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Indici sintetici di affidabilità – Anticipazioni dalla So.Se.

SosePrime anticipazioni dalla So.Se. ( Soluzioni per il Sistema Economico Spa ) sulle caratteristiche dei nuovi indici sintetici di affidabilità (cd. ISA), i nuovi strumenti di compliance fiscale che sostituiranno, progressivamente dal periodo di imposta 2017, gli studi di settore.
L’anteprima si è tenuta ieri presso gli uffici della So.Se. SpA, durante la quale è stata illustrata la struttura generale e le principali caratteristiche degli ISA, introdotti dal l’art.7-bis del D.L. 193/2016, convertito, con modificazioni, nella legge 225/2016, e recentemente integrati in sede di conversione del D.L. 50/2017 (cd. “Manovra correttiva”)[1].
In particolare, il programma di introduzione prevede il graduale passaggio (entro il periodo d’imposta 2018) dagli attuali 183 studi di settore ai futuri a 150 ISA, con l’approvazione di una prima tranche di 70 ISA per il periodo d’imposta 2017.
Come è accaduto finora per gli Studi di Settore, anche i nuovi ISA saranno articolati e differenziati in funzione dello specifico settore produttivo in cui il contribuente opera e terranno conto delle peculiarità di svolgimento dell’attività produttiva, anche a livello territoriale.
Nello specifico, per quanto riguarda lo studio di settore delle costruzioni WG69U[2], questo sarà interessato dal processo di sostituzione solo a partire dal 2018.
La So.Se. ha ribadito che l’implementazione degli ISA consentirà di abbandonare l’utilizzo degli studi, quali strumento d’accertamento presuntivo, per passare a veri e propri strumenti di misurazione dell’affidabilità del contribuente, con finalità del tutto diverse da quelle in base alle quali si utilizzano oggi gli studi di settore.
I nuovi indicatori verranno distinti tra “indicatori elementari di affidabilità” ed “indicatori elementari di anomalia” (questi ultimi, oltre a segnalare al contribuente situazioni potenzialmente patologiche, potrebbero comunque essere utilizzati per selezionare soggetti da accertare).
La costruzione statistica di ogni singolo ISA, curata dalla So.Se., si basa su i cd. “big data”, flussi informativi derivanti da più banche dati, e, nello specifico, non solo di natura fiscale, relativi ad un “panel data” per 8 periodi d’imposta (2008-2015).
A differenza di quanto previsto per gli attuali studi di settore, ad ogni ISA corrisponderà un’unica funzione di regressione (quindi, non più una funzione per ogni cluster di riferimento del singolo studio di settore) ed, ulteriormente, rispetto alla classificazione dei contribuenti coinvolti per settori produttivi, si passerà dalla distinzione in cluster alla ripartizione in modelli di business, ovverosia a strutture organizzative “tipo”.
Si ricorda, inoltre, che, in base alle indicazioni del MEF, il livello di affidabilità sarà influenzato dai seguenti indicatori (il cui peso sarà differenziato a seconda di alcuni fattori legati all’attività esercitata, primo fra tutti il settore produttivo d’appartenenza):
­  – valore aggiunto per addetto,
­  – reddito per addetto,
­  – ricavi per addetto,
­  – costi residuali di gestione sui ricavi,
­  – durata delle scorte,
­  – costo del venduto per addetto,
­  – valore dei beni strumentali per addetto.
I nuovi ISA, infatti, forniranno, su scala da 1 a 10, il grado di affidabilità di ogni contribuente al fine di accedere al regime di premialità fiscale. A seconda dei diversi livelli di affidabilità conseguenti all’applicazione degli ISA, verranno riconosciuti i seguenti benefìci fiscali:
­  – esonero dal visto di conformità per la compensazione di crediti non superiori a 50.000 euro annui ai fini IVA ed a 20.000 euro ai fini IRES ed IRAP;
­  – esonero dal visto di conformità (o dalla prestazione della garanzia) per i rimborsi IVA per un importo non superiore a 50.000 euro annui;
­  – esclusione dall’applicazione della disciplina delle società non operative ;
­  – esclusione dagli accertamenti basati sulle presunzioni semplici, ai fini delle imposte sui redditi ed IVA (ai sensi degli artt.39, co.1, lett. d, secondo periodo, del D.P.R. 600/1973, e 54, co.2, secondo periodo, del D.P.R. 633/1972);
­  – anticipazione di almeno un anno (con graduazione in funzione del livello di affidabilità) dei termini di decadenza per l’accertamento ai fini del reddito d’impresa ed IVA (ai sensi degli artt.43, co.1, del D.P.R. 600/1973, e 57, co.1, del D.P.R. 633/1972);
­  – esclusione della determinazione sintetica del reddito complessivo (art.38 del D.P.R. 600/1973).
Mediante Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate verranno individuati i livelli di affidabilità fiscale, anche con riferimento alle annualità pregresse, ai quali è collegata la graduazione dei suddetti benefìci premiali.
In ogni caso, l’accesso ai benefìci potrà essere differenziato a seconda del tipo di attività svolta dal contribuente e sarà oggetto del confronto fra associazioni di categoria rappresentative del settore produttivo di riferimento e l’Amministrazione finanziaria.
Per completezza, si ricorda, altresì, che, con l’entrata in vigore della legge di conversione del D.L. 50/2017, entreranno in vigore ulteriori disposizioni, alcune delle quali già applicabili in vigenza della disciplina degli Studi di Settore, quali:
  • l’individuazione di cause di esclusione dagli ISA per i periodi d’imposta nei quali il contribuente:
­           – ha iniziato o cessato l’attività, ovvero si trova in condizioni di non normale svolgimento di attività;
­           – presenta ricavi di ammontare superiore a quello stabilito dal relativo D.M. di approvazione degli ISA, per settore di attività;
  • l’adozione di una “Commissione di esperti” (con funzioni analoghe all’organo già operativo per gli Studi di Settore, del quale l’ANCE fa parte);
  • la possibilità di integrazione delle dichiarazioni fiscali con ulteriori componenti positivi di reddito, che incidono sulla determinazione della base imponibile, utili a migliorare l’affidabilità fiscale del contribuente, anche in termini di accesso al regime premiale;
  • l’applicazione di sanzioni in caso di omessa o infedele comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’elaborazione degli ISA.
Gli ISA verranno individuati con Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze entro il 31 dicembre del periodo d’imposta per il quale verranno applicati (in sostanza, per il 2017, entro il 31 dicembre p.v.). Gli stessi verranno revisionati ogni due anni dalla loro prima applicazione, o dall’ultima revisione.
Con Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, da emanare entro il mese di gennaio di ciascun anno, saranno individuate le attività economiche per le quali devono essere elaborati gli ISA. Per il 2017, quest’ultimo Provvedimento dovrà essere emanato entro novanta giorni dall‘entrata in vigore della legge di conversione del D.L. 50/2017.
A breve, infine, tali indici verranno ufficialmente presentati dalla So.Se. in 4 riunioni rivolte alle associazioni di categorie, che verranno convocate per macro settori. Successivamente, verranno fissati specifici incontri per singolo settore, che coinvolgeranno le associazioni di riferimento.

[1] Cfr. ANCE “Decreto Legge 50/2017 (cd. “Manovra correttiva”) – Passaggio al Senato- ID n. 28883 del 7 giugno 2017, “Decreto Fiscale” – Avvio Progetto “Studio di Settore 2.0″ - ID n.26347 del 10 novembre 2016, “Progetto “Studi di Settore 2.0″: l’indice di affidabilità sostituirà lo strumento d’accertamento”ID n.25687 del 08 settembre 2016.
[2] Cfr. da ultimo ANCE “Studi di settore – Pubblicati i correttivi anticrisi 2016- ID n. 28655 del 18 maggio 2017.

Esenzione IMU sul “magazzino” delle imprese edili – Dichiarazione

fascicolo-fabbricatoDichiarazione entro il prossimo 30 giugno 2017 per fruire dell’esenzione dall’IMU, riferita al periodo d’imposta 2016, per gli immobili costruiti e ristrutturati delle imprese edili, rimasti invenduti.
Questa la scadenza che interessa le imprese operanti nel settore delle costruzioni, per non decadere dall’esenzione IMU sul “magazzino”, ai sensi dell’art.13, co.9-bis, del D.L. 201/2011, convertito, con modificazioni, nella legge 214/2011[1].
Come noto, grazie ad una disposizione fortemente voluta dall’ANCE, «sono esenti dall’imposta municipale propria i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, fintanto che permanga tale destinazione e non siano in ogni caso locati».
L’esenzione dall’IMU è stata estesa anche ai fabbricati acquistati dall’impresa, sui quali la stessa procede ad interventi di incisivo recupero (cfr. R.M. 11/DF/2013)[2].
In sostanza, in conformità con quanto sostenuto dall’ANCE, è stato confermato che il concetto di “fabbricati costruiti” comprende anche quelli acquistati dall’impresa costruttrice e da questa ristrutturati per la successiva vendita.
Si ricorda che l’esclusione da IMU si applica solo a condizione che i lavori di costruzione o ristrutturazione siano ultimati e che il fabbricato resti classificato in Bilancio tra le “Rimanenze” e, quindi, destinato alla vendita e non locato.
Inoltre, l’esenzione IMU prevista per l’invenduto delle imprese edili è stata riconosciuta anche agli alloggi costruiti, e non ancora assegnati ai soci, dalle cooperative edilizie (cfr.R.M. 9/DF/2015).
A pena di decadenza dai citati benefici, è stato previsto l’obbligo di presentare la dichiarazione IMU, utilizzando l’apposito Modello(e relative Istruzioni)[3].
Si precisa che il Modello attualmente disponibile non tiene conto delle modifiche intervenute dal secondo semestre 2013, con le quali è stata prevista la completa esenzione dall’IMU per l’invenduto delle imprese edili.
Al riguardo, si evidenzia che, in mancanza di un Modello aggiornato di dichiarazione IMU, che includa anche l’ipotesi di esenzione per il “magazzino”, le imprese possono attestare il possesso dei requisiti nelle annotazioni poste in calce all’attuale Modello di dichiarazione[4].
In particolare, si ritiene che, nel quadro caratteristiche” dell’immobile, possa essere indicato il codice n.8per i cosiddetti beni merce»), come indicato nella nota 1 al medesimo Modello[5].
Inoltre, nel Modello devono essere indicati i dati catastali degli immobili per i quali si applica il beneficio.
Resta fermo che la dichiarazione IMU rimane efficace anche per i periodi d’imposta successivi a quello di presentazione, fino alla vendita del fabbricato o all’eventuale destinazione alla locazione.
La dichiarazione deve essere presentata entro il temine ordinario del «30 giugno dell’anno successivo a quello in cui sono intervenute variazioni rilevanti ai fini della determinazione dell’imposta»[6].
In pratica, la dichiarazione va presentata entro il 30 giugno 2017, per quel che riguarda l’esenzione dall’IMU per il 2016.
In merito, l’ANCE ha provveduto ad aggiornare la propria Guida alla dichiarazione IMU, con un focus specifico relativo all’obbligo di presentazione per il “magazzino” delle imprese edili.
Per completezza, si ricorda che, in caso di locazione di fabbricati posseduti dalle imprese costruttrici, destinati alla vendita e locati per una parte dell’anno, l’IMU è dovuta per l’intero periodo d’imposta, senza esenzione per il periodo residuo, nel quale l’immobile non viene locato[7].
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L’ANCE sostiene da tempo l’urgenza di una riorganizzazione del prelievo fiscale locale, improntata alla semplificazione, oltreché ad un reale contenimento della tassazione sugli immobili, che deve basarsi sulla collaborazione e condivisione con le categorie rappresentative del mondo immobiliare.
In particolare, si auspica una reale razionalizzazione degli adempimenti necessari alla verifica dei requisiti per accedere all’esclusione da imposizione patrimoniale locale quantomeno per i fabbricati costruiti o ristrutturati per la successiva vendita, già fuori dall’ambito applicativo dell’IMU.
Più in generale, tuttavia, l’ANCE da tempo auspica che si giunga:
-       all’esenzione integrale dal prelievo IMU/TASI per gli immobili “beni merce” (alla cui produzione e scambio è diretta l’attività delle imprese di costruzioni)
o alternativamente
-       all’introduzione di un’imposta unica patrimoniale (IMU o TASI), stabile quanto meno per 3 anni ed integralmente destinata ai comuni per il finanziamento dei servizi (“service tax”), con esclusione da prelievo per gli “immobili merce”

[1]Si ricorda che l’esenzione IMU per il “magazzino” delle imprese edili è stata introdotta, a partire dalla seconda rata 2013, dall’art.2, co. 1 e co.2, lett.a, del D.L. 102/2013, convertito, con modificazioni, nella legge 124/2013 (cd. “Decreto casa”) – Cfr. ANCEEliminazione dell’IMU sul magazzino – Legge 124/2013 di conversione del D.L. 102/2013” – ID n. 13563 del 31 ottobre 2013.
[2]In particolare, si tratta dei lavori consistenti in:
-        restauro e risanamento conservativo (art.3, co.1, lett.c, D.P.R. 380/2001),
-        ristrutturazione edilizia (art.3, co.1, lett.d, D.P.R. 380/2001),
-        ristrutturazione urbanistica (art.3, co.1, lett.f, D.P.R. 380/2001).
[3] Ai sensi dell’art.2, co.5-bis, del cd. “Decreto casa”.
[4]Il Modello è stato approvato con il Decreto del Ministro dell’economia e finanze 30 ottobre 2012 - Cfr. ANCE “IMU – Modello di dichiarazione ed altre novità” – ID n.9254 del 17 dicembre 2012.
[5]Al riguardo, si ricorda che tale indicazione è stata inserita nel Modello in base alla previgente formulazione dell’art.13, co.9-bis, del D.L. 201/2011, convertito, con modificazioni, nella legge 214/2011 (che riconosceva ai Comuni la facoltà di ridurre l’aliquota IMU fino allo 0,38% per il “magazzino” delle imprese edili, per un periodo non superiore a 3 anni dall’ultimazione dei lavori ed a condizione che l’immobile non fosse locato).
[6] Cfr. l’art.13, co.12-ter, del D.L. D.L. 201/2011, convertito, con modificazioni, nella legge 214/2011.
[7] Cfr. ANCE “Immobili merce locati – No all’esenzione dall’IMU” – ID n. 14761 del 03 febbraio 2014.

Regione siciliana: Approvati i moduli standardizzati per l’edilizia privata

arsDopo l’approvazione da parte della Conferenza unificata dell’Accordo 4 maggio 2017 Governo, Regioni ed Enti locali sui modelli unici unificati e  standardizzati, in riferimento alle previsioni di cui all’articolo 2, comma 2 del citato accordo le Regioni devono adeguare entro il 20 giugno 2017, in relazione alle specifiche normative regionali, i contenuti informativi dei moduli unificati e standardizzati, di cui all’accordo stesso. I Comuni, in ogni caso, devono adeguare la modulistica in uso sulla base delle previsioni del citato accordo entro e non oltre il 30 giugno 2017 e devono garantire la massima diffusione dei moduli stessi.

L’Assessore per il territorio e l’ambiente della Regione siciliana, successivamente alla deliberazione della Giunta regionale n. 237 del 14 giugno 2017 recante “Piano di Rafforzamento Amministrativo (PRA) – Programmazione 2014/2020 – Adozione moduli unificati e standardizzati in materia di attività commerciali e assimilate (ex decreto legislativo 30 giugno 2016, n.126), nonché moduli unificati e standardizzati per la presentazione delle segnalazioni, comunicazioni e istanze.(ex decreto legislativo 28 agosto 1997, n.281), adottati in sede di Conferenza Unificata nella seduta del 4 maggio 2017″ con cui sono stati adottati i moduli unificati e standardizzati ha predisposto il Decreto n. 186 del 19 giugno 2017 con cui ha approvato, tenendo conto delle specifiche normative regionali i sottoelencati moduli unificati e standardizzati per la presentazione delle segnalazioni, comunicazioni e istanze in materia edilizia:

  1. PdC- Presentazione dell’istanza per il rilascio del permesso di costruire (PdC) ex art. 10 del DPR n. 380/2001, recepito con modifiche dall’art. 5 della l.r. n. 16/2016;
  2. SCIA lett.f- Segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) ex art. 22 del DPR n. 380/2001, recepito con modifiche dall’art. 10 della l.r. n. 16/2016;
  3. SCIA lett.g- Segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) alternativa al permesso di costruire, ex art. 23 del DPR n. 380/2001, recepito dall’art. 1 della l.r. n. 16/2016;
  4. CIL- Comunicazione di inizio lavori (CIL), relativa agli interventi di edilizia libera ex art. 6, comma 2 del DPR n. 380/2001, recepito con modifiche dall’art. 3 della l.r. n. 16/2016;
  5. CILA- Comunicazione di inizio lavori asseverata (CILA), relativa agli interventi di edilizia libera ex art. 6, comma 3 del DPR n. 380/2001, recepito con modifiche dall’art. 3 della l.r. n. 16/2016;
  6. DIA- Dichiarazione di inizio attività (DIA) relativa agli interventi di edilizia libera ex art. 22, comma 4, del DPR n. 380/2001, recepito con modifiche dall’art. 10 della l.r. n. 16/2016;
  7. SCA- Segnalazione certificata di agibilità (SCA) ex art. 24 del DPR n. 380/2001, recepito dinamicamente dall’art. 1 della l.r. n. 16/2016, sostituito dall’articolo 3, comma 1, lett. 1) del decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 222;
  8. CFL- Comunicazione di fine lavori (CFL) ex art. 6, comma 4, ciel DPR n. 380/2001, recepito con modifiche dall’art. 3 della l.r. n. 16/2016 e art. 22, comma 3, del DPR n. 380/2001, recepito con modifiche dall’art. 10 della l.r. n. 16/2016.

Al comma 2 dell’articolo unico del decreto è precisato che i Comuni sono tenuti ad adottare i modelli unificati e standardizzati entro il 30 giugno 2017, adeguandoli, se necessario, ai regolamentari edilizi comunali che non risultino in contrasto con le disposizioni di legge. Se non diversamente previsto dalla legge, gli stessi Comuni devono provvedere autonomamente ad aggiornare la modulistica in relazione alle modifiche legislative che dovessero intervenire in tema di semplificazione e trasparenza dei procedimenti, senza la necessità di dover attendere la riadozione dei modelli da parte della Regione, che disporrà la revisione degli stessi in caso di modifiche sostanziali del quadro normativo.

Al comma 3 è, poi, precisato che le Regioni e i Comuni devono garantire la massima diffusione dei moduli, in particolare mediante pubblicazione degli stessi nella pagina web del sito istituzionale.

La Delibera e i modelli sono scaricabili collegandosi al seguente link:

http://pti.regione.sicilia.it/portal/page/portal/PIR_PORTALE/PIR_LaStrutturaRegionale/PIR_Assessoratoregionaledelterritorioedellambiente/PIR_DipUrbanistica/PIR_DipUrbanistica_News?stepThematicNews=det_news&idNews=195637500&thematicFilter=PIR_ArchivioNewsDipUrbanistica

Tirocini – Nuove linee guida

tirocini-formativiIl 25 maggio 2017 la Conferenza Stato-Regioni ha approvato le nuove linee guida in materia di tirocini, sostitutive delle precedenti contemplate dall’accordo del 24 gennaio 2013.

L’aggiornamento delle linee guida, che dovranno essere recepite dalle singole Regioni entro sei mesi, scaturisce dalla necessità di superare le criticità emerse nei primi anni di attuazione delle discipline regionali ed affrontare adeguatamente anche le problematiche legate all’attuazione dei tirocini nell’ambito della Garanzia Giovani, nonché di rafforzare la vigilanza sulla “qualità e genuinità” dei tirocini.
Le nuove linee guida regolamentano in via esclusiva i tirocini extracurriculari (formativi, di orientamento, di inserimento/reinserimento lavorativo), con esplicita indicazione dei soggetti interessati, e indicano alcuni standard minimi da applicarsi su tutto il territorio nazionale, ferma la possibilità, per le Regioni, di prevedere disposizioni di maggior tutela per i tirocinanti o per l’accesso al tirocinio.

Per tutte le tipologie di tirocinio, la durata massima, comprensiva di proroghe e rinnovi, è fissata in 12 mesi (24 mesi in caso di soggetti disabili), ed è prevista altresì una durata minima, non inferiore a 2 mesi, con l’eccezione del tirocinio svolto presso soggetti ospitanti che operano stagionalmente, per i quali è ridotta ad un mese, e del tirocinio rivolto agli studenti, promosso dal servizio per l’impiego e svolto durante il periodo estivo, per il quale la durata minima è di 14 giorni.

Le linee guida disciplinano anche i casi di sospensione (per malattia, infortunio, maternità o chiusure aziendali) e precisano, inoltre, che il piano formativo deve specificare il numero di ore giornaliere e settimanali che il tirocinante è tenuto a svolgere, le quali, comunque, non potranno essere superiori a quelle previste dal CCNL applicato dal soggetto ospitante per le attività lavorative oggetto del percorso formativo.

Viene inoltre integrato l’elenco dei soggetti promotori con l‘inserimento anche dell’ANPAL e delle fondazioni di Istruzione Tecnica Superiore (ITS).

Nell’ambito del paragrafo dedicato ai soggetti ospitanti, in cui sono specificati i casi in cui non è possibile ospitare tirocinanti, viene precisato che è possibile invece attivare tirocini se il soggetto ospitante ha in corso contratti di solidarietà di tipo “espansivo”.

Il soggetto ospitante non può realizzare più di un tirocinio con il medesimo tirocinante, salvo proroghe o rinnovi, nel rispetto della durata massima. La richiesta di proroga deve essere adeguatamente motivata dal soggetto ospitante e, laddove necessario, contenere una integrazione dei contenuti del PFI.

Con riguardo ai limiti numerici per l’attivazione dei tirocini è previsto nel dettaglio il numero di tirocinanti che è possibile ospitare, in proporzione alle dimensioni dell’unità operativa presso cui viene svolto il tirocinio: 1 tirocinio per i datori di lavoro fino a 5 dipendenti a tempo indeterminato o determinato; 2 tirocinanti per i datori di lavoro con dipendenti a tempo indeterminato o determinato tra 6 e 20; non più del 10% dei dipendenti a tempo indeterminato o determinato per i datori di lavoro con più di 20 dei suddetti dipendenti.

Una novità attiene la previsione di deroghe al predetto limite del 10% per i soggetti ospitanti con più di 20 dipendenti a tempo indeterminato, che assumano, con contratto di lavoro subordinato della durata di almeno 6 mesi, una percentuale non inferiore al 20% dei tirocinanti impiegati nei 24 mesi precedenti.

E’ confermata la necessità della stipula della convenzione tra soggetto promotore e soggetto ospitante, a cui deve essere allegato il PFI, e della comunicazione obbligatoria da parte del soggetto ospitante.

Nell’esplicitare analiticamente i compiti dei tutor, viene previsto che il tutor del soggetto promotore può accompagnare fino ad un massimo di 20 tirocinanti contemporaneamente, mentre il tutor del soggetto ospitante può seguire fino ad un massimo di 3 tirocinanti contemporaneamente.

Salvo che le Regioni non prevedano condizioni di miglior favore, al tirocinante deve essere riconosciuta un’indennità di partecipazione non inferiore a 300 euro lordi mensili, a fronte di una partecipazione minima al tirocinio del 70% su base mensile.

Le Linee guida contengono, altresì, un paragrafo dedicato alle misure di vigilanza e al controllo ispettivo sul corretto utilizzo dei tirocini, in cui sono previste le casistiche per le quali le Regioni potranno introdurre apposite sanzioni, a seconda che le violazioni riscontrate siano sanabili oppure no.

Si segnala, infine, che il provvedimento di interdizione dall’attivazione di nuovi tirocini trova applicazione non solo qualora siano violate le disposizioni contenute nelle nuove linee guida, ma anche nell’ipotesi in cui un tirocinio sia riqualificato in rapporto di lavoro subordinato a seguito di accertamento ispettivo.

In allegato alle linee guida sono riportati gli schemi recanti gli elementi minimi del progetto formativo, del dossier individuale e dell’attestazione finale del tirocinante.

accordo-conferenza-stato-regioni

IVA – Regole di fatturazione in caso di “pagamento diretto” del subappaltatore

lavoro-cantiere-costruzioni-casa-edilizia-edileNegli appalti pubblici, il “pagamento diretto” del subappaltatore da parte della stazione appaltante non deroga alle generali regole di fatturazione della sua prestazione ai fini IVA.

Questo l’orientamento dell’ANCE, alla quale pervengono numerose richieste di chiarimento in ordine all’esatta modalità di fatturazione dei corrispettivi dovuti a favore del subappaltatore, nell’ambito di contratti d’appalto di lavori pubblici, laddove la stazione appaltante provveda al pagamento diretto dei corrispettivi a questo dovuti, ai sensi dell’art.105, co.13 del D.Lgs. 50/2016.

In primo luogo, occorre premettere che, per quanto concerne i lavori pubblici, la fattispecie del pagamento diretto” è qualificabile quale delegazione di pagamento ex lege tra l’appaltatore, il subappaltatore e la stazione appaltante.

Al riguardo, infatti, l’ANAC ha chiarito che, in virtù del contratto di subappalto, non sorgerebbe un autonomo rapporto obbligatorio tra il subappaltatore e la stazione appaltante, ma quest’ultima, in virtù della delegazione di pagamento, “estingue anche l’obbligazione dell’appaltatore nei confronti del subappaltatore. I rapporti, sorti in virtù di distinti contratti, rimangono pertanto autonomi[1].

Quanto alla fatturazione dell’importo dei lavori eseguiti, in assenza di previsioni normative specifiche, si ritiene che, l’istituto del “pagamento diretto” da parte della stazione appaltante a favore del subappaltatore non rappresenti una deroga ai principi generali stabiliti, ai fini IVA, dal D.P.R. 633/1972 che, in ogni caso, trovano applicazione.

Pertanto, il subappaltatore deve comunque fatturare i lavori eseguiti all’impresa appaltatrice, intercorrendo tra questi il rapporto contrattuale avente ad oggetto il sub-affidamento degli stessi, senza che rilevi a tal fine la specifica modalità di pagamento adottata.

Si evidenzia, inoltre, che, per i lavori eseguiti dal subappaltatore nell’ambito del settore edile, la fattura emessa nei confronti dell’appaltatore sconta l’applicazione del meccanismo dell’inversione contabile (cd. “reverse charge”), di cui all’art.17, co. 6, lett. a, del citato D.P.R. 633/1972, che comporta il trasferimento dell’obbligo di versamento dell’IVA dal subappaltatore all’appaltatore.

In sostanza:

-      il subappaltatore emette fattura all’appaltatore senza applicazione dell’IVA, in osservanza delle disposizioni sulla fatturazione delle operazioni effettuate (artt. 21 e seguenti del D.P.R. 633/1972), indicando la norma che lo esenta dall’applicazione dell’imposta (art. 17,co. 6, lett. a, del D.P.R. 633/1972);

-      l’appaltatore integra la fattura ricevuta con l’indicazione dell’aliquota IVA e della relativa imposta dovuta, con i connessi obblighi formali di registrazione della stessa, da effettuare sia nel registro delle fatture emesse (di cui all’art.23 del D.P.R. 633/1972), sia in quello degli acquisti (di cui all’art.25 del citato D.P.R. 633/1972).

Conseguentemente, lo stesso appaltatore emetterà fattura nei confronti della stazione appaltante, con applicazione del meccanismo della scissione dei pagamenti (cd. “split payment”), di cui all’art. 17-ter del medesimo D.P.R. 633/1972 , in base al quale, in caso di cessioni di beni e prestazioni di servizi rese a favore di tutte le pubbliche amministrazioni, l’IVA deve essere da queste versata direttamente all’Erario.

Egli, quindi, emetterà fattura nelle modalità ordinarie (artt. 21 e seguenti del D.P.R. 633/1972), con indicazione dell’imponibile e dell’imposta per l’importo complessivo dei lavori eseguiti (compresi quelli realizzati dal subappaltatore), annotando inoltre nel citato documento la dicitura “scissione dei pagamenti-art.17-ter, D.P.R. 633/1972”.

La fattura complessiva sarà, quindi, successivamente registrata nel registro delle fatture emesse (art.23 D.P.R. 633/1972) ed annotata in modo distinto dalle altre (apposita colonna o apposito codice), poiché l’IVA in essa esposta non andrà computata nella liquidazione periodica dell’appaltatore .

In conclusione, anche in caso di pagamento diretto del subappaltatore, la stazione appaltante dovrà corrispondere a favore dell’appaltatore un importo pari ai soli corrispettivi dei lavori eseguiti, detratto l’importo dovuto al subappaltatore, in ogni caso senza tener conto dell’imposta che, comunque, salderà direttamente all’Erario.

Per quanto riguarda il momento in cui l’appaltatore deve comunicare alla stazione appaltante le prestazioni eseguite dal subappaltatore, si ritiene che detta comunicazione debba essere effettuata contestualmente o immediatamente dopo l’emissione da parte del Direttore dei Lavori del SAL, nel quale sono contabilizzati anche i lavori eseguiti dal subappaltatore e riportati sul registro di contabilità sottoscritto dall’appaltatore.

Infatti, sulla base dello stato di avanzamento dei lavori, il Responsabile del procedimento rilascia il certificato di pagamento, che deve essere necessariamente unico e nel quale dovrà essere detratto l’importo dovuto al subappaltatore. A tale fine, è pertanto necessario che l’appaltatore effettui la comunicazione in occasione del SAL o comunque immediatamente dopo per consentire l’emissione del certificato di pagamento con la relativa detrazione dell’importo dovuto al subappaltatore.

Sulla base del certificato di pagamento così redatto, la stazione appaltante emette due distinti mandati di pagamento, uno nei confronti dell’impresa affidataria ed uno nei confronti del subappaltatore.

La Comissione Europea approva gli aiuti di stato per porti e aeroporti

parlamento ue 1La Commissione europea ha approvato il 17 maggio scorso le nuove norme sugli aiuti di Stato che esonerano alcune misure di sostegno pubblico a favore di porti e aeroporti, della cultura e delle regioni ultraperiferiche dall’esame preliminare della Commissione.

L’obiettivo è quello di facilitare alcuni investimenti pubblici in grado di creare posti di lavoro e stimolare la crescita, pur garantendo la necessaria concorrenza.

In base al regolamento generale di esenzione per categoria del 2014 gli Stati membri potevano già attuare, senza previa approvazione della Commissione, una vasta gamma di aiuti di Stato che hanno scarse probabilità di falsare la concorrenza.

Con il nuovo provvedimento, è ormai esonerato circa il 95% degli aiuti di Stato attuati dagli Stati membri, per una spesa complessiva di circa 28 miliardi di euro all’anno.

Per quanto riguarda gli aeroporti, gli Stati membri possono ora effettuare investimenti pubblici negli aeroporti regionali che gestiscono fino a 3 milioni di passeggeri all’anno in piena certezza giuridica e senza previo controllo della Commissione. Secondo la Commissione, questo faciliterà gli investimenti pubblici in più di 420 aeroporti di tutta l’Unione.

Per quanto riguarda i porti, gli Stati membri possono effettuare, senza previo controllo della Commissione, investimenti pubblici fino a 150 milioni di euro nei porti marittimi e fino a 50 milioni di euro nei porti interni.

Il regolamento prevede inoltre una serie di nuove semplificazioni in altri settori quali i progetti culturali, gli stadi multifunzionali e le compensazioni per le imprese per le spese aggiuntive sostenute quando operano nelle regioni ultraperiferiche dell’Unione.

Pacchetto sulla mobilità in Europa

agenda_urbana_europeaLa Commissione europea ha presentato lo scorso 31 maggio il pacchetto legislativo sulla mobilità in Europa: “L’Europa in movimento, un’agenda per una transizione socialmente equa verso una mobilità pulita, competitiva e interconnessa per tutti”.

Il pacchetto racchiude una prima serie di 8 iniziative legislative riguardanti il trasporto su strada che hanno l’obiettivo di:

  • rendere il traffico più sicuro;
  • incoraggiare l’adozione di sistemi di pedaggio più equi;
  • ridurre le emissioni di CO2,
  • ridurre l’inquinamento atmosferico
  • ridurre la congestione del traffico;
  • ridurre gli oneri burocratici per le imprese;
  • combattere il fenomeno del lavoro nero
  • garantire ai lavoratori condizioni e tempi di riposo adeguati.

Tali iniziative saranno integrate nel corso dei prossimi 12 mesi da altre proposte, fra cui quelle relative alle norme sulle emissioni successive al 2020 per autovetture e furgoni e, per la prima volta, dei veicoli pesanti.

Nel documento, la Commissione ricorda che, dall’inizio della crisi economica mondiale, l’UE soffre di scarsi investimenti nelle infrastrutture, elemento che sta ostacolando la modernizzazione del sistema di mobilità dell’UE e sta rallentando la ripresa economica.

Il documento sottolinea infatti che il Fondo monetario internazionale stima che un aumento dell’1% della spesa per le infrastrutture convenzionali comporta una crescita dell’1,5% del prodotto interno lordo. Saranno pertanto necessari investimenti massicci per porre rimedio alle attuali carenze di manutenzione delle infrastrutture che si registrano nella maggior parte degli Stati membri. Inoltre, 740 miliardi di euro saranno necessari per completare i corridoi della rete centrale della rete transeuropea di trasporto entro il 2030.

In questo contesto, secondo la Commissione, i pedaggi fatti pagare agli utenti della strada possono fornire un contributo considerevole al finanziamento dell’infrastruttura. Sempre più Stati membri dell’UE stanno mettendo in atto varie forme di pedaggio stradale.

La Commissione ritiene che una tariffazione stradale basata sulla distanza (invece che sul tempo) rifletta meglio l’utilizzo, le emissioni e l’inquinamento effettivi e, pertanto, propone di adeguare il quadro normativo per il pedaggio stradale. Sarà sostenuta la transizione verso l’applicazione del principio “chi inquina paga” a tutti i veicoli. Sono infine previste l’inclusione dei costi esterni dell’inquinamento atmosferico nei pedaggi stradali e l’applicazione di tariffe differenziate, ponendo condizioni più favorevoli per i veicoli a zero emissioni.

Il comunicato stampa della FIEC evidenzia che, pur andando nella giusta direzione, il provvedimento rappresenta l’ennesima occasione persa per rendere obbligatoria la destinazione delle risorse dei pedaggi per la costruzione e la manutenzione delle infrastrutture.