa più vicina ai cittadini” (strategie di sviluppo urbano sostenibile e strategie di sviluppo guidate a livello locale).

Per i Paesi con PIL pro capite superiore alla media europea, come l’Italia, è previsto l’obbligo di utilizzare almeno l’85% delle risorse per le prime due priorità (di cui almeno il 60% alla prima).

Inoltre, le autorità competenti a livello locale, urbano e territoriale saranno maggiormente coinvolte nella gestione dei fondi dell’UE e almeno il 6% della dotazione del Fondo europeo di sviluppo regionale sarà destinato ad investimenti per lo sviluppo urbano sostenibile.

Sarà inoltre reintrodotta l’iniziativa europea Urban, incentrata sulle priorità tematiche dell’Agenda urbana per l’UE.

Saranno possibili collegamenti più efficienti con altri strumenti di bilancio dell’UE quali il programma per l’innovazione, Orizzonte Europa, lo strumento dell’UE per la mobilità e l’apprendimento, Erasmus+, e il programma per l’ambiente e per il clima, LIFE.

Gli Stati membri potranno anche scegliere di trasferire parte delle risorse della politica di coesione al programma InvestEU (il nuovo Piano Juncker per gli investimenti).

Sarà introdotta maggiore flessibilità per far fronte agli imprevisti. Un riesame intermedio consentirà di modificare i programmi per gli ultimi due anni del periodo di finanziamento e di trasferire risorse limitate ad altri programmi finanziari dell’UE. La Commissione propone, infine, un rafforzamento del collegamento tra la politica di coesione e il semestre europeo per stimolare e sostenere le riforme strutturali necessaire per la crescita e l’attività imprenditoriale.

Manuale per l’introduzione del BIM da parte della domanda pubblica in Europa

copertina manuale ue BIM GROW-2017-01356-00-00-IT-TRA-00E’ disponibile ora la versione in italiano del manuale redatto dal Gruppo di lavoro europeo sul BIM (EU BIM Task Group), con il supporto della Commissione europea. L’iniziativa nasce dal sempre maggiore utilizzo del BIM da parte del settore pubblico e dal fatto che le direttive “appalti pubblici” ne incoraggiano l’utilizzo per i lavori pubblici. Secondo alcune stime, infatti, l’uso sistematico del BIM in Europa potrebbe comportare risparmi del 10% per il settore delle costruzioni, vale a dire per 130 miliardi di euro.

Il documento, che non rappresenta una guida alla tecnologia del BIM, intende incoraggiare l’uso di standard e principi comuni e promuovere una coerente introduzione del BIM nell’Ue. Si tratta quindi di un manuale rivolto agli attori pubblici europei.

Il documento sottolinea che le politiche pubbliche e gli appalti pubblici rappresentano strumenti importanti per supportare l’utilizzo dello strumento nel settore delle costruzioni. Se l’intervento pubblico è essenziale, la trasformazione digitale non può avvenire senza la collaborazione del settore privato. Un’attenzione particolare deve inoltre essere attribuita ai nuovi modelli commerciali, all’istruzione, allo sviluppo di competenze e alle PMI. Il documento evidenzia infine che le strategie di successo nell’utilizzo del BIM sono caratterizzate da un’introduzione graduale.