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Rapporto UE sulla finanza sostenibile

copertina-sustainable-finance-final-report_enL’High-Level Expert Group sulla finanza sostenibile ha presentato, il 31 gennaio scorso, una serie di raccomandazioni per la creazione di un sistema finanziario che supporti gli investimenti sostenibili.

Il rapporto propone di chiarire cosa è un investimento sostenibile; chiarire i doveri degli investitori per il raggiungimento di un sistema finanziario più sostenibile; migliorare la trasparenza delle istituzioni finanziarie e delle imprese sul modo in cui la sostenibilità è presa in considerazione nei loro processi decisionali; promuovere un marchio UE per identificare i fondi di investimento verdi; includere la sostenibilità nel mandato delle Autorità europee di supervisione delle istituzioni finanziarie; uno standard europeo per i green bond.

Il rapporto dell’High-Level Expert Group sulla finanza sostenibile costituirà la base per il Piano d’azione della Commissione sulla finanza sostenibile, che sarà presentato nelle prossime settimane.

Il rapporto e il Piano d’azione saranno discussi in una conferenza che avrà luogo il 22 marzo a Bruxelles.

EeMAP (Energy Efficiency Mortgage Action Plan) Mutui per efficenza energetica

EeMAP-logoLa European Mortgage Federation sta sviluppando un “mutuo efficiente dal punto di vista energetico”, che consentirebbe una correlazione tra il miglioramento dell’efficienza e la minore probabilità di insolvenza dei mutuatari.

Si basa sull’iniziativa EeMAP (Energy Efficiency Mortgage Action Plan).

L’iniziativa EeMAP ha per obiettivo di creare dei mutui standard per incentivare, attraverso tassi di interesse agevolati, le ristrutturazioni volte a migliorare l’efficienza energetica degli edifici o l’acquisto di alloggi già efficienti dal punto di vista energetico.

Il meccanismo si basa su due presupposti: il miglioramento dell’efficienza energetica dell’immobile ha un impatto positivo sul valore della proprietà; i beneficiari del mutuo hanno una minore probabilità di insolvenza in quanto il consumatore ha un maggior reddito disponibile, derivante dal risparmio ottenuto sulle bollette energetiche.

Consultazioni pubbliche Commissione UE su argomenti di interesse del settore costruzioni

logo commissione ueConsultazioni pubbliche sui futuri programmi finanziari dell’UE

La Commissione europea ha lanciato una serie di consultazioni pubbliche, in vista della pubblicazione, nella prossima primavera, delle proposte relative ai futuri programmi finanziari nell’ambito del quadro finanziario pluriennale post-2020, il bilancio dell’UE che dovrebbe coprire il periodo 2021-2027.

Le proposte della Commissione saranno concepite con l’obiettivo di consentire all’UE di concentrarsi su un numero limitato di settori prioritari, in cui il suo intervento può risultare più efficace rispetto all’azione dei singoli Stati membri.

Le consultazioni pubbliche coprono l’intero spettro dei futuri finanziamenti dell’UE nei seguenti settori: coesione (fondi strutturali); infrastrutture strategiche; investimenti, ricerca e innovazione, PMI e mercato unico; migrazione; sicurezza; valori e mobilità.

La data di scadenza per rispondere alle consultazioni è l’8 marzo 2018.

Si forniscono di seguito i link per accedere ai questionari online relativi alle consultazioni di interesse del settore delle costruzioni:

Consultazione pubblica sui Fondi dell’UE nel settore della coesione;

Consultazione pubblica sui Fondi dell’UE nel settore delle infrastrutture strategiche;

Consultazione pubblica sui Fondi dell’UE nel settore relativo a investimenti, ricerca e innovazione, PMI e mercato unico

Consultazione pubblica sulle regole dell’UE per i prodotti utilizzati nella costruzione di edifici e nelle opere infrastrutturali

E’ in corso, da parte della Commissione, la valutazione di un’eventuale iniziativa dell’UE volta a modificare il Regolamento (UE) n. 305/2011 che fissa condizioni armonizzate per la commercializzazione dei prodotti da costruzione (CPR).

Lo scopo del regolamento è quello di migliorare il funzionamento del mercato unico per i prodotti utilizzati nelle costruzioni. A tal fine, il regolamento prevede norme per valutare la prestazione dei prodotti da costruzione e comunicare i risultati della valutazione, mediante un linguaggio tecnico comune (norme europee armonizzate e documenti europei di valutazione) da utilizzare in tutta l’UE. I prodotti da costruzione conformi alle norme del CPR recano la marcatura CE. I paesi dell’UE sono liberi di stabilire norme per la progettazione e la sicurezza degli edifici e delle opere infrastrutturali, a condizione di utilizzare a tal fine il linguaggio tecnico comune del CPR per i prodotti con la marcatura CE. Lo scopo è quello di garantire la disponibilità di informazioni affidabili e comparabili sulle prestazioni dei prodotti da costruzione di fabbricanti di paesi diversi, in modo da evitare l’esclusione dai mercati nazionali di alcuni prodotti perché le loro prestazioni sono state analizzate in un altro paese.

Per rispondere alla consultazione compilare il questionario online entro il 16 aprile 2018.

Consultazione pubblica sulla definizione di PMI

La definizione di PMI fornita nella raccomandazione 2003/361/CE è lo strumento per individuare le imprese autorizzate a ricevere un trattamento preferenziale in termini di sostegno pubblico. E’ uno strumento ampiamente utilizzato in politiche dell’UE quali quelle sulla concorrenza (aiuti di Stato), i fondi strutturali e la ricerca e l’innovazione. La definizione di PMI è anche determinante per accedere ad alcune esenzioni amministrative e a tariffe ridotte. La Commissione sta attualmente preparando una valutazione e un’eventuale revisione di alcuni aspetti della definizione di PMI.

La consultazione pubblica permetterà alle parti interessate di esporre le loro osservazioni tramite la compilazione del questionario online entro il 6 maggio 2018.

Ance: ecco il Manifesto politico della filiera per rilanciare il settore

lavoro-cantiere-costruzioni-casa-edilizia-edileMettere le costruzioni al centro delle politiche per la crescita significa creare occupazione, recuperando i 600 mila posti di lavoro persi negli anni di crisi, e accelerare la ripresa economica. A chiederlo sono le sigle datoriali della filiera delle costruzioni insieme ai professionisti e alle società di ingegneria che hanno firmato il Manifesto per le elezioni politiche del 2018.

Ance, Legacoop produzione e servizi, Anaepa Confartigianato edilizia, Cna Costruzioni, Fiae Casartigiani, Claai, Aniem, Confapi Aniem, Oice e al Consiglio nazionale degli ingegneri, hanno stilato un elenco di priorità e di interventi necessari per ridare slancio a un settore in grado di far crescere l’Italia di un mezzo punto percentuale in più all’anno.

Dieci i temi strategici che la politica deve affrontare per far ripartire il settore. Si parte dal rilancio delle infrastrutture, con l’eliminazione di tutti gli ostacoli che bloccano la trasformazione degli stanziamenti in cantieri con un focus sui tanti, troppi oneri burocratici che impediscono alle imprese di operare. Forte, poi è l’appello a rivedere il Codice degli appalti, che dopo quasi due anni dall’entrata in vigore non è riuscito a imprimere il tanto atteso cambio di passo e sembra anzi aver tradito lo spirito della legge delega frenando un settore che era già in grandi difficoltà a causa della crisi del mercato.

Un ampio capitolo è dedicato anche al tema della sostenibilità, dell’economia circolare e della rigenerazione urbana, considerate le vere sfide per il futuro del Paese. Diversi sono, in particolare, gli interventi necessari per favorire il recupero delle aree degradate e incentivare la riqualificazione del patrimonio immobiliare italiano, ormai vecchio e insicuro. Obiettivo, quest’ultimo che può essere raggiunto solo attraverso un uso intelligente della leva fiscale.

Centrale anche il tema del lavoro, il cui costo per l’edilizia è più alto di tutti gli altri settori industriali a parità di prestazioni, e quello della sicurezza dei lavoratori nei cantieri. Quello che la filiera chiede è di dare avvio a una vera e propria politica industriale di settore con misure che favoriscano l’accesso al credito delle imprese di costruzione, qualifichino gli operatori e consentano al settore di innovarsi sfruttando al meglio i nuovi strumenti messi in campo. Non senza un richiamo al rispetto della legalità, che deve avvenire nei fatti e non solo sulla carta.

“Se il Paese vuole veramente tornare a crescere e si vuole creare occupazione sul territorio in modo stabile la politica e chi sarà chiamato a governare nei prossimi anni ci deve ascoltare e tradurre in provvedimenti operativi le nostre proposte”, conclude il presidente dell’Ance, Gabriele Buia.

Assegnati a Messina 25,3 milioni di euro, fino al 2023, per le strade provinciali

immagine strada 2Sta per essere firmato  il decreto del Ministero Infrastrutture che assegna 1.620 milioni di euro in sei anni (2018-2023) per «programmi straordinari di manutenzione della rete viaria di province e città metropolitane».

I fondi e il programma sono stati previsti dal comma 1076 della Legge di Bilancio 2018, e prevedono una spesa di 120 milioni di euro per quest’anno, con successive 5 tranche da 300 milioni dal 2019 al 2023.

Si tratta di importanti risorse per la manutenzione straordinaria delle strade, aspetto trascurato dopo l’abolizione delle province. Il Decreto stabilisce che le risorse non potranno essere utilizzate per realizzare nuove tratte stradali oppure opere fuori dall’ambito stradale, ma solo per interventi di progettazione e di adeguamento normativo, miglioramento della sicurezza, percorsi per la tutela di utenti deboli, salvaguardia pubblica incolumità, riduzione dell’inquinamento ambientale, riduzione del rischio da trasporti soprattutto quelli eccezionali, incremento della durabilità e riduzione dei costi, anche grazie alla programmazione pluriennale.

Per la ripartizione delle risorse sono stati applicati i criteri di consistenza della rete viaria (estensione chilometrica e numero dei veicoli), del tasso di incidentalità, della vulnerabilità rispetto a fenomeni di dissesto idrogeologico, cui sono stati attribuiti specifici parametri.

Il monitoraggio sarà effettuato dalla Struttura Tecnica di Missione del Ministero, tramite una specifica piattaforma informatica. La quota prevista per il Sud è pari al 38%, ossia una percentuale superiore al minimo di 34% delle risorse ordinarie per investimenti, fissato dalla legge di conversione del febbraio 2017.

Ripartiti su 107 Province le cifre non sono enormi: si va – in sei anni – dal minimo di 6 milioni di euro per Lodi e Prato al massimo di 54 della Provincia di Roma (la ripartizione completa su Edilizia e Territorio on line), con la maggior parte delle province che ottengono cifre oscillanti tra 15 e 25 milioni (in sei anni).

Alla provincia di Messina sono stati destinati 25,3 milioni di euro, che potranno riavviare, seppur in un periodo lungo come sei anni, la spesa da destinare alla vasta rete viaria del territorio.

In allegato, il testo del DM

Schema DM STRADE 16

Strumenti e approcci per la lotta al lavoro nero nel settore delle costruzioni

copertina Toolkit_Construction.01La Piattaforma europea contro il lavoro non dichiarato ha permesso di mettere a disposizione un kit operativo per combattere il lavoro sommerso nel settore delle costruzioni che include in particolare un’illustrazione degli strumenti e delle azioni che gli Stati membri hanno sviluppato a tal fine.

Il kit comprende anche delle schede e delle pratiche settoriali nazionali e regionali che mirano ad illustrare le misure rilevanti identificate nella letteratura esistente sulla lotta al lavoro nero nel settore delle costruzioni.

Presentato il Rapporto della CE sugli investimenti sociali

copertina Boosting_investment_in_Social_Infrastructure_in_EuropeIl 23 gennaio è stato presentato il Rapporto sugli investimenti sociali (ospedali, asili nido, scuole, università, social housing ), frutto del lavoro dell’ High-Level Task-Force presieduto da Romano Prodi e Christian Sautter, all’interno dell’European Long Term Investors Association.

Nonostante i circa 170 miliardi di euro spesi nell’UE ogni anno, lo studio afferma la necessità ulteriore di risorse per un importo tra i 100 e i 150 miliardi all’anno e evidenzia il basso profilo di rischio di tali investimenti, che vedono una grande partecipazione pubblica.

Le proposte si articolano intorno a tre idee principali:

1.“Labelling”: le istituzioni nazionali ed europee potrebbero rilasciare dei marchi ai progetti a seconda del livello di efficienza sociale;

2. “Bundling” projects: Poiché molti progetti sono di dimensioni ridotte, che richiedono investimenti limitati, raggrupparli potrebbe ridurre i costi fissi e favorire la loro diffusione;

3 “Blending” financing: nel contesto economico attuale, il finanziamento di questi progetti non può essere a carico di un unico soggetto.

L’utilizzo di fondi pubblici e di fondi privati e di social impact bonds potrebbe facilitare il reperimento di risorse.

Revisione della direttiva IVA, presentate le proposte della Commissione europea

logo commissione ueIl 18 gennaio la Commissione ha presentato un pacchetto di proposte di revisione della direttiva IVA 2006/112/CE per rendere le disposizioni in materia di IVA più flessibili per gli Stati membri e per ridurre il peso burocratico per le PMI.

In base alla prima proposta, oltre all’aliquota IVA normale, gli Stati membri potrebbero ora cambiare le aliquote e fissare: due aliquote distinte comprese tra il 5 e il 15%; un’aliquota da fissare tra lo 0 e il 5%; un’aliquota pari a 0 per i beni esenti da IVA (o “aliquota zero”).

L’attuale, complesso, elenco di beni e servizi cui possono essere applicate aliquote ridotte sarebbe soppresso e sostituito da un nuovo elenco di prodotti (come armi, bevande alcoliche, tabacco e gioco d’azzardo) ai quali dovrebbe sempre essere applicata l’aliquota normale del 15% o un’aliquota superiore.

Per salvaguardare le entrate pubbliche, gli Stati membri devono inoltre garantire che l’aliquota IVA media ponderata sia pari almeno al 12%.

Con il nuovo regime, tutti i beni che attualmente beneficiano di aliquote diverse dall’aliquota normale potranno continuare a farlo.

Per quanto riguarda le PMI, attualmente gli Stati membri possono esentare dall’IVA le vendite delle piccole imprese a condizione che non superino un determinato volume d’affari annuo, che varia da un paese all’altro. Le PMI in crescita perdono l’accesso alle misure di semplificazione una volta superata la soglia di esenzione. Inoltre, tali esenzioni sono accessibili soltanto ai soggetti nazionali. Non vi è quindi parità di condizioni per le piccole imprese operanti all’interno dell’UE.

Le soglie di esenzione attuali sarebbero mantenute, ma le proposte introdurrebbero: una soglia di entrate di 2 milioni di euro in tutta l’UE al di sotto della quale le piccole imprese beneficerebbero di misure di semplificazione, a prescindere dal fatto che fruiscano già della franchigia IVA; la possibilità per gli Stati membri di dispensare tutte le piccole imprese ammissibili alla franchigia IVA dagli obblighi relativi all’identificazione, alla fatturazione, alla contabilità e alle dichiarazioni; una soglia di volume d’affari di 100 000 euro che consentirebbe alle imprese operanti in più di uno Stato membro di beneficiare della franchigia IVA.

In materia di lotta alle frodi IVA, la Commissione aveva già proposto il 30 novembre scorso misure di rafforzamento della cooperazione tra le amministrazioni .

Efficienza energetica degli edifici: a breve l’approvazione della direttiva

parlamento ue 2Il Parlamento europeo e il Consiglio UE hanno raggiungo un accordo politico sulla proposta di modifica della direttiva 2010/31/UE sulla prestazione energetica nell’edilizia.

La ratifica dell’accordo è previsto nelle prossime settimane.

Una volta adottata formalmente, la direttiva sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’UE e entrerà in vigore venti giorni dopo.

Il periodo di recepimento da parte degli Stati membri sarà di 20 mesi.

La nuova direttiva aggiorna le norme esistenti sulla base dei recenti sviluppi tecnologici. Il nuovo quadro semplificato riguarderà la velocità, la qualità e l’efficacia della ristrutturazione edilizia, in vista dell’obiettivo a lungo termine della transizione verso la decarbonizzazione degli edifici.

Gli Stati membri dovranno ora definire strategie di ristrutturazione a lungo termine per concentrare gli investimenti nella ristrutturazione edilizia sulla realizzazione di un parco immobiliare decarbonizzato, ad alta efficienza energetica, entro il 2050.

Dovranno inoltre prestare particolare attenzione alle PMI, concentrarsi sugli edifici meno performanti, sugli interventi con maggiore efficacia rispetto ai costi sostenuti e ridurre il rischio percepito delle operazioni di efficienza energetica per gli investitori.

Una delle principali novità del nuovo testo europeo è la promozione della elettromobilità, attraverso requisiti minimi per gli edifici con più di dieci posti auto per l’installazione di punti di ricarica per i veicoli elettrici. Nei nuovi edifici non residenziali e negli edifici non residenziali sottoposti a importanti lavori di ristrutturazione sarà prevista l’installazione di almeno un punto di ricarica e di infrastrutture di canalizzazione per l’installazione successiva di punti di ricarica per veicoli elettrici in almeno un posto auto su cinque. Gli Stati membri stabiliranno i requisiti per l’installazione di un numero minimo di punti di ricarica in tutti gli edifici non residenziali con più di venti posti auto entro il 2025.

La Commissione svilupperà, entro il 31 dicembre 2019, un indicatore della preparazione all’edilizia intelligente, a carattere volontario, per valutare la capacità degli edifici di adeguare il loro funzionamento alle esigenze degli occupanti.

La nuova direttiva farà chiarezza in merito alla creazione delle banche dati sul rendimento energetico, cui gli Stati membri possono ricorrere su base volontaria. La raccolta dei dati interesserà almeno gli edifici pubblici per i quali è stato rilasciato un attestato di prestazione energetica. Le ispezioni degli impianti di riscaldamento e di condizionamento d’aria saranno semplificate e sarà competenza degli Stati membri definire le opportune misure di ispezione e la frequenza delle ispezioni.