Enti Locali

Emanate le nuove Norme Tecniche per le Costruzioni

ministero-delle-infrastrutture-e-dei-trasportiÈ stato pubblicato sul Supplemento Ordinario n° 8 alla Gazzetta Ufficiale n° 42 del 20 febbraio 2018 il decreto del Ministro delle infrastrutture del 17 gennaio 2018 “Aggiornamento delle Norme Tecniche per le Costruzioni”.

Le nuove norme tecniche, che vanno ad aggiornare quelle del 14 gennaio 2008, entrano in vigore il 22 marzo prossimo, 30 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, con alcune eccezioni previste dalle disposizioni transitorie di cui all’art. 2 del decreto stesso.

È previsto, infatti, che per le opere pubbliche o di pubblica utilità in corso di esecuzione, si possono continuare ad applicare le norme previgenti fino al termine lavori ed al collaudo statico degli stessi, nel caso di contratti pubblici di lavori già affidati, nonché per i progetti definitivi o esecutivi già affidati prima dell’entrata in vigore delle nuove Norme tecniche delle costruzioni.

Per le opere private, si possono continuare ad applicare le norme previgenti fino all’ultimazione dei lavori ed al collaudo statico degli stessi, nel caso di opere strutturali in corso di esecuzione o per le quali sia già stato depositato il progetto esecutivo prima dell’entrata in vigore delle nuove NTC.

Le principali novità contenute nell’aggiornamento delle NTC

L’ottica di rivisitazione è stata improntata a chiarire alcune parti delle norme del 2008, ad aggiornare i riferimenti alle più recenti edizioni delle norme Uni/En, a dare una maggiore integrazione con la normativa comunitaria e con gli Eurocodici che costituiscono lo standard europeo per la progettazione delle strutture, a fornire maggiori indicazioni, in termini di verifiche progettuali da svolgere, per gli elementi secondari e per quelli non strutturali, a puntare ad aumentare la sicurezza delle costruzioni esistenti.

Proprio su tale aspetto, al capitolo 8, le nuove NTC introducono una importante novità soprattutto sul tema del “miglioramento sismico” degli edifici esistenti, prevedendo per questi edifici dei livelli di sicurezza più bassi rispetto a quelli dei nuovi edifici, accettando un miglioramento che arrivi almeno al 60% del valore di sicurezza che compete ad un nuovo edificio, nel caso costruzioni di Classe d’uso III ad uso scolastico e di Classe d’uso IV (Costruzioni con funzioni pubbliche o strategiche importanti). Per Classi d’uso II e III (ad esclusione delle scuole di cui sopra), gli interventi di miglioramento dovranno comunque conseguire un valore di sicurezza almeno pari al 10% di quello previsto per le nuove costruzioni.

Anche nel caso di interventi di “adeguamento sismico” le nuove NTC apportano novità prevedendo, per alcune situazioni, che il coefficiente di sicurezza da conseguire post intervento non sia pari a quello che avrebbe una nuova costruzione ma che raggiunga almeno l’80% di tale valore.

Le novità apportate alla normativa sono importanti. In pratica c’è stato un cambio di impostazione rispetto alle precedenti norme, accettando che per le costruzioni esistenti su cui si interviene si possano richiedere livelli di sicurezza minori di quelli richiesti alle nuove costruzioni.

Anche il Capitolo 11, Materiali e prodotti per uso strutturale, presenta importanti novità legate agli aggiornamenti dei riferimenti in merito alla marcatura CE dei prodotti da costruzione in base al Regolamento UE n. 305/2011.

Per quanto riguarda il calcestruzzo, è stata aggiunta la parte relativa al calcestruzzo fibrorinforzato (FRC) per la realizzazione di elementi strutturali.

Dopo l’emanazione del decreto, si attendono altri due documenti tecnici necessari ad una corretta e completa applicazione della normativa: la circolare applicativa con le Istruzioni sulle NTC 2018 e le Appendici nazionali agli Eurocodici 2018.

A fronte di un quadro normativo così aggiornato, risulta indispensabile aggiornare la parte regolamentare contenuta nel DPR 380 del 2001, non più in linea con le necessità di velocizzazione e di certezza dei tempi di autorizzazione per le costruzioni in zona sismica.

Decreto norme tecniche costruzioni 17-01-2018

180221_Nota

Piano Casa regionale: le nuove proroghe

piano casaDal 2009, anno in cui fu sottoscritta l’Intesa Stato Regioni, ad oggi, quasi tutte le Regioni hanno optato per mantenere attivi i premi volumetrici per favorire gli interventi di ampliamento e di demolizione e ricostruzione degli immobili esistenti proponendo spesso integrazioni e aggiustamenti al fine di accrescerne le potenzialità.
Alcune Regioni (da ultimo il Lazio) hanno invece scelto, seppur con diverse modalità e caratteristiche, di rendere permanenti le misure incentivanti.
Tutti i piani casa regionali in scadenza lo scorso 31 dicembre 2017 sono stati prorogati.

Nel dettaglio:
In Abruzzo la legge regionale “Proroga di termini”  in corso di pubblicazione ha rinviato di un ulteriore anno (31/12/2018) la scadenza del Piano casa.
In Campania la proroga fino al 31/12/2019 è stata approvata con un emendamento alla Stabilità regionale approvata nei giorni scorsi.
Mega proroga in Molise dove si potranno presentare le domande fino al 31/12/2020 (LR n. 24 del 22/12/2017 pubblicata sul BUR n. 73 del 30/12/2017).
In Puglia la legge sul Piano casa (LR n. 14/2009) è stata, innanzitutto, modificata dalla LR n. 48 dell’1/12/2017 pubblicata sul BUR n. 136 del 4/12/2017 per consentire di adeguare la disciplina regionale al mutato quadro legislativo nazionale che ha introdotto la segnalazione certificata di agibilità.
E’ stato poi eliminato il riferimento alla Dia e sostituito con “Scia in alternativa al permesso di costruire”. La proroga dal 31/12/2017 al 31/12/2018 è stata disposta con la LR n. 51 dell’1/12/2017 pubblicata sul BUR n. 136 del 4/12/2017 al fine di estendere, per un ulteriore periodo, la possibilità di usufruire dei benefici premiali. E’ stato anche spostato al 1° agosto 2017 il termine temporale di “esistenza” dell’immobile su cui far valere tali benefici. Con l’articolo 5, infine, si propone una disposizione d’interpretazione autentica con valore retroattivo per chiarire che la data di presentazione dell’istanza (“entro il 31 dicembre …”), purché completa di ogni elemento, cristallizza la normativa di valutazione della stessa istanza a tale data, non potendo porsi a carico dell’istante, perché trattasi di norma temporanea, il tempo occorrente per l’espletamento del procedimento amministrativo previsto per il rilascio del titolo.
Per la Sardegna la proroga dal 31 dicembre 2017 al 30 giugno 2019 (LR n. 26 del 12/12/2017 pubblicata sul BUR n. 60 del 21/12/2017) è stata motivata dai ritardi nell’approvazione della nuova legge regionale sul governo del territorio e, quindi, dall’intenzione di mantenere attivi ancora per un periodo i bonus per l’ampliamento edilizio.
Nei box sottostanti si ricordano le diverse scadenze.

Regione
Scadenze
Abruzzo
31/12/2018
Campania
31/12/2019
Molise
31/12/2020
Basilicata
31/12/2018
Calabria
31/12/2018
Marche
31/12/2018
Piemonte
30/6/2018
Puglia
31/12/2018
Sardegna
30/6/2019 per gli ampliamenti
Sicilia
31/12/2018
Toscana
31/12/2018
Veneto
31/12/2018
 
In allegato, la scheda relativa alla Sicilia

Il Parlamento UE proroga il FEIS (Fondo Investimenti Strategici)

parlamento ue 2Il 12 dicembre il Parlamento europeo ha approvato la proroga del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) del Piano Juncker per altri tre anni, fino alla fine del 2020, con l’obiettivo di generare fino a un totale di 500 miliardi di investimenti.

Il Presidente della FIEC (Federazione Europea degli imprenditori edili) Jean-Louis Marchand ha espresso viva soddisfazione dopo la diffusione della decisione: ” E’ un’ottima notizia per tutto il nostro settore, sia per i grandi gruppi che per le piccole e medie imprese. La proroga del Piano dà reale fiducia ai potenziali investitori e valorizza il ruolo chiave dell’edilizia nel concretizzare il Piano Juncker e indirizzare le sfide sociali di lungo termine che l’Europa dovrà affrontare. Ma per consentire alle imprese di costruzioni – prosegue Marchand – di essere protagoniste economiche, occorre una stabile strategia di investimenti perchè senza di essa non vi sono né lavoro, né futuro. Prorogare e rinforzare il FEIS, così come i suoi strumenti attuativi, in particolare l’EIPP (Piattaforma Europea dei progetti e degli investitori) e l’EIAH (Polo Europeo di Consulenza sugli Investimenti), sono le chiavi di successo del Fondo.”

Il Presidente FIEC ha però avvertito che “è disperatamente necessario attirare gli investimenti privati, ma molte misure dell’Unione Europea non sono capaci di farlo, ed occorre, invece, utilizzare la spesa pubblica nel modo più intelligente ed efficiente”.

A tal proposito, la FIEC lamenta che solo il 9% dei progetti del FEIS sono destinati a investimenti nel settore delle infrastrutture di trasporto e, quindi, sarebbe auspicabile che vengano salvaguardate e rinforzate quelle linee di finanziamento UE indirizzate su questo ambito (come, ad esempio, Connecting Europe Facility e “Horizon 2020”)

Urban Innovative Actions (UIA). Lanciato il nuovo bando, scadenza 30-03-2018

logo_uia_2La Commissione europea ha lanciato il terzo bando dell’iniziativa Azioni urbane innovative.

In linea con le priorità tematiche dell’agenda urbana, l’iniziativa Azioni urbane innovative offre alle città dell’UE le risorse per finanziare progetti innovativi, con una dotazione complessiva di 372 milioni di Euro del FESR per il periodo 2014-2020.

L’allocazione finanziaria del terzo bando, pubblicato lo scorso 15 dicembre, è pari a 80 – 100 milioni di Euro.

La call for proposals è rivolta alle città, le quali possono candidarsi direttamente per ottenere finanziamenti UE per progetti urbani innovativi.

L’iniziativa invita i candidati a sviluppare progetti in quattro campi: adattamento al cambiamento climatico; qualità dell’aria; housing; lavoro e competenze nell’economia locale.

La scadenza per presentare proposte è il 30 marzo 2018 alle ore 14.00. Ulteriori informazioni sono disponibili all’indirizzo: http://www.uia-initiative.eu/en/call-proposals

Bilancio comunitario 2021-2027

parlamento ue 3Prosegue in questi giorni la discussione sulla proposta di quadro finanziario pluriennale 2021-2027, che la Commissione dovrebbe presentare nel prossimo mese di maggio, e rappresenterà un importante passo in avanti per la definizione delle finanze future dell’Unione europea. Su questo argomento, la Commissione ha già presentato la scorsa estate un Documento di riflessione sul futuro delle finanze Ue che delinea cinque scenari possibili.

Ciascuno di questi scenari avrebbe conseguenze diverse per quanto riguarda il livello di spesa, gli obiettivi perseguiti e l’origine dei fondi da utilizzare. Le opzioni vanno dalla riduzione della spesa per le politiche esistenti all’aumento delle entrate.

In questo contesto, importanti esponenti politici e tecnici hanno discusso del tema a Bruxelles l’8 e il 9 gennaio in occasione della Conferenza “Shaping Our Future – Designing the Next Multiannual Financial Framework”.

In questa sede, è emerso che la sfida del prossimo bilancio comunitario sarà quella di “fare di più con meno risorse”. Emerge infatti la necessità per l’UE di svolgere un ruolo più importante su alcuni temi centrali, come quelli delle migrazioni, della sicurezza interna ed esterna o della difesa.

L’Europa dovrebbe inoltre mantenere il suo ruolo guida sulla scena mondiale, in quanto importante donatore di aiuti umanitari e allo sviluppo e leader nella lotta al cambiamento climatico. Questi obiettivi devono essere raggiunti con un bilancio dell’UE destinato ad assottigliarsi con l’uscita del Regno Unito, che comporterà un taglio delle entrate di circa 13 miliardi all’anno.

Per fare fronte a questa situazione, la Commissione dovrebbe proporre di compensare il mancato contributo britannico per metà con tagli alla spesa e per metà con un aumento delle risorse proprie (Iva e dazi doganali).

Di conseguenza, un’importante riflessione riguarda gli elementi di base del bilancio dell’UE e le tendenze e gli sviluppi principali in settori chiave come la politica di coesione -i fondi strutturali europei-, le politiche per la competitività e l’occupazione (Horizon, Erasmus, ecc) o l’agricoltura, che potrebbero essere ridisegnate e/o subire tagli.

L’obiettivo è di trovare un accordo unanime nel Consiglio europeo entro giugno 2019, subito dopo la Brexit, prevista per marzo dello stesso anno.

Linee guida per la progettazione in materia di dissesto idrogeologico

copertina linee guida rischio idrogeologicoSono online (http://italiasicura.governo.it/site/home/dissesto/linee-guida.html) le “Linee guida per la progettazione in materia di dissesto idrogeologico”.
Il documento-vademecum, sviluppato dalla Struttura di Missione governativa Italiasicura, è stato discusso a Roma nel corso dell’evento “Progettare l’Italia sicura” da 144 esperti, tra esponenti delle Istituzioni di Governo, degli Enti Locali e del Parlamento, professori universitari, rappresentanti degli istituti scientifici e di ricerca, reti delle professioni, associazioni di categoria.
Le linee guida si pongono un obiettivo ambizioso, quello di fornire un documento di indirizzo, un agile supporto ai professionisti ed alle amministrazioni in materia di programmazione e progettazione degli interventi per la prevenzione di frane e alluvioni.
Le “Linee guida per le attività di programmazione e progettazione degli interventi per il contrasto del rischio idrogeologico” sono state realizzate nella consapevolezza che collaborazione proattiva dei territori, polifunzionalità degli interventi e integrazione delle diverse strategie di mitigazione del rischio sono necessarie per ottenere buoni risultati in un settore, come quello della prevenzione, che interessa di fatto tutti i cittadini.
Il documento si articola in 12 schede sintetiche, relative agli aspetti che maggiormente incidono sull’efficacia degli interventi, ovvero:
  1. Valutazione del rischio ed esplicitazione dei criteri di gestione
  2. Valutazione comparata delle diverse opzioni tecniche, attraverso metodi anche semplificati di analisi costi/benefici
  3. Coerenza dell’intervento con la pianificazione e programmazione vigente
  4. Analisi sistemica – aspetti spaziali con particolare riguardo ai fenomeni indotti e al non aggravio del rischio alla scala del bacino  idrografico
  5. Analisi sistemica – aspetti temporali e verifica sull’intero ciclo di vita dell’intervento
  6. Specifiche valutazioni di carattere idrologico e idraulico-fluviale
  7. Specifiche valutazioni di carattere geologico, geotecnico e per interventi di contrasto a fenomeni valanghivi
  8. Effetti dell’intervento sulla morfodinamica fluviale, costiera e di versante
  9. Effetti dell’intervento sull’ecosistema fluviale, ripario e costiero e sulla qualità delle acque
  10. Effetti sociali ed economici dell’intervento
  11. Considerazioni relative alla resilienza dell’intervento, anche nei confronti di scenari di cambiamento climatico
  12. Codifica e inquadramento georeferenziato dei dati e delle informazioni qualificanti l’intervento

Periferie, prorogati i lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta

CAMERA_DEPUTATIContinua a restare alta l’attenzione sulle città: mentre il Governo porta avanti l’attuazione del Piano aree degradate (2015) e del Programma straordinario periferie (2016) e l’idea di rilanciare una Agenda urbana nazionale, la Camera dei Deputati ha prorogato la durata della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie (vedi anche News ANCE n. 25588 del 24/08/2016 Città e periferie: al via la Commissione di inchiesta su sicurezza e degrado).
Con la Delibera 21 novembre 2017 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 277 del 27/11/2017) la Camera ha infatti prorogato fino alla fine della attuale legislatura il termine di conclusione dei lavori della Commissione – inizialmente stabilito in un anno dalla sua costituzione e cioè dal 25 novembre 2016 – che così beneficerà di un tempo ulteriore per la redazione della relazione finale sulle indagini svolte.
La Commissione nel primo anno di attività ha proceduto sulla base di un programma di lavoro strutturato su quattro aree prioritarie di indagine le quali hanno riguardato: la rigenerazione sociale; la rigenerazione urbana; la sicurezza; le modalità di erogazione e di utilizzo dei fondi destinati al recupero delle aree periferiche delle città dalle leggi di bilancio per gli anni 2016 e 2017.
Si ricorda che anche l’Ance è stata audita dalla Commissione d’inchiesta il 21 febbraio 2017 alla quale ha ribadito la necessità di approvare una normativa che consenta di operare a regime proprio con l’obiettivo di rigenerare quelle parti di città caratterizzate da degrado, scarsa qualità, immobili insicuri dal punto di vista strutturale e magari obsoleti e privi di qualità architettonica, destinazioni d’uso incongrue.

In allegato la Delibera della Camera dei Deputati 21 novembre 2017

Delibera camera deputati

Programma straordinario periferie: a che punto siamo

piano-periferieSi aggiunge un ulteriore tassello all’attuazione del Programma straordinario periferie, previsto dalla Legge 208/2015 “Legge di stabilità 2016” (con proposte da presentare entro il 29 agosto 2016): è stata pubblicata (Gazzetta Ufficiale n. 265 del 13 novembre 2017) la Delibera n. 72 del 7 agosto 2017 con cui il CIPE ha provveduto a rideterminare l’ammontare delle risorse stanziate a valere sul Fondo per lo Sviluppo e la Coesione 2014-2020 (da 798,17 milioni/€ a 761,32 milioni/€) e ad articolarle anno per anno (260 milioni/€ per il 2017, 247 milioni/€ per il 2018 e 254,32 per il 2019).
Si ricorda che l’ammontare dei fondi richiesti a seguito delle proposte di Città metropolitane e Comuni capoluogo di Provincia è stato pari a circa 2 miliardi/€ e per garantire il completo finanziamento di tutti i 120 progetti in graduatoria – accanto alle risorse dell’apposito Fondo per l’attuazione del Programma pari a 500 milioni/€ con cui sono stati finanziati i primi 24 progetti della graduatoria – il Governo nella Legge di bilancio 2017 (Legge 232/2016) aveva previsto l’utilizzo di:
  • 800 milioni/€ a carico del “maxi-Fondo” per gli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese, istituito nello stato di previsione del Ministero dell’economia (art. 1, comma 140) assegnati con il Dpcm 29 maggio 2017 (vedi News Ance n. 29158 del 28 giugno 2017 Programma straordinario periferie: completato il finanziamento dei progetti in graduatoria);
  • 798,17 milioni/€ a carico del Fondo per lo sviluppo e la coesione (art. 1, comma 141), ora rideterminati dalla Delibera CIPE 72/2017 in 761,32 milioni/€, di cui 603,90 milioni/€ a copertura del fabbisogno finanziario residuo per gli interventi di riqualificazione di Città metropolitane e Comuni del Mezzogiorno e 157,42 milioni/€ a favore di enti locali del centro-nord e sempre per il fabbisogno finanziario non coperto dagli altri fondi.
Per quanto riguarda i primi 24 progetti, le convenzioni fra Presidenza del Consiglio e Città metropolitane/Comuni sono state stipulate fra febbraio e marzo scorso ed ora è in corso l’esame dei progetti definitivi ed esecutivi da parte della Segreteria tecnica, costituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Per la stipula delle convenzioni dei restanti 96 progetti sarà comunque necessario attendere la pubblicazione di un ulteriore Dpcm, previsto dal Dpcm 29 maggio 2017, con cui verranno individuati, secondo l’ordine di priorità definito dalla graduatoria dei progetti, gli enti locali beneficiari delle risorse del maxi-Fondo per gli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese e assegnati a ciascuno di essi i relativi contributi. I progetti non rientranti in questo Dpcm saranno finanziati con le risorse del Fondo Sviluppo e Coesione, come rideterminate dalla Delibera CIPE 72/2017 sopra ricordata.
In allegato la Delibera CIPE 72 del 7 agosto 2017

Adattamento al cambiamento climatico e riduzioni del rischio da catastrofi naturali in Europa

copertina climate changeL’Agenzia europea per l’Ambiente ha pubblicato un rapporto dal titolo  “Climate change adaptation and disaster risk reduction in Europe”.

L’obiettivo è di contribuire a migliorare la coerenza tra le strategie nazionali e regionali, i piani e le azioni che riguardano l’adattamento ai cambiamenti climatici e quelli che riguardano la riduzione del rischio da catastrofi naturali.

Secondo lo studio, le perdite registrate in Europa a causa dei disastri legati ai cambiamenti climatici e ai fenomeni meteorologici ammontano a 433 miliardi di euro nel periodo 1980-2015.

Una sistematica raccolta e un’analisi dei dati sui disastri del passato e validi metodi di valutazione dei rischi sono considerati di estrema importanza per la messa in campo di efficaci politiche e azioni di prevenzione e di adattamento.

Climate change adaptation and disaster risk reduction in Europe parte 1

Climate change adaptation and disaster risk reduction in Europe parte 2

Conferenza di servizi e Soprintendenze: le indicazioni del Mibact

ministero beni attività culturali e turismoIn un parere del 7 agosto scorso pubblicato di recente (www.beniculturali.it), l’Ufficio Legislativo del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ha fornito indicazioni in tema di uffici competenti a partecipare alle conferenze di servizi e pertanto sul raccordo fra l’organizzazione del Ministero (Dpcm 171/2014 come modificato dal Dm 23 gennaio 2016) e la disciplina della conferenza di servizi (articoli 14 e seguenti della Legge 241/1990 come riformati dal D.lgs. 127/2016).
L’Ufficio Legislativo ricorda che il D.lgs. 127/2016, in tema di rappresentanza delle amministrazioni pubbliche nell’ambito della conferenza di servizi, prevede che:
-          “ciascun ente o amministrazione convocato alla riunione è rappresentato da un unico soggetto abilitato ad esprimere definitivamente e in modo univoco e vincolante la posizione dell’amministrazione stessa su tutte le decisioni di competenza della conferenza, anche indicando le modifiche progettuali eventualmente necessarie ai fini dell’assenso” (art. 14-ter, comma 3 della Legge 241/1990);
-          la nomina di un rappresentante unico delle amministrazioni statali, ove alla conferenza partecipino anche amministrazioni non statali, al fine di snellire ulteriormente lo svolgimento della conferenza di servizi (art. 14-ter, comma 4 della Legge 241/1990).
Pertanto il criterio che deve guidare l’interpretazione e l’applicazione della partecipazione degli organi ministeriali alla conferenza di servizi – prosegue l’Ufficio Legislativo – è quello della massima semplificazione e snellezza procedurale che, in ambito regionale, impone la partecipazione, ove siano coinvolte le competenze di più uffici periferici, di un unico rappresentante ministeriale. Da ciò deriva che l’organizzazione interna dell’amministrazione non deve aggravare lo svolgimento della conferenza di servizi.
A livello di organizzazione ministeriale questo significa che:
- ogni qual volta gli interventi riguardino la competenza di più uffici periferici siti nel territorio regionale o riguardino le specifiche competenze della Commissione regionale per il patrimonio culturale, la competenza a partecipare alla conferenza spetta in via generale al Segretario regionale – massimo organo ministeriale a livello regionale – quale rappresentante unico del Ministero, in funzione di coordinamento. Trattandosi solo di una funzione di raccordo e coordinamento, il Segretario regionale non eserciterà in prima persona i poteri di tutela, ma dovrà acquisire le valutazioni tecnico-discrezionali degli uffici competenti ed esprimere poi in conferenza un parere di sintesi. Il Segretario comunque potrà, fatto salvo il ruolo di coordinamento, delegare la partecipazione alle riunioni della conferenza agli uffici periferici interessati in ragione delle specifiche competenze tecniche di volta in volta oggetto della conferenza;
- al di fuori di queste ipotesi, spetta alla Soprintendenza di settore partecipare alla conferenza di servizi, al fine di rendere le proprie determinazioni sull’intervento, in termini di assenso o dissenso congruamente motivato. Al riguardo si ricorda che il Dm 23 gennaio 2016 ha istituito la Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio, accorpando in un’unica struttura la Soprintendenza Belle arti e Paesaggio con quella archeologica e pertanto i casi di interventi che riguardano la competenza di più Soprintendenze sono diventati residuali (vedi News Ance n. 24071 del 16 marzo 2016 Riorganizzazione del Mibact: al via le Soprintendenze Archeologia, belle arti e paesaggio);
- nei casi dubbi, di possibile coinvolgimento di più uffici ministeriali, spetta al Segretario generale, in virtù della funzione di coordinamento, dover fornire i chiarimenti necessari a consentire il rapido svolgimento delle procedure ed evitare rallentamenti incompatibili con le esigenze di accelerazione e semplificazione dei procedimenti amministrativi.
In allegato il parere del 7 agosto dell’Ufficio Legislativo del Ministero dei beni cultura