Fisco

Aggiornato il Catalogo degli apparecchi per accedere agli incentivi del Conto Termico

Logo_GSEIl GSE (Ente Gestore dei Servizi Energetici controllato dal Ministero delle Finanze) ha aggiornato il “Catalogo degli apparecchi domestici”, un elenco contenente apparecchi, macchine e sistemi, identificati con marca e modello, per la produzione di energia termica. Tale Catalogo viene utilizzato per semplificare la procedura di accesso agli incentivi previsti dal nuovo Conto Termico.
L’elenco è articolato in base alla tipologia degli apparecchi:
1. caldaie a condensazione;
2. pompe di calore elettriche o a gas;
3. caldaie a biomassa;
4. collettori solari termici;
5. scaldacqua a pompa di calore;
6. sistemi ibridi a pompa di calore.
Tutti gli apparecchi elencati nel Catalogo sono validati dal GSE e dal CTI e risultano conformi ai requisiti tecnici contenuti negli allegati al Decreto 16 febbraio 2016.
L’elenco degli apparecchi contenuto nel Catalogo ha valore esemplificativo e non esaustivo. Pertanto non è escluso che altri apparecchi, non inseriti nel Catalogo, siano rispondenti ai requisiti previsti e quindi ammissibili al nuovo Conto Termico con la procedura standard.
Si ricorda, che il nuovo Conto Termico, previsto dal DM 16 febbraio 2016 ed entrato in vigore il 31 maggio 2016, incentiva interventi per l’incremento dell’efficienza energetica e la produzione di energia termica da fonti rinnovabili, i cui beneficiari sono sia le Pubbliche amministrazioni che i privati (vedi circolare ance 09-03-2016 conto termico e relativa nota di approfondimento). L’incentivo riconosciuto è proporzionale alla produzione di energia termica stimata in un anno per lo specifico impianto, ed è calcolato secondo le modalità indicate nel nuovo Conto Termico.
Il Catalogo consente di usare una procedura semplificata per accedere agli incentivi nei seguenti casi:
a)      per gli interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti di climatizzazione invernale, con potenza termica utile nominale dell’apparecchio è inferiore o uguale a 35 kW:
– utilizzanti generatori di calore a condensazione;
– dotati di pompe di calore, elettriche o a gas, utilizzanti energia aerotermica, geotermica o idrotermica, combinati anche per la produzione di acqua calda sanitaria;

b)      per interventi di:
– installazione di impianti solari termici per la produzione di acqua calda sanitaria e/o ad integrazione dell’impianto di climatizzazione invernale, anche abbinati a sistemi di solar cooling, per la produzione di energia termica per processi produttivi o immissione in reti di teleriscaldamento e teleraffreddamento. La superficie solare lorda del collettore o del sistema solare deve essere inferiore o uguale a 50 m2 ;
– sostituzione di scaldacqua elettrici con scaldacqua a pompa di calore con potenza termica utile nominale dell’apparecchio è inferiore o uguale a 35 kW;
– sostituzione di impianti di climatizzazione invernale esistenti con sistemi ibridi a pompa di calore con potenza termica utile nominale dell’apparecchio inferiore o uguale a 35 kW.

Per accedere alle agevolazioni i soggetti beneficiari devono presentare domanda online al GSE attraverso il cosiddetto PortalTermico (https://applicazioni.gse.it/GWA_UI/).

Legge europea 2017 – Pubblicazione in Gazzetta

ministero-economia-e-fiananzePossibilità per i contribuenti che richiedono i rimborsi IVA in via prioritaria, di recuperare parte dei costi sostenuti per ottenere la garanzia fideiussoria .
Questa è una delle disposizioni, in tema di fiscalità, contenute nella legge (cd. “Legge europea 2017”), pubblicata sulla G.U. n. 277 del 27 novembre 2017), che, tra l’altro, chiude una delle procedure di infrazione aperte nei confronti dell’Italia.
Si tratta, in particolare, della procedura di infrazione 2013/4080 con cui la Commissione Europea contestava all’Italia gli eccessivi costi finanziari sostenuti dai soggetti passivi per il rilascio della garanzia fideiussoria necessaria per avere il rimborso del credito IVA in via prioritaria.
Come noto, l’art. 38 del D.P.R. 633/1972 prevede la possibilità di ottenere dei rimborsi IVA prioritari, in merito è intervenuto il DL n. 193/2016 per effetto del quale è stato incrementato da 15.000 a 30.000 euro l’importo dei rimborsi IVA per cui non è richiesta alcuna garanzia fideiussoria [1]
La garanzia fideiussoria deve essere prestata, per ilrimborso del credito IVA superiore a 30.000 euro, in via obbligatoria dai cd. “contribuenti non virtuosi”[2] , ovvero in via facoltativa dai cd. “contribuenti virtuosi”[3]
A tal riguardo, l’art. 7 della legge europea 2017 ha previsto, a titolo di ristoro forfettario, il riconoscimento di una somma pari allo 0,15% dell’importo garantito (per ciascun anno di durata della garanzia), a favore dei contribuenti che sono obbligati al rilascio della fideiussione per ottenere il rimborso prioritario. [4]
Questa nuova misura si applica a partire dalle richieste di rimborso predisposte con la dichiarazione annuale dell’IVA 2018, relativa all’anno 2017 (da presentare dal1° febbraio al 30 aprile 2018) e dalle istanze di rimborso infrannuale inerenti al primo trimestre 2018.
Il beneficio interessa da vicino le imprese del settore delle costruzioni, coinvolte dal fenomeno dell’eccedenza del credito IVA chiesto a rimborso, risultante dalle operazioni nelle quali si applicano i meccanismi di inversione contabile (reverse charge e split payment) e dalle operazioni attive con aliquote inferiori rispetto alle operazioni passive.
Per completezza, si segnala che la legge europea 2017, con l’introduzione dell’art. 30-ter del DPR 633/1972, definisce le modalità ed i termini per richiedere restituzione dell’IVA versata e non dovuta, fermo restando l’impossibilità di ottenere tale restituzione qualora il versamento sia avvenuto in un contesto di frode fiscale.
[1] Ai sensi dell’art. 7 -quater, co. 32, del DL n. 193/2016, convertito con modifiche nella legge n. 225/2016. Cfr.  circolare ance 6-12-2016  e  ANCE “Rimborsi e Compensazioni IVA – Aggiornamento Guida ANCE” – circolare ance 03-04-2017 .
[2] Ai sensi dell’art.38-bis, co.4, lett.b, DPR 633/1972, devono prestare la garanzia i soggetti che:
–       esercitano un’attività d’impresa da meno di 2 anni, diversi dalle cd. “start-up innovative”;
–       hanno ricevuto, nei 2 anni precedenti la richiesta di rimborso, avvisi di accertamento o rettifica da cui risulti, per ciascun anno, una differenza tra gli importi accertati e quelli dell’imposta dovuta o del credito dichiarato in misura superiore a determinate percentuali, stabilite dall’art.38-bis del D.P.R. 633/1972;
–       hanno presentato la dichiarazione, o l’istanza da cui emerge il credito IVA, senza il visto di conformità o la sottoscrizione alternativa, ovvero non abbiano presentato la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà;
–       richiedono il rimborso dell’eccedenza detraibile risultante all’atto della cessazione dell’attività.
[3]Per contribuenti “virtuosi” si intendono i soggetti diversi da quelli elencati dall’art.38-bis, co.4 , lett.a-d, del DPR 633/1972. Si deve trattare, quindi, di:
–       soggetti che esercitano l’attività d’impresa da almeno 2 anni;
–       soggetti che non hanno ricevuto avvisi di accertamento o rettifica per determinati importi;
–       soggetti che non richiedono il rimborso del credito IVA per cessazione dell’attività.
[4]La medesima disposizione ha previsto che tali importi siano versati alla scadenza dei termini previsti per eventuali accertamenti da parte dell’Amministrazione finanziaria.

Decreto Legge 148/2017 (cd. “Decreto Fiscale”) – Misure d’interesse

palazzo chigiDall’estensione della “rottamazione delle cartelle” a quella dell’ambito applicativo dello “split payment” dal 1° gennaio 2018, all’ulteriore parziale sterilizzazione delle “clausole di salvaguardia”, con un possibile aumento, dal 2018, delle aliquota IVA del 10%.
Queste le principali misure fiscali d’interesse per il settore delle costruzioni contenute nel Decreto Legge 16 ottobre 2017, n.148, recante Disposizioni urgenti in materia finanziaria e per esigenze indifferibili, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.242 del 16 ottobre 2017.
Il Provvedimento, in vigore dal 16 ottobre stesso, è stato trasmesso in Parlamento ed è stato assegnato alla Commissione (V) Bilancio del Senato per l’avvio dell’iter di conversione in legge.
L’ANCE esprime ancora forte preoccupazione per il mantenimento, delle “clausole di salvaguardia”, secondo le quali le aliquote IVA vigenti subirebbero dal 2018 un innalzamento dall’attuale 10% all’ 11,14% e dal 22% al 25%.
Infatti, l’aumento delle aliquote IVA potrebbe incidere negativamente anche sul mercato immobiliare (seconde case e case da affitto), con una ulteriore contrazione dei consumi di settore. Si auspica, pertanto, che, come anche sollecitato dal Parlamento in sede di approvazione del DEF, il Governo possa in sede di Legge di Bilancio per il 2018 disattivare del tutto il previsto aumento dell’IVA. 
Preoccupa anche l’ulteriore estensione dell’ambito applicativo dello split payment, anche tenuto conto dei tempi medi di rimborso dell’IVA a credito che tale meccanismo genera.

Sulle disposizioni contenute nel predetto Decreto legge, l’ANCE ha predisposto un primo documento di sintesi che fa il punto sulle questioni fiscali d’interesse per il settore .

Decreto Legge 16-10-2017 n 148

documento sintesi ance decreto fiscale ottobre 2017

Locazioni brevi – I chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate nella C.M. 24/E/2017

agenzia-entrate-logoAl via la cedolare secca per le “locazioni brevi”, di durata non superiore a 30 giorni, anche per i redditi derivanti da contratti stipulati dal comodatario o dal sublocatore.
L’Agenzia delle Entrate, con la Circolare agenzia entrate 24-E del 12-10-2017 , fa il punto sul regime fiscale delle “locazioni brevi”, introdotto dal DL 50/2017 (cd. “Manovra Correttiva”), convertito dalla legge 96/2017[1].
Come noto, l’art. 4. del citato Provvedimento ha previsto una specifica disciplina fiscale per le locazioni di immobili residenziali, di durata non superiore a 30 giorni, poste in essere da persone fisiche non esercenti attività di impresa.
In particolare, dal punto di vista fiscale, viene riconosciuta la possibilità di esercitare l’opzione per la cd. cedolare secca (con aliquota del 21%)[2] anche per le “locazioni brevi”, stipulate, a partire dal giugno 2017,da soggetti privati anche attraverso la gestione di portali online.
Inoltre, il DL 50/2017 ha esteso l’opzione per “cedolare secca” anche ai corrispettivi derivanti dai contratti di sublocazione e dai contratti stipulati dal comodatario a favore di terzi.
A tal riguardo, l’Agenzia delle Entrate, nella C.M. 24/E/2017, ha chiarito che, dal punto di vista fiscale, per gli immobili dati in comodato e successivamente oggetto di “locazione breve”:
·       il comodatario deve effettuare la ritenuta del 21% sui canoni percepiti, diventando, così, titolare di un reddito diverso assimilabile a quello da “sublocazione”;
·       il comodante resta titolare del reddito fondiario, derivante dalla mera proprietà del bene, senza tener conto dei canoni oggetto della locazione.
Pertanto, l’Agenzia delle Entrate supera i precedenti orientamenti (contenuti nelle R.M. 381/E e 394/E del 2008) secondo cui il comodante, in caso di sublocazione da parte del comodatario, era titolare del reddito fondiario che comprendeva anche i canoni di locazione.
Inoltre, con riferimento alle modalità operative delle cd. “locazioni brevi”, viene precisato altresì che:
  • l’opzione per la cedolare secca deve essere effettuata nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in cui i canoni sono maturati o pagati;
  • il locatore può scegliere il regime della cedolare secca per ciascun contratto stipulato;
  • la durata di ogni “locazione breve” non può essere superiore a 30 giorni.
A tal riguardo, viene chiarito che nel caso di più “locazioni brevi” stipulate nell’anno tra le stesse parti, la durata dei 30 giorni deve essere riferita ad ogni singolo contratto.

[1] Cfr. ANCE “Manovra correttiva – Pubblicata la conversione in legge del DL 50/2017” – ID n. 29123 del 27 giugno 2017.
[2] Come noto, la cedolare secca è un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e relativa addizionali, nonché delle imposte di registro e di bollo dovute sul contratto di locazione. Cfr. l’art.3 del D.Lgs. 23/2011 (cd. “Federalismo fiscale municipale” – cfr., anche Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 7 aprile 2011).

“Ristrutturazioni edilizie” – Nuova guida dell’Agenzia delle Entrate

Pagine da Ristrutturazioni agenzia entrate guida settembre 2017L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato, sul proprio sito internet, l’aggiornamento della Guida «Ristrutturazioni edilizie: le agevolazioni fiscali» (settembre 2017) che, oltre a riepilogare le misure contenute nella legge di Bilancio 2017, si sofferma sulle novità, relative agli interventi di adeguamento antisismico, introdotte dal DL 50/2017 (cd. “Manovra correttiva”)[1].

Come noto, la legge n. 232/2016 (cd. “Bilancio 2017”) ha previsto la proroga del potenziamento della detrazione IRPEF per il recupero delle abitazioni (cd. 36%) che continuerà ad applicarsi nella misura del 50%, per le spese sostenute sino al 31 dicembre 2017, da assumere entro il limite massimo di 96.000 euro.
La proroga, a tutto il 2017, riguarda anche la detrazione del 50% per l’acquisto di abitazioni facenti parte di edifici interamente ristrutturati da imprese (detrazione da applicare sul 25% del prezzo d’acquisto, sempre nel massimo di 96.000 euro).
In merito, si ricorda che per fruire dell’agevolazione è necessario che i trasferimenti delle singole unità immobiliari, siano posti in essere dall’impresa che ha eseguito i lavori di ristrutturazione entro 18 mesi dall’ultimazione dei lavori.
In tale ipotesi, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che è possibile fruire di tale detrazione anche se il rogito è stato stipulato prima della fine dei lavori, ma potrà essere effettivamente goduta dall’acquirente solo a partire dal periodo d’imposta in cui i lavori sull’intero fabbricato siano stati ultimati[2].
Tra le novità introdotte dalla legge di Bilancio 2017, si ricorda la disciplina del cd. nuovo “sismabonus” che, come noto, proroga per 5 anni (2017-2021) la detrazione IRPEF/IRES delle spese sostenute,sino ad un ammontare massimo di 96.000 euro, per interventi di messa in sicurezza statica delle abitazioni e degli immobili a destinazione produttiva, situati nelle zone ad alta pericolosità sismica.
In merito, l’Agenzia delle Entrate conferma che la nuova formulazione, applicabile agli interventi posti in essere dal 1° gennaio 2017, prevede :
-        la rimodulazione della percentuale di detrazione;
-        l’ampliamento dell’ambito oggettivo, includendo anche le abitazioni diverse dalle “abitazioni principali” e l’estensione anche alla zona sismica 3 (oltre le attuali zone 1 e 2)
-        la riduzione, da 10 a 5 anni, del periodo di ripartizione della detrazione.
In particolare, la percentuale di detrazione è pari al:
·       50% per gli interventi “antisismici” eseguiti sulle parti strutturali,
·       70% se l’intervento riduce il rischio sismico di una classe,
·       75% se l’intervento riguarda interi condomini e consente di ridurre il rischio sismico di una classe,
·       80% se l’intervento riduce il rischio sismico di due classi,
·       85% se l’intervento riguarda interi condomini e consente di ridurre il rischio sismico di due classi.
In ogni caso, l’ammontare delle spese agevolate non può superare i 96.000 euro per unità immobiliare[3].
Anche per quanto riguarda i lavori antisismici su parti comuni condominiali, la Guida conferma le novità introdotte dalla legge 232/2016 ed, in particolare, la possibilità di cedere la detrazione (spettante ad ogni condomino)sotto forma di credito d’imposta alle imprese esecutrici o a soggetti privati, ma con esclusione degli istituti di credito e degli intermediari finanziari.
Con riferimento alle misure antisismiche, la Guida approfondisce, altresì, la nuova disciplina introdotta dall’art. 46-quater del DL 50/2017 convertito, con modificazioni, dalla legge 96/2017, che estende l’agevolazione del cd. “sismabonus agli acquisti di case antisismiche site nei comuni della zona a rischio sismico 1, cedute dalle imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare e derivanti da interventi di demolizione e ricostruzione, anche con variazione volumetrica.
In particolare, per i trasferimenti delle singole unità immobiliari, effettuati entro 18 mesi dall’ultimazione dei lavori, viene prevista l’applicazione della detrazione del 75%, ovvero dell’85% in capo all’acquirente, da recuperare in 5 quote annuali in sede di dichiarazione dei redditi.
In tal caso, essendo i costi di ricostruzione sostenuti direttamente dall’impresa, la detrazione è correlata al prezzo dell’unità immobiliare risultante nell’atto pubblico di compravendita e, comunque, entro l’importo massimo di 96.000 (detrazione massima pari a €81.600, da recuperare in 5 anni per un importo annuale di €16.320 l’anno).
A tal riguardo, l’Agenzia delle Entrate conferma che:
·       le zone classificate a rischio sismico 1 sono quelle individuate dall’ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3519 del 28 aprile 2006;
·       gli interventi di ricostruzione dell’edificio possono determinare anche un aumento volumetrico rispetto a quello preesistente (ove le norme urbanistiche lo consentano);
·       i lavori devono essere eseguiti dall’impresa costruttrice/ristrutturatrice che provvede, entro 18 mesi dalla data di ultimazione dei lavori, alla successiva rivendita.
Confermata, altresì, in alternativa alla detrazione di imposta in sede di dichiarazione dei redditi, la facoltà dell’acquirente di optare per la cessione del credito di imposta, corrispondente all’importo detraibile secondo quando previsto dalla legge.

Il credito di imposta può essere ceduto a soggetti terzi (privati anche esercenti attività commerciale, diversi da banche o intermediari finanziari), così come attualmente previsto per il “Sismabonus condomini” (articolo 1, legge 232/2016).


[1] Cfr. ANCEFisco e casa – Aggiornamento Guida ANCE” – Guida ANCE FISCO CASA AGOSTO 2017  ; ANCE “Manovra correttiva” – Pubblicata la conversione in legge del DL 50/2017” -circolare ance 27-06-2017
[2] Cfr. C.M. 4 aprile 2017, n. 7. Il contenuto della citata Circolare è stato confermato dal viceministro all’Economia, Luigi Casero, nell’interrogazione parlamentare n. 5-12157.
[3]Viene inoltre ricordato che, in osservanza a quanto stabilito nella norma della legge di Bilancio, il 28 febbraio 2017 è stato emanato il decreto del MIT, che ha stabilito le linee guida per la classificazione del rischio sismico delle costruzioni e le modalità per l’attestazione, da parte dei professionisti abilitati, dell’efficacia degli interventi effettuati.

Sismabonus e Ecobonus – Guida operativa alla cessione del credito

copertina guida ecobonusBreve guida operativa sulle modalità di cessione del credito d’imposta da “Sismabonus” ed “Ecobonus” per i lavori condominiali e per l’“Ecobonus incapienti”.
Questi, in sintesi, i contenuti della Guida Pratica   che l’ANCE ha redatto sulle diverse ipotesi di cessione del credito d’imposta, derivante dal riconoscimento dei “bonus” fiscali per interventi di riqualificazione energetica degli edifici e di prevenzione del rischio sismico (rispettivamente art.14 e art.16 del DL 63/2013, convertito con modificazioni nella legge 90/2013).
Il vademecum, composto da una breve premessa sul funzionamento del meccanismo, anche alla luce dei provvedimenti attuativi emanati lo scorso 8 giugno dall’Agenzia delle Entrate per il “Sismabonus condomini[1] e per il “Ecobonus condomini[2], e da una presentazione grafica che ne illustra i diversi passaggi, si propone di informare ed orientare i contribuenti sulle diverse possibilità di accesso ai benefici, relativamente alla opportunità di fruirne non più esclusivamente sotto forma di detrazione d’imposta ma anche mediante riconoscimento e successiva cessione di un credito d’imposta di corrispondente valore.

Sul tema, l’ANCE continua inoltre la sua costante azione affinché il meccanismo raggiunga la più ampia diffusione e, in proposito, ha in programma un evento formativo che coinvolgerà tutti gli operatori economici interessati.

[1] Cfr., da ultimo, ANCE “Manovra correttiva-Pubblicata la conversione in legge del DL 50/2017”- circolare ance 27-06-2017 ,“Ristrutturazioni edilizie e “sismabonus” – Nuova guida dell’Agenzia delle Entrate” news ance del 16 giugno 2017 , “Sismabonus e Ecobonus – Provvedimenti AdE sulla cessione del credito d’imposta”- circolare ance 09-06-2017 , “Sismabonus – On-line la Guida del Ministero infrastrutture e trasporti”- circolare ance 07-06-2017 , “Sismabonus per acquisto case demolite e ricostruite”- circolare ance 29-05-2017 , “Sismabonus: pubblicate le Linee guida per la classificazione del rischio sismico delle costruzioni” – news ance del 1 marzo 2017 
[2] Cfr., da ultimo, ANCE ANCE ANCE “Manovra correttiva-Pubblicata la conversione in legge del DL 50/2017”- circolare ance 27-06-2017 , “Sismabonus e Ecobonus – Provvedimenti AdE sulla cessione del credito d’imposta”- circolare ance 09-06-2017 ,“Novità fiscali 2017 – I chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate nella C.M. 8/E/2017” – news ance del 10 aprile 2017  , “Istruzioni ai bonus fiscali per il 2016 – I chiarimenti dell’AdE nella C.M. 7/E/2017” – circolare ance 05-04-2017 .

“Split Payment” – Nuova Guida dell’ANCE

mefAggiornata la Guida ANCE “Split payment – Proroga ed ampliamento”, alla luce della proroga, dal 1° luglio scorso, del meccanismo della “scissione dei pagamenti” e della sua estensione a tutte le Pubbliche Amministrazioni, alle società controllate dalla P.A., nonché alle società quotate in borsa, come previsto dalla “Manovra correttiva 2017”.
Il vademecum è completato dall’Appendice “Norme e Prassi, che raccoglie, non solo, la normativa di legge e le pronunce dell’Amministrazione finanziaria, ma anche la disciplina attuativa del D.M. 23 gennaio 2015, nella versione aggiornata di recente dal recente D.M. 27 giugno 2017.
Sono, altresì disponibili (con collegamenti diretti sul sito internet del Dipartimento delle finanze – Def) gli elenchi dei soggetti coinvolti (P.A. e società controllate/quotate).
Come noto, infatti, la “Manovra correttiva 2017” ha confermato la proroga, sino al 2020, della scissione dei pagamenti, originariamente fissata, dalla stessa Unione europea, fino al 31 dicembre 2017, quale termine ultimo d’applicazione dello strumento[1] [2].
La Guida predisposta dall’ANCE fa, quindi, il punto sulle novità relative all’applicazione dello “split payment”, e tiene conto dei chiarimenti a suo tempo forniti dall’Agenzia delle Entrate, in attesa delle ulteriori specifiche indicazioni che l’Amministrazione finanziaria fornirà in materia.
In generale, la proroga e l’ampliamento dell’ambito applicativo dello “split payment” preoccupano fortemente le imprese del settore delle costruzioni.
L’obbligo di fatturazione elettronica nei rapporti con tutte le PP.AA. è già in vigore dal 2015 ed è considerato elemento già sufficiente per il contrasto all’evasione IVA, tanto da giustificare la stessa vigenza temporanea dello “split”.
Soprattutto per le imprese che operano nel comparto dei lavori pubblici, dal meccanismo dello “split payment” deriva infatti un incremento esponenziale del credito IVA. L’Iva in sostanza non viene più corrisposta alle imprese non solo nei rapporti con la pubblica amministrazione ma anche nei rapporti con tutte le società a partecipazione statale e locale.
Tale criticità, poi, si aggrava quando i lavori sono realizzati tramite strutture consortili. In questi casi, infatti, il credito IVA si forma in capo al Consorzio che, per sua natura, è destinato a sciogliersi ad opera ultimata, per cui il recupero del credito diventa veramente difficoltoso.
Seppur apprezzabile, poi, non è ancora sufficiente l’intervento del Governo che, nella risoluzione del Parlamento di approvazione del DEF2017 (Documento di Economia e Finanza), si è impegnato al rispetto dei tempi previsti dalla legislazione vigente per le procedure di rimborso dei crediti IVA derivanti proprio dall’applicazione dello “split payment” (a tutt’oggi ancora oltre i 6 mesi). Un primo passo in questo senso sembra esser stato compiuto con la norma del D.L. 50/2017, che rende operativi i rimborsi mediante il conto fiscale anche per i soggetti coinvolti nello “split payment”.
Sulla stessa linea può essere compresa la proposta ANCE di introdurre un modello di dichiarazione Iva mensile, che consenta il rimborso o la compensazione del credito iva già il mese successivo a quello di presentazione della dichiarazione.
Tuttavia, l’Associazione ritiene che, più che di un’ accelerazione nei tempi di recupero del credito IVA, sarebbe quanto mai necessario ripristinare il principio di neutralità dell’IVA, che questo meccanismo di fatto mina.
E ciò sarebbe possibile, ad esempio, mediante l’applicazione del “reverse charge”, quale meccanismo di liquidazione dell’IVA dovuta ai fornitori, tutte le volte in cui si renda applicabile lo “split payment” verso i committenti pubblici.
Tra le soluzioni auspicabili, infine, anche in un’ottica di semplificazione, l’ANCE da tempo sostiene la necessità di rendere obbligatorio l’uso della fattura elettronica per tutte le operazioni tra soggetti IVA (quindi, anche tra privati), in sostituzione dello “split payment”.
Proprio in linea con la posizione dell’Associazione, sembra che il Governo stia valutando, in vista della legge di Bilancio 2018, la possibilità di rendere obbligatoria per tutti i soggetti IVA la fatturazione elettronica, dietro autorizzazione dei competenti organi comunitari (le norme comunitarie ammettono, infatti, la fatturazione elettronica tra privati solo su opzione e non come meccanismo obbligatorio).

Se l’introduzione di tale modalità di fatturazione trovasse conferma, l’ANCE è convinta che il conseguente recupero del tax gap (differenziale tra l’IVA dovuta e quella effettivamente pagata) consentirebbe di procedere alla definitiva abolizione dello “split payment”.


[1] Per un quadro complessivo cfr. l’art.1 del D.L. 50/2017, convertito, con modificazioni, nella legge 96/2017 ed il D.M. 27 giugno 2017, che ha modificato il D.M. 23 gennaio 2015.
Cfr. ANCE “Split payment – Pubblicato Decreto Attuativo ed elenchi delle P.A. coinvolte” – vedi news Ance del 28 giugno 2017.
[2]Si ricorda che il meccanismo viene attualmente disciplinato all’art.17-ter, del D.P.R. 633/1972 (in base al quale le imprese non ricevono più l’IVA sulle fatture emesse nei confronti dello Stato e degli Enti pubblici territoriali, che viene versata direttamente dal committente).
Cfr. ANCE “Split payment – Via libera della UE alla proroga fino al 2020” – circolare ance 09-05-2017  e “Manovra correttiva – Pubblicata la conversione in legge del DL 50/2017” – circolare ance 27-06-2017 .

DL 91/2017 cd. “Decreto Sud” – Proroga Iperammortamento

palazzo chigiProrogato al 31 luglio 2018 (anziché al 30 giugno 2018) il termine per la consegna dei beni digitali, agevolabili con l’iperammortamento, a condizione che venga pagato un acconto pari almeno al 20% del prezzo d’acquisto entro il 31 dicembre 2017.
Questa una delle misure fiscali contenute nel Decreto legge 20 giugno 2017, n. 91, (cd. “Decreto Sud”), recante “Disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno”, entrato in vigore dal 21 giugno 2017 ed attualmente all’esame della Commissione Bilancio del Senato per la relativa conversione in legge (DDL n. 2860/S).
Come noto, l’art. 1, co. 9, della legge n. 232/2016 (Legge di Bilancio 2017) ha previsto, al fine di incentivare gli investimenti in chiave “industria 4.0”, la possibilità di acquistare beni materiali digitali, funzionali alla digitalizzazione dei processi produttivi, con una percentuale di ammortamento pari al 250% (cd. iperammortamento)[1].
In sostanza, l’incentivo consente di ammortizzare il 150% in più del costo d’acquisto dei beni materiali digitali, elencati nell’Allegato A della legge n. 232/2016 (in questo modo, l’ammortamento viene calcolato non sul 100% del costo del bene, come avviene in base alle regole ordinarie, ma sul 250% del costo dello stesso, ovvero con una maggiorazione del 150% del coefficiente d’ammortamento).
Sotto il profilo temporale, la legge di Bilancio 2017 prevede che per beneficiare dell’iperammortamento i beni digitali devono:
-       essere acquistati entro il 31 dicembre 2017;
oppure
-       essere consegnati entro il 30 giugno 2018 a condizione che, entro la data del  31 dicembre 2017, il relativo ordine deve risultare accettato dal venditore e deve essere pagato un acconto pari almeno al 20% del prezzo d’acquisto.
Con le modifiche introdotte dall’art. 14, co. 1, del DL 91/2017, viene prorogato di un mese tale ultimo termine, prevedendo che l’agevolazione si applica agli acquisti di beni digitali effettuati entro il 31 luglio 2018 (anziché 30 giugno 2018), sempre a condizione che entro il 31 dicembre 2017:
·       il venditore accetti il relativo ordine d’acquisto;
·       l’acquirente paghi un acconto pari almeno al 20% del prezzo d’acquisto.
Per completezza, si ricorda che per la fruizione dell’“iperammortamento” per i beni digitali l’impresa deve produrre una dichiarazione del legale rappresentante attestante che il bene possiede le caratteristiche tecniche idonee per includerlo negli elenchi di cui all’Allegato A o B della legge 232/2016 e che lo stesso è interconnesso al sistema aziendale di gestione della produzione e alla rete di fornitura.
Per i beni digitali di costo unitario superiore a 500.000 tale attestazione deve essere sostituita da una perizia tecnica giurata, rilasciata da un ingegnere o da un perito industriale, iscritti nei rispettivi albi professionali, o da un Ente di certificazione accreditato.

Split payment – Pubblicato Decreto Attuativo ed elenchi delle P.A. coinvolte

mefDisponibili sul sito internet del Dipartimento delle finanze il Decreto del Ministro dell’economia e finanze 27 giugno 2017, con relativa Relazione illustrativa, che fissa le modalità attuative del meccanismo della “scissione dei pagamenti” (cd. “split payment”), prorogato sino al 2020 dalla “Manovra correttiva 2017” (art.1, del D.L. 50/2017, convertito, con modificazioni, nella legge 96/2017).
Lo stesso sito del Def ha messo anche a disposizione gli elenchi delle Pubbliche amministrazioni e delle società da questa controllate[1], tenute all’applicazione del meccanismo, che, dal 1° luglio 2017, viene esteso a tutte le PP.AA., alle società partecipate e a quelle quotate incluse nell’indice FTSE MIB.
Mediante la consultazione degli elenchi, ripartiti in cinque sezioni, contenenti la denominazione ed il codice fiscale delle P.A. interessate allo “split payment”, le imprese che effettuano cessioni di beni o prestazioni di servizi potranno verificare le informazioni relative ai loro committenti pubblici.
Resta fermo che le P.A., in caso di richiesta dei cedenti o prestatori, devono rilasciare un documento che attesta la loro assoggettabilità al meccanismo dello split, per una corretta fatturazione delle operazioni.
Come noto, la “Manovra correttiva 2017” ha confermato la proroga, sino al 2020, della scissione dei pagamenti, originariamente fissata, dalla stessa Unione europea, fino al 31 dicembre 2017, quale termine ultimo d’applicazione dello strumento[2].
Inoltre, per le fatture emesse dal 1° luglio 2017, relative a cessioni di beni e prestazioni di servizi, il meccanismo dello “split payment” viene, altresì, esteso anche nei confronti dei seguenti soggetti:
-       tutte le pubbliche amministrazioni[3];
-       tutte le società controllate, in via diretta, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri (e le società da queste stesse controllate);
-       tutte le società controllate, in via diretta, dalle regioni, province, città metropolitane, comuni ed unioni di comuni (e le società da queste stesse controllate);
-       le società quotate in borsa, limitatamente a quelle inserite nell’indice FTSE Mib di Borsa Italiana e le società da queste stesse controllate.
Si ricorda, altresì, che il meccanismo è stato reso obbligatorio anche per le prestazioni di servizi rese dai professionisti, i cui compensi sono assoggettati a ritenuta alla fonte a titolo di imposta sul reddito[4].
Sotto il profilo dei rimborsi IVA, resta confermato che, a decorrere dal 1° gennaio 2018, per tutti i soggetti titolari di partita IVA i rimborsi in conto fiscale verranno effettuati in tempi più rapidi, attraverso una semplificazione delle procedure interne di emissione del pagamento.
Pertanto, per tutti i soggetti IVA, comprese le imprese che applicano lo split payment, i tempi per ottenere i rimborsi subiranno un’accelerazione, in modo da ridurre da 90 a 65 giorni i tempi per ottenere l’accredito.
Con Decreto del Ministro dell’economia e finanze, entro novanta giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione (ovvero entro il 24 settembre 2017), verranno stabilite le modalità attuative della nuova procedura di rimborso.
Osservazioni – In generale, la proroga e l’ampliamento dell’ambito applicativo dello “split payment” preoccupano fortemente le imprese del settore delle costruzioni. L’obbligo di fatturazione elettronica nei rapporti con tutte le PP.AA. è già in vigore dal 2015 ed è considerato elemento già sufficiente per il contrasto all’evasione IVA.
Infatti, la stessa vigenza temporanea dello “split” era giustificata proprio dall’introduzione solo dal 2015 della fatturazione elettronica.
Per le imprese che operano nel comparto dei lavori pubblici, le conseguenze di queste ultime modifiche attengono sempre all’incremento esponenziale del credito IVA. Infatti, con l’entrata in vigore della norma, l’Iva non verrà più corrisposta alle imprese non solo nei rapporti con la pubblica amministrazione ma anche nei rapporti con tutte le società a partecipazione statale e locale.
Tale criticità, poi, si aggrava quando i lavori sono realizzati tramite strutture consortili. In questi casi, infatti, il credito IVA si forma in capo al Consorzio che, per sua natura, è destinato a sciogliersi ad opera ultimata, per cui il recupero del credito diventa veramente difficoltoso.
Su questo aspetto, si è ancora in attesa di una specifica autorizzazione della Commissione Europea che renda applicativa una norma, fortemente sollecitata dall’ANCE, contenuta nella legge di Stabilità dello scorso anno (art.1, co. 128, legge 208/2015), che farebbe sì che il credito IVA non si formi in capo al Consorzio ma, come avviene ordinariamente, in capo alle singole imprese consorziate.
La proroga sino al 2020 del meccanismo rende quindi ancora più evidente la necessità di accelerare l’operatività della disposizione. Ciò in quanto il settore edile opera già da tempo, e oramai quasi integralmente, applicando il meccanismo del “reverse charge” (anch’esso di derivazione europea) che, in pratica, è l’equivalente della “scissione dei pagamenti” solo che opera in presenza di committenti privati.
In ogni caso, resta da risolvere il problema del credito IVA, rendendo pressoché immediato il rimborso, che attualmente avviene in un periodo che supera in media i sei mesi.
Al riguardo, non è da ritenere sufficiente, la modifica introdotta alla Camera relativa all’operatività dei rimborsi mediante il conto fiscale anche per i soggetti coinvolti nello “split payment”, anche se la norma produrrebbe un’effettiva accelerazione nel recupero del credito IVA.
In merito, si ricorda che, nella risoluzione del Parlamento di approvazione del DEF2017 (Documento di Economia e Finanza), era stato richiesto l’impegno del Governo al rispetto dei tempi previsti dalla legislazione vigente per le procedure di rimborso dei crediti IVA derivanti proprio dall’applicazione dello “split payment”.
Allo stesso modo il Governo sta valutando, in vista della legge di bilancio 2018, la possibilità di rendere obbligatoria per tutti i soggetti IVA la fatturazione elettronica dietro autorizzazione dei competenti organi comunitari (le norme comunitarie ammettono, infatti, la fatturazione elettronica tra privati solo su opzione e non come meccanismo obbligatorio). In tal modo si recupererebbe il tax gap (differenziale tra l’IVA dovuta e quella effettivamente pagata) potendo poi procedere all’abolizione dello “split payment”.
Sempre in vista della legge di Bilancio 2018, l’ANCE non mancherà di evidenziare, tenuto conto del permanere dello split payment fino al 2020, la necessità di prevedere, in via generale,  l’applicazione del reverse charge, quale meccanismo di liquidazione dell’IVA dovuta ai fornitori, tutte le volte in cui si renda applicabile lo split payment verso i committenti pubblici.


[2]Come noto, il meccanismo viene attualmente disciplinato all’art.17-ter del DPR 633/1972 (in base al quale le imprese non ricevono più l’IVA sulle fatture emesse nei confronti dello Stato e degli Enti pubblici territoriali, che viene versata direttamente dal committente).
Cfr. ANCE “Split payment – Via libera della UE alla proroga fino al 2020” – circolare ance 09-05-2017  e “Manovra correttiva – Pubblicata la conversione in legge del DL 50/2017”  – circolare ance 27-06-2017 
[3] A tal riguardo, viene riscritto l’art.17-ter del DPR 633/1972 (in vigore dal 1° luglio 2017) che, nel confermare l’applicabilità dello “split payment” agli Enti pubblici, fa riferimento all’art.1, co.2, della legge 196/2009, rispetto alla formulazione attuale che fornisce un elenco delle singole Amministrazioni coinvolte.
[4] Tale modifica viene prevista mediante l’abrogazione del co.2 del citato art.17ter del DPR 633/1972.