Fisco

Indici sintetici di affidabilità – Anticipazioni dalla So.Se.

SosePrime anticipazioni dalla So.Se. ( Soluzioni per il Sistema Economico Spa ) sulle caratteristiche dei nuovi indici sintetici di affidabilità (cd. ISA), i nuovi strumenti di compliance fiscale che sostituiranno, progressivamente dal periodo di imposta 2017, gli studi di settore.
L’anteprima si è tenuta ieri presso gli uffici della So.Se. SpA, durante la quale è stata illustrata la struttura generale e le principali caratteristiche degli ISA, introdotti dal l’art.7-bis del D.L. 193/2016, convertito, con modificazioni, nella legge 225/2016, e recentemente integrati in sede di conversione del D.L. 50/2017 (cd. “Manovra correttiva”)[1].
In particolare, il programma di introduzione prevede il graduale passaggio (entro il periodo d’imposta 2018) dagli attuali 183 studi di settore ai futuri a 150 ISA, con l’approvazione di una prima tranche di 70 ISA per il periodo d’imposta 2017.
Come è accaduto finora per gli Studi di Settore, anche i nuovi ISA saranno articolati e differenziati in funzione dello specifico settore produttivo in cui il contribuente opera e terranno conto delle peculiarità di svolgimento dell’attività produttiva, anche a livello territoriale.
Nello specifico, per quanto riguarda lo studio di settore delle costruzioni WG69U[2], questo sarà interessato dal processo di sostituzione solo a partire dal 2018.
La So.Se. ha ribadito che l’implementazione degli ISA consentirà di abbandonare l’utilizzo degli studi, quali strumento d’accertamento presuntivo, per passare a veri e propri strumenti di misurazione dell’affidabilità del contribuente, con finalità del tutto diverse da quelle in base alle quali si utilizzano oggi gli studi di settore.
I nuovi indicatori verranno distinti tra “indicatori elementari di affidabilità” ed “indicatori elementari di anomalia” (questi ultimi, oltre a segnalare al contribuente situazioni potenzialmente patologiche, potrebbero comunque essere utilizzati per selezionare soggetti da accertare).
La costruzione statistica di ogni singolo ISA, curata dalla So.Se., si basa su i cd. “big data”, flussi informativi derivanti da più banche dati, e, nello specifico, non solo di natura fiscale, relativi ad un “panel data” per 8 periodi d’imposta (2008-2015).
A differenza di quanto previsto per gli attuali studi di settore, ad ogni ISA corrisponderà un’unica funzione di regressione (quindi, non più una funzione per ogni cluster di riferimento del singolo studio di settore) ed, ulteriormente, rispetto alla classificazione dei contribuenti coinvolti per settori produttivi, si passerà dalla distinzione in cluster alla ripartizione in modelli di business, ovverosia a strutture organizzative “tipo”.
Si ricorda, inoltre, che, in base alle indicazioni del MEF, il livello di affidabilità sarà influenzato dai seguenti indicatori (il cui peso sarà differenziato a seconda di alcuni fattori legati all’attività esercitata, primo fra tutti il settore produttivo d’appartenenza):
­  – valore aggiunto per addetto,
­  – reddito per addetto,
­  – ricavi per addetto,
­  – costi residuali di gestione sui ricavi,
­  – durata delle scorte,
­  – costo del venduto per addetto,
­  – valore dei beni strumentali per addetto.
I nuovi ISA, infatti, forniranno, su scala da 1 a 10, il grado di affidabilità di ogni contribuente al fine di accedere al regime di premialità fiscale. A seconda dei diversi livelli di affidabilità conseguenti all’applicazione degli ISA, verranno riconosciuti i seguenti benefìci fiscali:
­  – esonero dal visto di conformità per la compensazione di crediti non superiori a 50.000 euro annui ai fini IVA ed a 20.000 euro ai fini IRES ed IRAP;
­  – esonero dal visto di conformità (o dalla prestazione della garanzia) per i rimborsi IVA per un importo non superiore a 50.000 euro annui;
­  – esclusione dall’applicazione della disciplina delle società non operative ;
­  – esclusione dagli accertamenti basati sulle presunzioni semplici, ai fini delle imposte sui redditi ed IVA (ai sensi degli artt.39, co.1, lett. d, secondo periodo, del D.P.R. 600/1973, e 54, co.2, secondo periodo, del D.P.R. 633/1972);
­  – anticipazione di almeno un anno (con graduazione in funzione del livello di affidabilità) dei termini di decadenza per l’accertamento ai fini del reddito d’impresa ed IVA (ai sensi degli artt.43, co.1, del D.P.R. 600/1973, e 57, co.1, del D.P.R. 633/1972);
­  – esclusione della determinazione sintetica del reddito complessivo (art.38 del D.P.R. 600/1973).
Mediante Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate verranno individuati i livelli di affidabilità fiscale, anche con riferimento alle annualità pregresse, ai quali è collegata la graduazione dei suddetti benefìci premiali.
In ogni caso, l’accesso ai benefìci potrà essere differenziato a seconda del tipo di attività svolta dal contribuente e sarà oggetto del confronto fra associazioni di categoria rappresentative del settore produttivo di riferimento e l’Amministrazione finanziaria.
Per completezza, si ricorda, altresì, che, con l’entrata in vigore della legge di conversione del D.L. 50/2017, entreranno in vigore ulteriori disposizioni, alcune delle quali già applicabili in vigenza della disciplina degli Studi di Settore, quali:
  • l’individuazione di cause di esclusione dagli ISA per i periodi d’imposta nei quali il contribuente:
­           – ha iniziato o cessato l’attività, ovvero si trova in condizioni di non normale svolgimento di attività;
­           – presenta ricavi di ammontare superiore a quello stabilito dal relativo D.M. di approvazione degli ISA, per settore di attività;
  • l’adozione di una “Commissione di esperti” (con funzioni analoghe all’organo già operativo per gli Studi di Settore, del quale l’ANCE fa parte);
  • la possibilità di integrazione delle dichiarazioni fiscali con ulteriori componenti positivi di reddito, che incidono sulla determinazione della base imponibile, utili a migliorare l’affidabilità fiscale del contribuente, anche in termini di accesso al regime premiale;
  • l’applicazione di sanzioni in caso di omessa o infedele comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’elaborazione degli ISA.
Gli ISA verranno individuati con Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze entro il 31 dicembre del periodo d’imposta per il quale verranno applicati (in sostanza, per il 2017, entro il 31 dicembre p.v.). Gli stessi verranno revisionati ogni due anni dalla loro prima applicazione, o dall’ultima revisione.
Con Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, da emanare entro il mese di gennaio di ciascun anno, saranno individuate le attività economiche per le quali devono essere elaborati gli ISA. Per il 2017, quest’ultimo Provvedimento dovrà essere emanato entro novanta giorni dall‘entrata in vigore della legge di conversione del D.L. 50/2017.
A breve, infine, tali indici verranno ufficialmente presentati dalla So.Se. in 4 riunioni rivolte alle associazioni di categorie, che verranno convocate per macro settori. Successivamente, verranno fissati specifici incontri per singolo settore, che coinvolgeranno le associazioni di riferimento.

[1] Cfr. ANCE “Decreto Legge 50/2017 (cd. “Manovra correttiva”) – Passaggio al Senato- ID n. 28883 del 7 giugno 2017, “Decreto Fiscale” – Avvio Progetto “Studio di Settore 2.0″ - ID n.26347 del 10 novembre 2016, “Progetto “Studi di Settore 2.0″: l’indice di affidabilità sostituirà lo strumento d’accertamento”ID n.25687 del 08 settembre 2016.
[2] Cfr. da ultimo ANCE “Studi di settore – Pubblicati i correttivi anticrisi 2016- ID n. 28655 del 18 maggio 2017.

Esenzione IMU sul “magazzino” delle imprese edili – Dichiarazione

fascicolo-fabbricatoDichiarazione entro il prossimo 30 giugno 2017 per fruire dell’esenzione dall’IMU, riferita al periodo d’imposta 2016, per gli immobili costruiti e ristrutturati delle imprese edili, rimasti invenduti.
Questa la scadenza che interessa le imprese operanti nel settore delle costruzioni, per non decadere dall’esenzione IMU sul “magazzino”, ai sensi dell’art.13, co.9-bis, del D.L. 201/2011, convertito, con modificazioni, nella legge 214/2011[1].
Come noto, grazie ad una disposizione fortemente voluta dall’ANCE, «sono esenti dall’imposta municipale propria i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, fintanto che permanga tale destinazione e non siano in ogni caso locati».
L’esenzione dall’IMU è stata estesa anche ai fabbricati acquistati dall’impresa, sui quali la stessa procede ad interventi di incisivo recupero (cfr. R.M. 11/DF/2013)[2].
In sostanza, in conformità con quanto sostenuto dall’ANCE, è stato confermato che il concetto di “fabbricati costruiti” comprende anche quelli acquistati dall’impresa costruttrice e da questa ristrutturati per la successiva vendita.
Si ricorda che l’esclusione da IMU si applica solo a condizione che i lavori di costruzione o ristrutturazione siano ultimati e che il fabbricato resti classificato in Bilancio tra le “Rimanenze” e, quindi, destinato alla vendita e non locato.
Inoltre, l’esenzione IMU prevista per l’invenduto delle imprese edili è stata riconosciuta anche agli alloggi costruiti, e non ancora assegnati ai soci, dalle cooperative edilizie (cfr.R.M. 9/DF/2015).
A pena di decadenza dai citati benefici, è stato previsto l’obbligo di presentare la dichiarazione IMU, utilizzando l’apposito Modello(e relative Istruzioni)[3].
Si precisa che il Modello attualmente disponibile non tiene conto delle modifiche intervenute dal secondo semestre 2013, con le quali è stata prevista la completa esenzione dall’IMU per l’invenduto delle imprese edili.
Al riguardo, si evidenzia che, in mancanza di un Modello aggiornato di dichiarazione IMU, che includa anche l’ipotesi di esenzione per il “magazzino”, le imprese possono attestare il possesso dei requisiti nelle annotazioni poste in calce all’attuale Modello di dichiarazione[4].
In particolare, si ritiene che, nel quadro caratteristiche” dell’immobile, possa essere indicato il codice n.8per i cosiddetti beni merce»), come indicato nella nota 1 al medesimo Modello[5].
Inoltre, nel Modello devono essere indicati i dati catastali degli immobili per i quali si applica il beneficio.
Resta fermo che la dichiarazione IMU rimane efficace anche per i periodi d’imposta successivi a quello di presentazione, fino alla vendita del fabbricato o all’eventuale destinazione alla locazione.
La dichiarazione deve essere presentata entro il temine ordinario del «30 giugno dell’anno successivo a quello in cui sono intervenute variazioni rilevanti ai fini della determinazione dell’imposta»[6].
In pratica, la dichiarazione va presentata entro il 30 giugno 2017, per quel che riguarda l’esenzione dall’IMU per il 2016.
In merito, l’ANCE ha provveduto ad aggiornare la propria Guida alla dichiarazione IMU, con un focus specifico relativo all’obbligo di presentazione per il “magazzino” delle imprese edili.
Per completezza, si ricorda che, in caso di locazione di fabbricati posseduti dalle imprese costruttrici, destinati alla vendita e locati per una parte dell’anno, l’IMU è dovuta per l’intero periodo d’imposta, senza esenzione per il periodo residuo, nel quale l’immobile non viene locato[7].
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L’ANCE sostiene da tempo l’urgenza di una riorganizzazione del prelievo fiscale locale, improntata alla semplificazione, oltreché ad un reale contenimento della tassazione sugli immobili, che deve basarsi sulla collaborazione e condivisione con le categorie rappresentative del mondo immobiliare.
In particolare, si auspica una reale razionalizzazione degli adempimenti necessari alla verifica dei requisiti per accedere all’esclusione da imposizione patrimoniale locale quantomeno per i fabbricati costruiti o ristrutturati per la successiva vendita, già fuori dall’ambito applicativo dell’IMU.
Più in generale, tuttavia, l’ANCE da tempo auspica che si giunga:
-       all’esenzione integrale dal prelievo IMU/TASI per gli immobili “beni merce” (alla cui produzione e scambio è diretta l’attività delle imprese di costruzioni)
o alternativamente
-       all’introduzione di un’imposta unica patrimoniale (IMU o TASI), stabile quanto meno per 3 anni ed integralmente destinata ai comuni per il finanziamento dei servizi (“service tax”), con esclusione da prelievo per gli “immobili merce”

[1]Si ricorda che l’esenzione IMU per il “magazzino” delle imprese edili è stata introdotta, a partire dalla seconda rata 2013, dall’art.2, co. 1 e co.2, lett.a, del D.L. 102/2013, convertito, con modificazioni, nella legge 124/2013 (cd. “Decreto casa”) – Cfr. ANCEEliminazione dell’IMU sul magazzino – Legge 124/2013 di conversione del D.L. 102/2013” – ID n. 13563 del 31 ottobre 2013.
[2]In particolare, si tratta dei lavori consistenti in:
-        restauro e risanamento conservativo (art.3, co.1, lett.c, D.P.R. 380/2001),
-        ristrutturazione edilizia (art.3, co.1, lett.d, D.P.R. 380/2001),
-        ristrutturazione urbanistica (art.3, co.1, lett.f, D.P.R. 380/2001).
[3] Ai sensi dell’art.2, co.5-bis, del cd. “Decreto casa”.
[4]Il Modello è stato approvato con il Decreto del Ministro dell’economia e finanze 30 ottobre 2012 - Cfr. ANCE “IMU – Modello di dichiarazione ed altre novità” – ID n.9254 del 17 dicembre 2012.
[5]Al riguardo, si ricorda che tale indicazione è stata inserita nel Modello in base alla previgente formulazione dell’art.13, co.9-bis, del D.L. 201/2011, convertito, con modificazioni, nella legge 214/2011 (che riconosceva ai Comuni la facoltà di ridurre l’aliquota IMU fino allo 0,38% per il “magazzino” delle imprese edili, per un periodo non superiore a 3 anni dall’ultimazione dei lavori ed a condizione che l’immobile non fosse locato).
[6] Cfr. l’art.13, co.12-ter, del D.L. D.L. 201/2011, convertito, con modificazioni, nella legge 214/2011.
[7] Cfr. ANCE “Immobili merce locati – No all’esenzione dall’IMU” – ID n. 14761 del 03 febbraio 2014.

IVA – Regole di fatturazione in caso di “pagamento diretto” del subappaltatore

lavoro-cantiere-costruzioni-casa-edilizia-edileNegli appalti pubblici, il “pagamento diretto” del subappaltatore da parte della stazione appaltante non deroga alle generali regole di fatturazione della sua prestazione ai fini IVA.

Questo l’orientamento dell’ANCE, alla quale pervengono numerose richieste di chiarimento in ordine all’esatta modalità di fatturazione dei corrispettivi dovuti a favore del subappaltatore, nell’ambito di contratti d’appalto di lavori pubblici, laddove la stazione appaltante provveda al pagamento diretto dei corrispettivi a questo dovuti, ai sensi dell’art.105, co.13 del D.Lgs. 50/2016.

In primo luogo, occorre premettere che, per quanto concerne i lavori pubblici, la fattispecie del pagamento diretto” è qualificabile quale delegazione di pagamento ex lege tra l’appaltatore, il subappaltatore e la stazione appaltante.

Al riguardo, infatti, l’ANAC ha chiarito che, in virtù del contratto di subappalto, non sorgerebbe un autonomo rapporto obbligatorio tra il subappaltatore e la stazione appaltante, ma quest’ultima, in virtù della delegazione di pagamento, “estingue anche l’obbligazione dell’appaltatore nei confronti del subappaltatore. I rapporti, sorti in virtù di distinti contratti, rimangono pertanto autonomi[1].

Quanto alla fatturazione dell’importo dei lavori eseguiti, in assenza di previsioni normative specifiche, si ritiene che, l’istituto del “pagamento diretto” da parte della stazione appaltante a favore del subappaltatore non rappresenti una deroga ai principi generali stabiliti, ai fini IVA, dal D.P.R. 633/1972 che, in ogni caso, trovano applicazione.

Pertanto, il subappaltatore deve comunque fatturare i lavori eseguiti all’impresa appaltatrice, intercorrendo tra questi il rapporto contrattuale avente ad oggetto il sub-affidamento degli stessi, senza che rilevi a tal fine la specifica modalità di pagamento adottata.

Si evidenzia, inoltre, che, per i lavori eseguiti dal subappaltatore nell’ambito del settore edile, la fattura emessa nei confronti dell’appaltatore sconta l’applicazione del meccanismo dell’inversione contabile (cd. “reverse charge”), di cui all’art.17, co. 6, lett. a, del citato D.P.R. 633/1972, che comporta il trasferimento dell’obbligo di versamento dell’IVA dal subappaltatore all’appaltatore.

In sostanza:

-      il subappaltatore emette fattura all’appaltatore senza applicazione dell’IVA, in osservanza delle disposizioni sulla fatturazione delle operazioni effettuate (artt. 21 e seguenti del D.P.R. 633/1972), indicando la norma che lo esenta dall’applicazione dell’imposta (art. 17,co. 6, lett. a, del D.P.R. 633/1972);

-      l’appaltatore integra la fattura ricevuta con l’indicazione dell’aliquota IVA e della relativa imposta dovuta, con i connessi obblighi formali di registrazione della stessa, da effettuare sia nel registro delle fatture emesse (di cui all’art.23 del D.P.R. 633/1972), sia in quello degli acquisti (di cui all’art.25 del citato D.P.R. 633/1972).

Conseguentemente, lo stesso appaltatore emetterà fattura nei confronti della stazione appaltante, con applicazione del meccanismo della scissione dei pagamenti (cd. “split payment”), di cui all’art. 17-ter del medesimo D.P.R. 633/1972 , in base al quale, in caso di cessioni di beni e prestazioni di servizi rese a favore di tutte le pubbliche amministrazioni, l’IVA deve essere da queste versata direttamente all’Erario.

Egli, quindi, emetterà fattura nelle modalità ordinarie (artt. 21 e seguenti del D.P.R. 633/1972), con indicazione dell’imponibile e dell’imposta per l’importo complessivo dei lavori eseguiti (compresi quelli realizzati dal subappaltatore), annotando inoltre nel citato documento la dicitura “scissione dei pagamenti-art.17-ter, D.P.R. 633/1972”.

La fattura complessiva sarà, quindi, successivamente registrata nel registro delle fatture emesse (art.23 D.P.R. 633/1972) ed annotata in modo distinto dalle altre (apposita colonna o apposito codice), poiché l’IVA in essa esposta non andrà computata nella liquidazione periodica dell’appaltatore .

In conclusione, anche in caso di pagamento diretto del subappaltatore, la stazione appaltante dovrà corrispondere a favore dell’appaltatore un importo pari ai soli corrispettivi dei lavori eseguiti, detratto l’importo dovuto al subappaltatore, in ogni caso senza tener conto dell’imposta che, comunque, salderà direttamente all’Erario.

Per quanto riguarda il momento in cui l’appaltatore deve comunicare alla stazione appaltante le prestazioni eseguite dal subappaltatore, si ritiene che detta comunicazione debba essere effettuata contestualmente o immediatamente dopo l’emissione da parte del Direttore dei Lavori del SAL, nel quale sono contabilizzati anche i lavori eseguiti dal subappaltatore e riportati sul registro di contabilità sottoscritto dall’appaltatore.

Infatti, sulla base dello stato di avanzamento dei lavori, il Responsabile del procedimento rilascia il certificato di pagamento, che deve essere necessariamente unico e nel quale dovrà essere detratto l’importo dovuto al subappaltatore. A tale fine, è pertanto necessario che l’appaltatore effettui la comunicazione in occasione del SAL o comunque immediatamente dopo per consentire l’emissione del certificato di pagamento con la relativa detrazione dell’importo dovuto al subappaltatore.

Sulla base del certificato di pagamento così redatto, la stazione appaltante emette due distinti mandati di pagamento, uno nei confronti dell’impresa affidataria ed uno nei confronti del subappaltatore.

Ristrutturazioni edilizie e “sismabonus” – Nuova guida dell’Agenzia delle Entrate

palazzi_1Nuovo aggiornamento al 14 giugno 2017 della Guida «Ristrutturazioni edilizie: le agevolazioni fiscali» a cura dell’Agenzia delle Entrate, pubblicata sul sito internet www.agenziaentrate.gov.it, che illustra, tra l’altro, le novità del “sismabonus condomini”, relative alla cessione del credito, alla luce del recente Provvedimento n.108577/2017.

Resta fermo l’approfondimento sulle modalità applicative della proroga fino al 31 dicembre 2017 delle detrazioni IRPEF del 50% per le ristrutturazioni edilizie e per l’acquisto di mobili.

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Riapertura dei termini per la rivalutazione dei beni d’impresa – C.M. 14/E/2017

agenzia-entrate-logoRivalutazione per i beni d’impresa iscritti in bilancio nel 2015, da eseguire nel bilancio relativo all’esercizio 2016, a condizione che il termine di approvazione dello stesso scada successivamente al 1° gennaio 2017.
Questa la principale novità relativa alla riapertura dei termini per la rivalutazione dei beni d’impresa, stabilita dall’art.1, co.556-564, della legge di Bilancio 2017 (legge 232/2016), le cui modalità applicative vengono ora illustrate nel dettaglio dalla Circolare dell’Agenzia delle Entrate 27 aprile 2017, n.14/E[1].

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“Credito d’imposta Mezzogiorno” – I chiarimenti e modelli dell’Agenzia delle Entrate

bonus-impreseDisponibile il nuovo Modello dell’Agenzia delle Entrate per fruire del cd. “bonus Mezzogiorno” (nella misura potenziata dalla legge 18/2017), utilizzabile anche per rettificare le domande già inviate prima del 1° marzo 2017.
Infatti, per avere diritto al credito d’imposta per il Sud, nella versione “maggiorata”, non conta quando sia stata inviata la relativa comunicazione all’AdE, ma rileva esclusivamente il momento in cui i beni siano stati acquistati.

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Novità fiscali 2017 – I chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate nella C.M. 8/E/2017

agenzia-entrate-logoDalle proroghe per il 2017 dei bonus per recupero edilizio, riqualificazione energetica e “superammortamento” al 140% per l’acquisto di nuovi impianti, all’introduzione dell’ “iperammortamento” al 250% per i beni materiali digitali, fino ai rimborsi IVA entro 30.000 euro senza prestazione della garanzia.
Questi i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate sulle novità fiscali 2017, che interessano anche il settore delle costruzioni, contenuti nella Circolare 7 aprile 2017, n.8/E, che ufficializza le risposte già fornite in occasione di incontri con la stampa specializzata tenutisi nei mesi scorsi.

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Superammortamento e Iperammortamento – Circolare congiunta 4/E/2017

agenzia-entrate-logoRisparmio fiscale certo con la proroga, per il 2017, del superammortamento al 140% per l’acquisto di nuovi impianti e macchinari e con l’introduzione dell’ iperammortamento al 250% per l’acquisto di beni materiali digitali.
 Lo conferma la Circolare congiunta dell’Agenzia delle Entrate e del Ministero dello Sviluppo economico n.4/E del 30 marzo 2017, che fornisce i primi chiarimenti ufficiali sulle novità della legge di Bilancio 2017 (art.1, co.8-13, della legge 232/2016) per favorire l’acquisto di nuovi beni produttivi, che si aggiungono alle risposte già date in via breve alla stampa specializzata nel corso della manifestazione “Telefisco 2017 [1].

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Ristrutturazioni edilizie e “bonus mobili” – Nuova guida dell’Agenzia delle Entrate

Pagine da RistrutturazioniL’Agenzia delle Entrate ha pubblicato, sul proprio sito internet, l’aggiornamento della Guida «Ristrutturazioni edilizie: le agevolazioni fiscali» (febbraio 2017) che, oltre a riepilogare le novità normative introdotte dalla legge di Bilancio 2017, illustra i più recenti chiarimenti di prassi emanati dagli Uffici.
In particolare, la Guida si sofferma e approfondisce:
o    la proroga delle detrazioni IRPEF per le ristrutturazioni edilizie e bonus mobili[1];
o    le novità relative agli interventi di adeguamento antisismico, realizzati sia su singole abitazioni che su parti comuni condominiali.
 
 “Bonus ristrutturazioni” e “Bonus mobili”La proroga per il 2017
Come noto, la legge n. 232/2016 (cd. “Bilancio 2017”) ha previsto la proroga del potenziamento della detrazione IRPEF per il recupero delle abitazioni (cd. 36%) che continuerà ad applicarsi nella misura del 50%, per le spese sostenute sino al 31 dicembre 2017, da assumere entro il limite massimo di 96.000 euro.
La proroga, a tutto il 2017, riguarda anche la detrazione del 50% per l’acquisto di abitazioni facenti parte di edifici interamente ristrutturati da imprese (detrazione da applicare sul 25% del prezzo d’acquisto, sempre nel massimo di 96.000 euro).
Sul punto, la Guida conferma che per le spese sostenute dal 1° gennaio 2018 la detrazione riprenderà ad operare nella misura ordinaria del 36%, nel limite massimo di 48.000 euro, ai sensi dell’art.16-bis del D.P.R. 917/1986 – TUIR.
In merito, l’Agenzia delle Entrate riepiloga alcuni degli ultimi chiarimenti contenuti nei documenti di prassi recentemente emanati, che prevedono:
·       la possibilità per il convivente di fatto, che sostiene le spese per gli interventi di ristrutturazione edilizia sull’abitazione oggetto della convivenza, di beneficiare del bonus IRPEF del 50% al pari di un familiare[2];
·       nell’ipotesi di acquisto di box pertinenziali, l’applicabilità della detrazione IRPEF del 50% anche per i pagamenti effettuati prima della stipula del contratto preliminare o del rogito, da cui risulti il vincolo di pertinenzialità[3].
In particolare, come chiarito dalla C.M. n. 43/E/2016, viene riconosciuta la detraibilità delle spese sostenute per l’acquisto del box (pagate prima della stipula del contratto a titolo di acconto), a condizione che il vincolo di pertinenzialità con l’abitazione principale risulti dall’atto, e che questo venga registrato prima della presentazione della dichiarazione dei redditi in cui si vuole utilizzare il beneficio.
Tra l’altro, sempre nella medesima C.M. 43/E/2016, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che, anche nell’ipotesi di acquisto di box auto, non si decade dal beneficio fiscale se il pagamento avviene mediante assegno, ovvero bonifico incompleto[4].
In tale ipotesi, conferma la Guida,  è stato precisato che il beneficio è comunque riconosciuto a condizione che l’impresa esecutrice dei lavori rilasci al contribuente una dichiarazione sostitutiva di atto notorio dalla quale risulti che “i corrispettivi accreditati a suo favore sono stati inclusi nella contabilità dell’impresa ai fini della loro concorrenza alla corretta determinazione del reddito”.
Resta fermo che, come previsto dal combinato disposto dell’art. 16-bis, co. 9 del TUIR e dell’art. 1, co. 3, del DM 41/1998, per fruire dell’agevolazione è previsto, a pena di decadenza, l’obbligo di pagamento delle spese detraibili mediante bonifico, dal quale devono risultare: la causale di versamento, il codice fiscale del beneficiario della detrazione, il numero di partita IVA dell’impresa che ha eseguito i lavori.
·       ai fini della detrazione, sono validi anche i bonifici effettuati tramite conti aperti presso gli “Istituti di pagamento”, cioè le imprese, diverse dalle banche, autorizzate dalla Banca d’Italia a prestare servizi di pagamento[5].
Prorogata, altresì, sino al 31 dicembre 2017, la detrazione IRPEF per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici, destinati ad abitazioni ristrutturate, nella misura del 50% delle spese sostenute, per un importo massimo di spesa di 10.000 euro[6].
In merito, l’Agenzia delle Entrate evidenzia che, rispetto alla formulazione dell’agevolazione in vigore fino al 31 dicembre 2016, la proroga per il 2017 del bonus mobili viene riconosciuta ai soggetti che sull’abitazione da arredare hanno avviato interventi, agevolati con il “bonus edilizia”, a decorrere dal 1° gennaio 2016, escludendo quelli iniziati antecedentemente a tale data.
Sempre con riferimento al “bonus mobili”, la Guida chiarisce che:
-       per fruire dell’agevolazione è, inoltre, indispensabile che la data di inizio lavori sia anteriore a quella in cui sono sostenute le spese per l’acquisto di mobili e componenti d’arredo[7].
Diversamente, aggiunge l’Agenzia, non è necessario che le spese di ristrutturazione siano sostenute prima di quelle per l’arredo dell’abitazione;
-       per gli interventi di ristrutturazione effettuati nel 2016, o iniziati nel 2016 e continuati nel 2017, il beneficio fiscale va comunque calcolato su un importo complessivo non superiore a 10.000 euro, al netto delle spese eventualmente già agevolate nel 2016[8];
-       quando i lavori sono effettuati su parti comuni condominiali, i singoli condomini hanno diritto alla detrazione (ciascuno per la propria quota), solo per i beni acquistati per arredare le parti comuni ristrutturate, mentre il beneficio è escluso se i mobili vengono acquistati per arredare le proprie abitazioni;
Resta fermo il recupero in 10 anni della detrazione spettante.
Sismabonus” – Le novità dal 2017 ed i chiarimenti dell’AdE
La Guida dell’Agenzia delle Entrate illustra la disciplina del cd. “Sismabonus”, sia con riferimento alla nuova normativa, così come delineata dalla legge 232/2016 (in vigore dal 1° gennaio 2017), che in relazione alla “vecchia formulazione” della detrazione, vigente fino 31 dicembre 2016.
Come noto, infatti, alla luce del previgente dettato normativo, veniva riconosciuta una detrazione IRPEF/IRES pari al 65% delle spese sostenute, sino ad un ammontare massimo di 96.000 euro, per gli interventi di messa in sicurezza statica.
In particolare, il beneficio veniva riconosciuto per gli interventi antisismici realizzati su “abitazioni principali” e immobili a destinazione produttiva, situati nelle zone sismiche ad alta pericolosità (zone 1 e 2, individuate in base ai criteri idrogeologici di cui all’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274 del 2003).
A tal riguardo, la Guida chiarisce che l’agevolazione del sismabonus, con la “vecchia” formulazione (detrazione del 65% su edifici posti nelle zone 1 e 2), si applica alle “spese sostenute per interventi antisismici, le cui procedure sono state attivate tra il 4 agosto 2013 e il 31 dicembre 2016”.
In sostanza, aggiunge l’Agenzia, la detrazione è riconosciuta nella misura del 65% per le spese effettuate entro il 31 dicembre 2016.
Resta, ora, da chiarire la disciplina applicabile nell’ipotesi di interventi avviati prima del 31 dicembre 2016, le cui spese sono sostenute nel corso del 2017. In merito, l’ANCE ha richiesto all’Agenzia delle Entrate di precisare il corretto comportamento che i contribuenti devono porre in essere in tali situazioni.
La Guida, inoltre, approfondisce il cd. nuovo “sismabonus”, così come previsto dalla legge 232/2016 che, come noto, proroga per 5 anni (2017-2021) la detrazione IRPEF/IRES delle spese sostenute,sino ad un ammontare massimo di 96.000 euro, per interventi di messa in sicurezza statica delle abitazioni e degli immobili a destinazione produttiva, situati nelle zone ad alta pericolosità sismica.
In merito, l’Agenzia delle Entrate conferma le differenze rispetto alla norma in vigore sino al 31 dicembre 2016 e chiarisce che la nuova formulazione, applicabile agli interventi posti in essere dal 1° gennaio 2017, prevede :
-        la rimodulazione della percentuale di detrazione;
-        l’ampliamento dell’ambito oggettivo, includendo anche le abitazioni diverse dalle “abitazioni principali” e l’estensione anche alla zona sismica 3 (oltre le attuali zone 1 e 2)
-        la riduzione, da 10 a 5 anni, del periodo di ripartizione della detrazione.
In particolare, la percentuale di detrazione è pari al:
·     50% per gli interventi “antisismici” eseguiti sulle parti strutturali,
·     70% se l’intervento riduce il rischio sismico di una classe,
·     75% se l’intervento riguarda interi condomini e consente di ridurre il rischio sismico di una classe,
·     80% se l’intervento riduce il rischio sismico di due classi,
·     85% se l’intervento riguarda interi condomini e consente di ridurre il rischio sismico di due classi.
In ogni caso, l’ammontare delle spese agevolate non può superare i 96.000 euro per unità immobiliare.
Viene inoltre ricordato che, in osservanza a quanto stabilito nella norma della legge di Bilancio, il 28 febbraio 2017 è stato emanato il decreto del MIT, che ha stabilito le linee guida per la classificazione del rischio sismico delle costruzioni e le modalità per l’attestazione, da parte dei professionisti abilitati, dell’efficacia degli interventi effettuati.
Sul punto, l’Agenzia precisa che il progettista dell’intervento strutturale deve asseverare (secondo il modello allegato al DM) la classe di rischio dell’edificio prima dei lavori e quella conseguibile dopo l’esecuzione dell’intervento progettato.
Per quanto riguarda, invece, i lavori antisismici su parti comuni condominiali, la Guida conferma le novità introdotte dalla legge 232/2016 ed, in particolare, la possibilità di cedere la detrazione (spettante ad ogni condomino)sotto forma di credito d’imposta alle imprese esecutrici o a soggetti privati, ma con esclusione degli istituti di credito e degli intermediari finanziari[9].
Le modalità attuative della cessione saranno stabilite da un Provvedimento, di imminente  emanazione, del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, il cui iter è attentamente seguito dall’ANCE per garantire l’approvazione di modalità semplificate.

Ciò al fine di favorire il massimo utilizzo di tale nuovo strumento, in grado di finanziare gran parte del costo degli interventi, a prescindere dalla capienza d’imposta IRPEF del proprietario o detentore dell’unità immobiliare.


[1]  Cfr. ANCE “In Gazzetta Ufficiale la legge di Bilancio 2017: Focus fiscale” – ID N. 26850 del 22 dicembre 2016.
[2]Cfr. ANCE “Detrazione IRPEF del 50% anche al “convivente di fatto” – R.M. 64/E/2016” – ID N. 25493 del 29 luglio 2016.
[3]Cfr. ANCE “Detrazione 50% – Bonifico incompleto e acconti – I chiarimenti dell’AdE” – ID N. 26473 del 21 novembre 2016.
[4]Sul punto, la Circolare precisa che tale chiarimento riguarda, oltre l’acquisto del box auto, anche le ipotesi in cui le spese agevolate siano state sostenute per interventi di recupero edilizio e di riqualificazione energetica.
[5] Sul punto, aggiunge l’Agenzia delle Entrate, per poter usufruire della detrazione è necessario che l’Istituto, in qualità di sostituto d’imposta, assolva tutti gli adempimenti riguardanti il versamento della ritenuta d’acconto, della certificazione della stessa e della trasmissione della dichiarazione (modello 770).
[6]Il beneficio relativo all’arredo è riconosciuto in caso di esecuzione degli interventi di:
-        manutenzione ordinaria, effettuati sulle parti comuni;
-        manutenzione straordinaria; restauro e risanamento conservativo; ristrutturazione edilizia;
-        ricostruzione o ripristino dell’immobile danneggiato a seguito di eventi calamitosi, in presenza dello stato di emergenza;
-        restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia riferiti ad interi fabbricati, eseguiti da imprese di costruzione o ristrutturazione, ovvero da cooperative edilizie, che provvedano, entro 6 mesi dalla fine dei lavori, alla successiva vendita.
[7] Viene precisato che la data di avvio dei lavori può essere dimostrata da eventuali titoli amministrativi, dalla comunicazione preventiva alla ASL (laddove obbligatoria), da dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà (se per tali interventi non sono necessari titoli abilitativi o comunicazioni).
[8]Fra le spese agevolabili sono incluse anche quelle di trasporto e montaggio.
[9] Sul punto, si evidenzia che per “soggetti privati” dovrebbero intendersi sia i privati persone fisiche (es. cessione tra padre/figlio ), sia le imprese.  Tra queste vanno annoverate anche quelle diverse da quelle esecutrici degli interventi, ivi compresi i soggetti specializzati nella compravendita di crediti di natura commerciale(es. fondi, società di factoring, ecc.).
In merito, si ricorda, altresì, che la possibilità di cedere l’importo detraibile (sotto forma di credito d’imposta) è riconosciuta anche per il cd. «ECO-BONUS CONDOMINI», ovvero per gli interventi di riqualificazione energetica su parti comuni degli edifici condominiali (art.14 co.2quater-2septies DL63/2013). Cfr. ANCE “Bonus “65%” per gli incapienti – Comunicazione on line della cessione del credito”ID N. 27268 del 2 febbraio 2017.

Rottamazione delle cartelle – Si avvicina la scadenza per presentare le istanze

riscossione-sicilia-535x300C’è tempo fino al 31 marzo 2017 per presentare le istanze ai fini della rottamazione delle cartelle esattoriali, mediante lo specifico modello pubblicato sul portale di Equitalia (www.gruppoequitalia.it).
Chiarite, poi, le modalità applicative della definizione agevolata con la Circolare dell’Agenzia delle Entrate n.2/E dell’8 marzo 2017, già annunciata nel Comunicato Stampa della medesima Agenzia.
Come noto, l’art.6 del D.L. 193/2016 convertito, con modificazioni, nella legge 225/2016 (“Decreto fiscale”) permette di accedere alla cd. nuova “rottamazione” delle cartelle esattoriali, senza pagamento di sanzioni e interessi moratori.
Si tratta dei carichi inclusi nei ruoli affidati agli Agenti della Riscossione dal 2000 al 2016, e delle somme dovute a seguito di un avviso esecutivo da parte dell’Agenzia delle Entrate o per le violazioni degli obblighi contributivi dovuti agli enti previdenziali[1].
In particolare, la definizione agevolata comporta il pagamento integrale, o dilazionato in un massimo di 5 rate[2] con applicazione degli interessi pari al 4,5% annuo, delle somme affidate all’Agente della Riscossione a titolo di capitale ed interessi (diversi da quelli moratori), più quelle maturate a favore dell’Agente della Riscossione a titolo di aggio.
Sono ammessi a tale procedura di definizione agevolata anche i contribuenti che hanno già in corso una rateizzazione del proprio debito fiscale e previdenziale, a condizione che abbiano adempiuto regolarmente tutti i versamenti con scadenza 1° ottobre 2016 – 31 dicembre 2016. In tal caso, la sanatoria in oggetto riguarderà il debito residuo, senza possibilità di restituzione delle somme già versate a titolo di sanzioni.
Si ricorda che le istanze potranno essere presentate entro il prossimo 31 marzo 2017, ma è probabile che tale scadenza possa slittare al 21 aprile 2017, nell’ipotesi in cui venga approvato un emendamento presentato al Disegno di Legge n.4286A/C di conversione, con modificazioni, del D.L. 8/2017 (“D.L. terremoto”).
Le modalità applicative della definizione agevolata delle cartelle sono state chiarite con la Circolare dell’Agenzia delle Entrate 2/E/2017, che ha illustrato:
-       la tipologia di debiti definibili mediante “rottamazione”
Si tratta dei carichi affidati agli Agenti della Riscossione dal 2000 al 2016, ivi compresi quelli per i quali, alla data del 31 dicembre 2016, il debitore ha ricevuto una comunicazione da Equitalia tramite posta ordinaria, anche senza la vera e propria notifica della cartella di pagamento.
Inoltre, possono essere definite anche solo alcune delle cartelle a carico del contribuente, senza l’obbligo di accedere alla “rottamazione” per tutti i debiti che lo riguardano;
-       la definizione delle sanzioni
La C.M. 2/E/2017 chiarisce che possono essere definite anche le sole sanzioni, a condizione che queste siano qualificate come amministrativo/tributarie;
-       debiti in corso di contenzioso
Viene, altresì, chiarito, che la definizione agevolata opera anche per i debiti oggetto di procedure giudiziali.
In particolare, con l’istanza di “rottamazione” il debitore si impegna a rinunciare al giudizio, che viene chiuso per cessazione della materia del contendere, sempre a condizione che il debito riguardi l’intera pretesa tributaria e venga pagato entro le tempistiche stabilite nell’ambito della disciplina del “Decreto fiscale”;
-       decadenza dalla “rottamazione”
Si decade dal beneficio della definizione agevolata nell’ipotesi in cui, una volta accolta l’istanza, il contribuente non versa integralmente, o versa in ritardo, quanto dovuto in un’unica soluzione, ovvero una sola delle rate previste dal piano.
In tal caso, gli eventuali pagamenti già avvenuti si considerano come acconti, ed il debito residuo non è più rateizzabile.
Tale regola subisce un’eccezione nell’ipotesi in cui la prima rata non sia stata pagata per intero, e nei termini previsti: in tal caso il debito è ulteriormente rateizzabile.
L’istanza deve essere presentata utilizzando l’apposito modello disponibile sul sito internet www.gruppoequitalia.it, che potrà essere presentato direttamente agli sportelli di Equitalia, oppure inviato agli indirizzi di posta elettronica (email o PEC) riportati sul modello stesso.
Per l’accoglimento delle istanze di “rottamazione”, l’Agente della Riscossione avrà tempo fino al 31 maggio 2017, data entro la quale verrà comunicato l’ammontare complessivo delle somme dovute e le relative scadenze.
Sul punto si rimanda anche ai chiarimenti dell’Inps e dell’Inail[3] in relazione al rilascio del Durc per i soggetti che propongono domanda di ammissione alla definizione agevolata.
Il Documento unico di regolarità contributiva, hanno dichiarato gli Istituti, potrà essere infatti essere rilasciato con esito positivo solo a seguito dell’ammissione alla definizione agevolata e con il pagamento della prima rata.
Risale, però alle ultime ore la notizia dell’ammissione da parte della Commissione Finanze della Camera della risoluzione n. 7-01204, con la quale si impegna il Governo ad assumere iniziative, anche normative, affinché si proceda al rilascio del DURC in via provvisoria anche in attesa della definizione dell’istanza di adesione alla procedura agevolata.
Si rimane, pertanto, in attesa degli sviluppi del caso che saranno prontamente comunicati.


[1]Cfr. ANCE “Decreto Fiscale: Rottamazione” delle cartelle esattoriali – Modalità operative” – ID n. 26735 del 13 dicembre 2016 e“Decreto Fiscale: Conversione in legge e pubblicazione in Gazzetta” – ID n.26666 del 6 dicembre 2016.
[2] A tal riguardo, viene previsto che le singole rate dovranno essere versate secondo le scadenze così individuate:
-        nell’anno 2017: nei mesi di luglio (24% del dovuto), settembre (23% del dovuto) e novembre (23% del dovuto);
-        nell’anno 2018: nei mesi di aprile (15% del dovuto) e settembre (15% del dovuto).
[3] Cfr. ANCE “Rottamazione cartelle esattoriali – Inps messaggio n. 824 del 24.02.17” – ID n. 27602 del 27 febbraio e “I chiarimenti dell’Inail sulla rottamazione delle cartelle e il rilascio del Durc “ – ID n. 27670 del 3 marzo 2017.