Fisco

IVA, No della Commissione all’Italia ad applicare il “reverse charge” per le forniture ai consorzi da parte dei loro membri

agenda_urbana_europeaIl 21 giugno è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’UE la comunicazione della Commissione al Consiglio con la quale la Commissione si oppone all’applicazione del meccanismo dell’inversione contabile alla cessione di beni e alla prestazione di servizi ai consorzi da parte dei consorziati.

L’Italia, come previsto dalla direttiva IVA 2006/112/CE, aveva chiesto, a luglio 2016, di poter introdurre una misura di deroga all’articolo 193 che la autorizzasse ad applicare il suddetto meccanismo di inversione contabile nel caso in cui ai pagamenti dell’amministrazione appaltante fatti al consorzio fosse applicato lo “split payment”.

L’entrata in vigore della misura, contenuta nella legge di Stabilità del 2016, era subordinata al via libera di Bruxelles e quindi non è mai avvenuta. Tale misura era fortemente voluta dall’ANCE che, proprio con riferimento all’applicabilità dello “split payment” in presenza di strutture consortili, aveva intrapreso le più opportune iniziative presso le competenti sedi, volte ad ottenere l’operatività dell’equivalente meccanismo del “reverse charge” nei rapporti di fatturazione interna tra consorzio ed imprese consorziate.

Secondo la Commissione, invece, “dal momento che il Governo Italiano non ha dimostrato la necessità della misura di deroga al fine di evitare le frodi o semplificare le procedure per i soggetti passivi e/o per le amministrazioni fiscali a norma dell’articolo 395 della direttiva IVA, la richiesta non soddisfa le condizioni di cui al suddetto articolo”.

Ristrutturazioni edilizie – Nuova guida dell’Agenzia delle Entrate

copertina guida fiscale ristrutturazioni edilizie febbraio 2018L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato, sul proprio sito internet, l’aggiornamento della Guida sulle Ristrutturazioni edilizie, a seguito della proroga per tutto il 2018 della detrazione IRPEF del 50% per le ristrutturazioni edilizie, disposta dall’ultima legge di Bilancio.
La Guida «Ristrutturazioni edilizie: le agevolazioni fiscali» (febbraio 2018) dell’Agenzia delle Entrate si sofferma sulla proroga della detrazione IRPEF per le ristrutturazioni edilizie[1]prevista dalla legge n. 205/2017 (cd. “Bilancio 2018”) che, quindi, si applicherà ancora nella misura del 50% per le spese sostenute sino al 31 dicembre 2018, entro il limite massimo di 96.000 euro.
La proroga a tutto il 2018 riguarda anche:
  • la detrazione del 50% per l’acquisto di abitazioni facenti parte di edifici interamente ristrutturati da imprese (detrazione da applicare sul 25% del prezzo d’acquisto, sempre nel massimo di 96.000 euro).
  • la detrazione del 50% per l’acquisto o realizzazione di box pertinenti alle abitazioni.
Per quanto riguarda la disciplina del beneficio, in sostanza, la Guida conferma quanto già precisato nella Guida aggiornata al 22 settembre 2017[2], salvo alcune novità riguardanti l’inclusione degli IACP tra i soggetti beneficiari e alcuni adempimenti da effettuare nei confronti dell’ENEA.
In particolare, in relazione ai soggetti beneficiari della detrazione per lavori di ristrutturazione delle singole unità abitative, viene precisato che dal 2018 le detrazioni per interventi di ristrutturazione edilizia, inclusi quelli per l’adozione di misure antisismiche,  spettano anche:
  • agli Istituti autonomi per le case popolari;
  • agli enti che hanno le stesse finalità sociali dei predetti istituti; tali enti devono essere stati costituiti, e già operanti alla data del 31 dicembre 2013, nella forma di società che rispondono ai requisiti della legislazione europea in materia di in house providing;
  • alle cooperative di abitazione a proprietà indivisa per interventi realizzati su immobili dalle stesse posseduti e assegnati in godimento ai propri soci.
Nessuna novità, invece, per quanto riguarda gli interventi agevolati. Va segnalato che, riguardo, in particolare, alla detrazione per interventi di adozione di misure antisismiche, il cd. Sismabonus, la Guida ricorda che sono previste detrazioni più elevate, che possono arrivare fino all’85% ed essere usufruite fino al 31 dicembre 2021. A tal riguardo l’Agenzia preannuncia la pubblicazione di un’apposita guida.
Per quanto riguarda gli adempimenti necessari per fruire della detrazione per le ristrutturazioni ediliziesi segnala il nuovo obbligo, introdotto dalla legge di Bilancio 2018, di trasmettere all’Enea le informazioni sui lavori effettuati, analogamente a quanto già previsto per la riqualificazione energetica degli edifici.
Tale adempimento viene introdotto, come precisato dalla Agenzia delle Entrate, al fine di operare un monitoraggio del risparmio energetico ottenuto con la realizzazione degli interventi.
La Guida si sofferma, inoltre, sull’IVA ridotta al 10% per gli interventi di recupero delle abitazioni e per l’acquisto e posa in opera dei cd. “beni significativi”[3].
Con riguardo a quest’ultimo punto, si segnala, che la legge di Bilancio 2018 ha introdotto una norma di interpretazione autentica dell’art.7, co.1, lett. b) della legge 448/1999 che disciplina l’applicazione dell’aliquota IVA ridotta al 10% per le forniture dei beni significativi nell’ambito di interventi di recupero realizzati su fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata.
Come noto, sul valore di tali beni, l’IVA al 10% si applica solo sino a concorrenza del valore della prestazione (manodopera più materie prime), mentre sulla differenza si applica l’aliquota IVA ordinaria del 22%.
L’interpretazione fornita dalla legge di Bilancio 2018 e ripresa dall’Ade nella Guida, è finalizzata a individuare correttamente il valore dei beni significativi, quando con l’intervento vengono fornite anche componenti e parti staccate di tali beni. La determinazione di questo valore dipende infatti, dall’autonomia funzionale delle parti rispetto al bene principale.
In tal senso, la Guida richiama la Circolare 12/E del 2016[4] e precisa che le parti staccate o le componenti del bene significativo che godono di una propria autonomia funzionale non confluiscono nel valore del bene, ma in quello della prestazione e sono assoggettate ad aliquota IVA ridotta del 10%. Mentre le componenti che costituiscono parte integrante del bene e concorrono alla sua normale funzionalità, devono confluire nel valore del bene stesso.

Si ricorda, che la stessa legge di Bilancio ha previsto che la fattura emessa da chi realizza l’intervento deve specificare, oltre all’oggetto della prestazione, anche il valore dei “beni significativi” forniti con lo stesso intervento.


[1] Cfr. Ance “Legge di Bilancio 2018 – Focus fiscale” – circolare ance 26-01-2018 focus fiscale .
[2] Cfr. Ance “Ristrutturazioni edilizie e “bonus mobili” – Nuova guida dell’Agenzia delle Entrate” – circolare ance 14-03-2017 
[3] Tali beni sono specificatamente stati individuati dal D.M. 29 dicembre 1999 e sono: ascensori e montacarichi, infissi esterni e interni, caldaie, video citofoni, apparecchiature di condizionamento e riciclo dell’aria, sanitari e rubinetteria da bagni, impianti di sicurezza.
[4] Cfr. Ance “Il “Pacchetto casa” della Stabilità 2016 – Chiarimenti ufficiali dell’AdE”- circolare ance 11-04-2016

Condhotel: il DPCM 13/2018 in dettaglio

condhotel_htdIl Dpcm 13/2018 – in vigore dal 21 marzo prossimo – disciplina per la prima volta i condhotel ossia una nuova forma di ospitalità ricettiva che intende coniugare, in un contesto immobiliare e funzionale unitario, l’attività alberghiera con la residenza.
Nonostante l’obiettivo di diversificare l’offerta turistica e favorire gli investimenti volti alla riqualificazione degli esercizi alberghieri esistenti, la normativa del Dpcm – emanato in attuazione della delega prevista dall’art. 31 del dl 133/2014 cd. sblocca italia – si discosta in diversi punti dalla norma primaria, ponendo condizioni e restrizioni all’esercizio dei condhotel che ne limitano le potenzialità.
Di seguito, l’analisi dettagliata dei principali articoli della nuova normativa.

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Revisione della direttiva IVA, presentate le proposte della Commissione europea

logo commissione ueIl 18 gennaio la Commissione ha presentato un pacchetto di proposte di revisione della direttiva IVA 2006/112/CE per rendere le disposizioni in materia di IVA più flessibili per gli Stati membri e per ridurre il peso burocratico per le PMI.

In base alla prima proposta, oltre all’aliquota IVA normale, gli Stati membri potrebbero ora cambiare le aliquote e fissare: due aliquote distinte comprese tra il 5 e il 15%; un’aliquota da fissare tra lo 0 e il 5%; un’aliquota pari a 0 per i beni esenti da IVA (o “aliquota zero”).

L’attuale, complesso, elenco di beni e servizi cui possono essere applicate aliquote ridotte sarebbe soppresso e sostituito da un nuovo elenco di prodotti (come armi, bevande alcoliche, tabacco e gioco d’azzardo) ai quali dovrebbe sempre essere applicata l’aliquota normale del 15% o un’aliquota superiore.

Per salvaguardare le entrate pubbliche, gli Stati membri devono inoltre garantire che l’aliquota IVA media ponderata sia pari almeno al 12%.

Con il nuovo regime, tutti i beni che attualmente beneficiano di aliquote diverse dall’aliquota normale potranno continuare a farlo.

Per quanto riguarda le PMI, attualmente gli Stati membri possono esentare dall’IVA le vendite delle piccole imprese a condizione che non superino un determinato volume d’affari annuo, che varia da un paese all’altro. Le PMI in crescita perdono l’accesso alle misure di semplificazione una volta superata la soglia di esenzione. Inoltre, tali esenzioni sono accessibili soltanto ai soggetti nazionali. Non vi è quindi parità di condizioni per le piccole imprese operanti all’interno dell’UE.

Le soglie di esenzione attuali sarebbero mantenute, ma le proposte introdurrebbero: una soglia di entrate di 2 milioni di euro in tutta l’UE al di sotto della quale le piccole imprese beneficerebbero di misure di semplificazione, a prescindere dal fatto che fruiscano già della franchigia IVA; la possibilità per gli Stati membri di dispensare tutte le piccole imprese ammissibili alla franchigia IVA dagli obblighi relativi all’identificazione, alla fatturazione, alla contabilità e alle dichiarazioni; una soglia di volume d’affari di 100 000 euro che consentirebbe alle imprese operanti in più di uno Stato membro di beneficiare della franchigia IVA.

In materia di lotta alle frodi IVA, la Commissione aveva già proposto il 30 novembre scorso misure di rafforzamento della cooperazione tra le amministrazioni .

Split payment: la filiera delle costruzioni presenta denuncia alla Ue

immagine redazionale tempostrettoViolato il principio della neutralità dell’Iva: 2,4 miliardi l’anno la perdita di liquidità per le imprese di costruzione

Una denuncia alla Commissione europea per violazione delle norme comunitarie in materia di Iva è stata presentata da tutte le sigle datoriali delle costruzioni (Ance, Legacoop, Cna costruzioni, Confartigianato edilizia, Confapi Aniem e Federcostruzioni) sull’applicazione dello split payment, dopo gli inutili tentativi di modifica della norma presentati in Parlamento, nel corso dell’esame dell’ultima Legge di bilancio.

Il meccanismo dello split payment prevede che le pubbliche amministrazioni, o altri soggetti obbligati, versino direttamente all’Erario l’Iva dovuta per i lavori effettuati, mentre l’impresa continua a pagare l’imposta per l’acquisto di beni e servizi. Ciò si traduce in una perenne situazione di credito Iva per le imprese di costruzione nei confronti dello Stato, contro la quale a poco sono servite le misure per accelerare il rimborso Iva predisposte dal Governo.

Il risultato è che, tra Iva versata e quella soggetta a split payment, le imprese di costruzione si trovano a subire una pesante perdita di liquidità che l’Ance ha stimato in circa 2,4 miliardi di euro l’anno.  Il meccanismo, dunque, mette seriamente a rischio l’equilibrio finanziario delle imprese costrette anche a subire i ritardati pagamenti della pubblica amministrazione, che drenano ulteriori 8 miliardi di liquidità alle imprese.

Tra l’altro, l’obbligo di fatturazione elettronica, in vigore dal 2015 nei rapporti con tutte le pubbliche amministrazioni, è già una misura più che sufficiente per il contrasto dell’evasione dell’Iva. E lo sarà anche di più a partire dal 2019 quando l’obbligatorietà sarà estesa anche tra privati.

Di qui la decisione della filiera delle costruzioni di ricorrere a Bruxelles, in quanto il meccanismo dello split payment viola il principio di neutralità dell’Iva, cardine delle norme Ue in materia fiscale, a causa dell’insostenibile ritardo con cui lo Stato italiano eroga i rimborsi. Inoltre, la misura introduce una deroga alla Direttiva Iva non proporzionata perché troppo svantaggiosa per le imprese e con una portata troppo ampia sia a livello temporale che per numero di soggetti coinvolti.

Rimborsi IVA: al via il pagamento “in conto fiscale” – D.M. 22 dicembre 2017

agenzia-entrate-logoDefinite le regole per i rimborsi dei crediti IVA in conto fiscale erogati dal 1 gennaio 2018, che valgono anche per i “rimborsi prioritari” derivanti dalle operazioni di split payment.

Con il Decreto del 22 dicembre 2017 (Gazzetta Ufficiale n.5 dell’8 gennaio 2018) il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha definito le modalità attuative delle nuove procedure di rimborso in conto fiscale previste dall’art.1, comma 4 bis e 4 ter del DL 50/2017 (cd. “Manovra correttiva”)[1] .

La citata disposizione, infatti, ha stabilito chea decorrere dal 1º gennaio 2018 i rimborsi  dei crediti IVA siano erogati attraverso il cd. “conto fiscale”[2] in via diretta ai contribuenti da parte della struttura di gestione[3] prevista ai sensi del Dlgs 214/1997 (art. 22, comma 3), rimandando la relativa attuazione di tale disciplina ad un decreto del MEF ora pubblicato.

In sostanza, per tutti i soggetti IVA, comprese le imprese che applicano lo split payment, i tempi per ottenere i rimborsi dei crediti IVA subiranno un’accelerazione, in modo da ridurre da 90 a 65 giorni i tempi per ottenere l’accredito.

Il decreto che si applica ai rimborsi pagati a partire dal 1 gennaio 2018, a prescindere dal periodo di imposta a cui si riferiscono, stabilisce che la struttura di gestione effettui i rimborsi utilizzando le risorse disponibili sulla contabilità speciale n. 1778 «Agenzia delle entrate – Fondi di Bilancio» mediante accreditamento diretto sul conto corrente del contribuente.

Tale operazione avviene, sulla scorta delle informazioni fornite dagli uffici provinciali e prevede l’aggiunta, in fase di accreditamento, di eventuali interessi maturati.

Resta ferma, come precisato dal Decreto (cfr. art.3 del testo), la priorità per l’erogazione dei rimborsi IVA ai sensi dell’art. 38 bis, comma 10, del DPR 633/1972.

Tale disposizione prevede, infatti, per alcune categorie di contribuenti la facoltà di ottenere il rimborso dei crediti IVA, annuali ed infrannuali, in via prioritaria, entro tre mesi dalla richiesta.

Per quel che riguarda il comparto delle costruzioni, va precisato che tale possibilità viene riconosciuta ai soggetti che effettuano:

–        operazioni assoggettate al meccanismo della “scissione dei pagamenti” (cd. “split payment”), ovvero cessioni di beni e prestazioni di servizi nei confronti delle P.A. (D.M. 23 gennaio 2015, come modificato dal D.M. 20 febbraio 2015)[4].

–        prestazioni assoggettate al meccanismo dell’inversione contabile (cd. “reverse charge”), ossia:

·        prestazioni di servizi, o di manodopera, rese in dipendenza di contratti di subappalto nel settore edile (D.M. 22 marzo 2007)[5],

·        lavori di pulizia, demolizione, installazione di impianti e completamento degli edifici (D.M. 29 aprile 2016)[6];

In merito alle modalità applicative, il decreto dopo aver ribadito la priorità dell’erogazione per alcuni rimborsi del credito IVA, tra cui i suddetti, chiarisce inoltre, che i fondi a disposizione dei rimborsi verranno erogati secondo l’ordine definito da:

– la data di erogabilità più remota

– data di presentazione più remota

– periodo di riferimento, infrannuale o annuale, più remoto

– importo minore.

Per completezza si ricorda, inoltre, che con il Provvedimento n. 306408 del 29 dicembre 2017 l’AdE ha definito le specifiche tecniche per la trasmissione delle informazioni relative al pagamento dei rimborsi.

[1]Il Decreto legge 50/2017 è stato convertito con modificazioni dalla Legge n. 96/2017, Cfr. sul punto ANCE “Manovra correttiva” – Pubblicata la conversione in legge del DL 50/2017” – documento ance misure fiscali interesse costruzioni – giugno 2017 - 

[2] Di cui all’art.78 della Legge 413/1991

[3] Attualmente corrispondente all’Ufficio Struttura di Gestione incardinato presso la Direzione Centrale Amministrazione Pianificazione e Controllo dell’AdE.

[4] Confronta a tal riguardo l’art.17-ter del D.P.R. 633/1972. Per un quadro complessivo in tema di Split Payment confronta, inoltre, ANCE “Split Payment – Nuova Guida dell’ANCE” ; “Split payment – Pubblicato Decreto Attuativo ed elenchi delle P.A. coinvolte” ; “Split Payment – Rimborsi IVA prioritari – In G.U. il D.M. 20 febbraio 2015- ID n.19559 del 4 marzo 2015; “Split payment – Via libera della UE alla proroga fino al 2020” – ID n. 28515 del 9 maggio 2017.

[5] Cfr. art. 17, comma 6, lett. a, DPR 633/1972

[6] Cfr. art. 17, comma 6, lett. a-ter), DPR 633/1972

Aggiornato il Catalogo degli apparecchi per accedere agli incentivi del Conto Termico

Logo_GSEIl GSE (Ente Gestore dei Servizi Energetici controllato dal Ministero delle Finanze) ha aggiornato il “Catalogo degli apparecchi domestici”, un elenco contenente apparecchi, macchine e sistemi, identificati con marca e modello, per la produzione di energia termica. Tale Catalogo viene utilizzato per semplificare la procedura di accesso agli incentivi previsti dal nuovo Conto Termico.
L’elenco è articolato in base alla tipologia degli apparecchi:
1. caldaie a condensazione;
2. pompe di calore elettriche o a gas;
3. caldaie a biomassa;
4. collettori solari termici;
5. scaldacqua a pompa di calore;
6. sistemi ibridi a pompa di calore.
Tutti gli apparecchi elencati nel Catalogo sono validati dal GSE e dal CTI e risultano conformi ai requisiti tecnici contenuti negli allegati al Decreto 16 febbraio 2016.
L’elenco degli apparecchi contenuto nel Catalogo ha valore esemplificativo e non esaustivo. Pertanto non è escluso che altri apparecchi, non inseriti nel Catalogo, siano rispondenti ai requisiti previsti e quindi ammissibili al nuovo Conto Termico con la procedura standard.
Si ricorda, che il nuovo Conto Termico, previsto dal DM 16 febbraio 2016 ed entrato in vigore il 31 maggio 2016, incentiva interventi per l’incremento dell’efficienza energetica e la produzione di energia termica da fonti rinnovabili, i cui beneficiari sono sia le Pubbliche amministrazioni che i privati (vedi circolare ance 09-03-2016 conto termico e relativa nota di approfondimento). L’incentivo riconosciuto è proporzionale alla produzione di energia termica stimata in un anno per lo specifico impianto, ed è calcolato secondo le modalità indicate nel nuovo Conto Termico.
Il Catalogo consente di usare una procedura semplificata per accedere agli incentivi nei seguenti casi:
a)      per gli interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti di climatizzazione invernale, con potenza termica utile nominale dell’apparecchio è inferiore o uguale a 35 kW:
– utilizzanti generatori di calore a condensazione;
– dotati di pompe di calore, elettriche o a gas, utilizzanti energia aerotermica, geotermica o idrotermica, combinati anche per la produzione di acqua calda sanitaria;

b)      per interventi di:
– installazione di impianti solari termici per la produzione di acqua calda sanitaria e/o ad integrazione dell’impianto di climatizzazione invernale, anche abbinati a sistemi di solar cooling, per la produzione di energia termica per processi produttivi o immissione in reti di teleriscaldamento e teleraffreddamento. La superficie solare lorda del collettore o del sistema solare deve essere inferiore o uguale a 50 m2 ;
– sostituzione di scaldacqua elettrici con scaldacqua a pompa di calore con potenza termica utile nominale dell’apparecchio è inferiore o uguale a 35 kW;
– sostituzione di impianti di climatizzazione invernale esistenti con sistemi ibridi a pompa di calore con potenza termica utile nominale dell’apparecchio inferiore o uguale a 35 kW.

Per accedere alle agevolazioni i soggetti beneficiari devono presentare domanda online al GSE attraverso il cosiddetto PortalTermico (https://applicazioni.gse.it/GWA_UI/).

Legge europea 2017 – Pubblicazione in Gazzetta

ministero-economia-e-fiananzePossibilità per i contribuenti che richiedono i rimborsi IVA in via prioritaria, di recuperare parte dei costi sostenuti per ottenere la garanzia fideiussoria .
Questa è una delle disposizioni, in tema di fiscalità, contenute nella legge (cd. “Legge europea 2017”), pubblicata sulla G.U. n. 277 del 27 novembre 2017), che, tra l’altro, chiude una delle procedure di infrazione aperte nei confronti dell’Italia.
Si tratta, in particolare, della procedura di infrazione 2013/4080 con cui la Commissione Europea contestava all’Italia gli eccessivi costi finanziari sostenuti dai soggetti passivi per il rilascio della garanzia fideiussoria necessaria per avere il rimborso del credito IVA in via prioritaria.
Come noto, l’art. 38 del D.P.R. 633/1972 prevede la possibilità di ottenere dei rimborsi IVA prioritari, in merito è intervenuto il DL n. 193/2016 per effetto del quale è stato incrementato da 15.000 a 30.000 euro l’importo dei rimborsi IVA per cui non è richiesta alcuna garanzia fideiussoria [1]
La garanzia fideiussoria deve essere prestata, per ilrimborso del credito IVA superiore a 30.000 euro, in via obbligatoria dai cd. “contribuenti non virtuosi”[2] , ovvero in via facoltativa dai cd. “contribuenti virtuosi”[3]
A tal riguardo, l’art. 7 della legge europea 2017 ha previsto, a titolo di ristoro forfettario, il riconoscimento di una somma pari allo 0,15% dell’importo garantito (per ciascun anno di durata della garanzia), a favore dei contribuenti che sono obbligati al rilascio della fideiussione per ottenere il rimborso prioritario. [4]
Questa nuova misura si applica a partire dalle richieste di rimborso predisposte con la dichiarazione annuale dell’IVA 2018, relativa all’anno 2017 (da presentare dal1° febbraio al 30 aprile 2018) e dalle istanze di rimborso infrannuale inerenti al primo trimestre 2018.
Il beneficio interessa da vicino le imprese del settore delle costruzioni, coinvolte dal fenomeno dell’eccedenza del credito IVA chiesto a rimborso, risultante dalle operazioni nelle quali si applicano i meccanismi di inversione contabile (reverse charge e split payment) e dalle operazioni attive con aliquote inferiori rispetto alle operazioni passive.
Per completezza, si segnala che la legge europea 2017, con l’introduzione dell’art. 30-ter del DPR 633/1972, definisce le modalità ed i termini per richiedere restituzione dell’IVA versata e non dovuta, fermo restando l’impossibilità di ottenere tale restituzione qualora il versamento sia avvenuto in un contesto di frode fiscale.
[1] Ai sensi dell’art. 7 -quater, co. 32, del DL n. 193/2016, convertito con modifiche nella legge n. 225/2016. Cfr.  circolare ance 6-12-2016  e  ANCE “Rimborsi e Compensazioni IVA – Aggiornamento Guida ANCE” – circolare ance 03-04-2017 .
[2] Ai sensi dell’art.38-bis, co.4, lett.b, DPR 633/1972, devono prestare la garanzia i soggetti che:
–       esercitano un’attività d’impresa da meno di 2 anni, diversi dalle cd. “start-up innovative”;
–       hanno ricevuto, nei 2 anni precedenti la richiesta di rimborso, avvisi di accertamento o rettifica da cui risulti, per ciascun anno, una differenza tra gli importi accertati e quelli dell’imposta dovuta o del credito dichiarato in misura superiore a determinate percentuali, stabilite dall’art.38-bis del D.P.R. 633/1972;
–       hanno presentato la dichiarazione, o l’istanza da cui emerge il credito IVA, senza il visto di conformità o la sottoscrizione alternativa, ovvero non abbiano presentato la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà;
–       richiedono il rimborso dell’eccedenza detraibile risultante all’atto della cessazione dell’attività.
[3]Per contribuenti “virtuosi” si intendono i soggetti diversi da quelli elencati dall’art.38-bis, co.4 , lett.a-d, del DPR 633/1972. Si deve trattare, quindi, di:
–       soggetti che esercitano l’attività d’impresa da almeno 2 anni;
–       soggetti che non hanno ricevuto avvisi di accertamento o rettifica per determinati importi;
–       soggetti che non richiedono il rimborso del credito IVA per cessazione dell’attività.
[4]La medesima disposizione ha previsto che tali importi siano versati alla scadenza dei termini previsti per eventuali accertamenti da parte dell’Amministrazione finanziaria.

Decreto Legge 148/2017 (cd. “Decreto Fiscale”) – Misure d’interesse

palazzo chigiDall’estensione della “rottamazione delle cartelle” a quella dell’ambito applicativo dello “split payment” dal 1° gennaio 2018, all’ulteriore parziale sterilizzazione delle “clausole di salvaguardia”, con un possibile aumento, dal 2018, delle aliquota IVA del 10%.
Queste le principali misure fiscali d’interesse per il settore delle costruzioni contenute nel Decreto Legge 16 ottobre 2017, n.148, recante Disposizioni urgenti in materia finanziaria e per esigenze indifferibili, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.242 del 16 ottobre 2017.
Il Provvedimento, in vigore dal 16 ottobre stesso, è stato trasmesso in Parlamento ed è stato assegnato alla Commissione (V) Bilancio del Senato per l’avvio dell’iter di conversione in legge.
L’ANCE esprime ancora forte preoccupazione per il mantenimento, delle “clausole di salvaguardia”, secondo le quali le aliquote IVA vigenti subirebbero dal 2018 un innalzamento dall’attuale 10% all’ 11,14% e dal 22% al 25%.
Infatti, l’aumento delle aliquote IVA potrebbe incidere negativamente anche sul mercato immobiliare (seconde case e case da affitto), con una ulteriore contrazione dei consumi di settore. Si auspica, pertanto, che, come anche sollecitato dal Parlamento in sede di approvazione del DEF, il Governo possa in sede di Legge di Bilancio per il 2018 disattivare del tutto il previsto aumento dell’IVA. 
Preoccupa anche l’ulteriore estensione dell’ambito applicativo dello split payment, anche tenuto conto dei tempi medi di rimborso dell’IVA a credito che tale meccanismo genera.

Sulle disposizioni contenute nel predetto Decreto legge, l’ANCE ha predisposto un primo documento di sintesi che fa il punto sulle questioni fiscali d’interesse per il settore .

Decreto Legge 16-10-2017 n 148

documento sintesi ance decreto fiscale ottobre 2017

Locazioni brevi – I chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate nella C.M. 24/E/2017

agenzia-entrate-logoAl via la cedolare secca per le “locazioni brevi”, di durata non superiore a 30 giorni, anche per i redditi derivanti da contratti stipulati dal comodatario o dal sublocatore.
L’Agenzia delle Entrate, con la Circolare agenzia entrate 24-E del 12-10-2017 , fa il punto sul regime fiscale delle “locazioni brevi”, introdotto dal DL 50/2017 (cd. “Manovra Correttiva”), convertito dalla legge 96/2017[1].
Come noto, l’art. 4. del citato Provvedimento ha previsto una specifica disciplina fiscale per le locazioni di immobili residenziali, di durata non superiore a 30 giorni, poste in essere da persone fisiche non esercenti attività di impresa.
In particolare, dal punto di vista fiscale, viene riconosciuta la possibilità di esercitare l’opzione per la cd. cedolare secca (con aliquota del 21%)[2] anche per le “locazioni brevi”, stipulate, a partire dal giugno 2017,da soggetti privati anche attraverso la gestione di portali online.
Inoltre, il DL 50/2017 ha esteso l’opzione per “cedolare secca” anche ai corrispettivi derivanti dai contratti di sublocazione e dai contratti stipulati dal comodatario a favore di terzi.
A tal riguardo, l’Agenzia delle Entrate, nella C.M. 24/E/2017, ha chiarito che, dal punto di vista fiscale, per gli immobili dati in comodato e successivamente oggetto di “locazione breve”:
·       il comodatario deve effettuare la ritenuta del 21% sui canoni percepiti, diventando, così, titolare di un reddito diverso assimilabile a quello da “sublocazione”;
·       il comodante resta titolare del reddito fondiario, derivante dalla mera proprietà del bene, senza tener conto dei canoni oggetto della locazione.
Pertanto, l’Agenzia delle Entrate supera i precedenti orientamenti (contenuti nelle R.M. 381/E e 394/E del 2008) secondo cui il comodante, in caso di sublocazione da parte del comodatario, era titolare del reddito fondiario che comprendeva anche i canoni di locazione.
Inoltre, con riferimento alle modalità operative delle cd. “locazioni brevi”, viene precisato altresì che:
  • l’opzione per la cedolare secca deve essere effettuata nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in cui i canoni sono maturati o pagati;
  • il locatore può scegliere il regime della cedolare secca per ciascun contratto stipulato;
  • la durata di ogni “locazione breve” non può essere superiore a 30 giorni.
A tal riguardo, viene chiarito che nel caso di più “locazioni brevi” stipulate nell’anno tra le stesse parti, la durata dei 30 giorni deve essere riferita ad ogni singolo contratto.

[1] Cfr. ANCE “Manovra correttiva – Pubblicata la conversione in legge del DL 50/2017” – ID n. 29123 del 27 giugno 2017.
[2] Come noto, la cedolare secca è un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e relativa addizionali, nonché delle imposte di registro e di bollo dovute sul contratto di locazione. Cfr. l’art.3 del D.Lgs. 23/2011 (cd. “Federalismo fiscale municipale” – cfr., anche Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 7 aprile 2011).